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Che significa LSU?

24 Dicembre 2020
Che significa LSU?

I lavori socialmente utili sono stati istituiti per offrire ai lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro un’attività lavorativa di pubblica utilità.

Ogni anno, migliaia di persone percepiscono degli strumenti di sostegno al reddito a causa di una serie di vicende attinenti al rapporto di lavoro. Il legislatore, agli inizi degli anni ’80, ha introdotto i lavori socialmente utili al fine di coinvolgere le persone che percepiscono indennità a carico dello Stato e il cui rapporto di lavoro è sospeso in attività di pubblica utilità.

Ma che significa LSU? Con tale sigla si fa riferimento ai lavori socialmente utili. Nel corso del tempo, la platea dei lavoratori socialmente utili si è progressivamente incrementata. Negli ultimi anni, invece, il numero degli LSU si è proporzionalmente ridotto.

Cosa sono gli LSU?

Lo Stato, attraverso il sistema di sicurezza sociale, eroga ogni anno a migliaia di persone indennità di vario genere volte a sostenere il reddito dei lavoratori il cui rapporto sia stato sospeso o che hanno perso il posto di lavoro.

Per questo, all’inizio degli anni ’80, la legge [1] ha previsto, dapprima solo con riferimento al Mezzogiorno, l’utilizzo dei lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) in servizi di pubblica utilità.

Nel 1984, tale possibilità è stata estesa a tutto il territorio nazionale. La partecipazione alle attività di pubblica utilità era incentivata attraverso un innalzamento dell’indennità corrisposta al lavoratore in cassa integrazione. Infatti, il lavoratore coinvolto in lavori socialmente utili percepiva una maggiorazione del 10% di tale indennità.

L’istituto dei lavori socialmente utili è stato, nel tempo, incrementato. Infatti, nel corso degli anni, sono stati coinvolti nelle attività socialmente utili, oltre che i lavoratori in Cigs, anche i lavoratori in mobilità, i disoccupati iscritti da più di 24 mesi nelle liste di collocamento e i lavoratori in disoccupazione speciale edile.

Sul finire degli anni novanta, è stato introdotto l’assegno per i lavori socialmente utili (Asu) che viene riconosciuto ai lavoratori coinvolti in attività di pubblica utilità.

Quali sono le tipologie di lavoratori socialmente utili?

I lavoratori socialmente utili si distinguono in due categorie:

  • LSU transitoristi: sono i lavoratori che continuano le attività con oneri a carico del Fondo sociale occupazione e formazione;
  • LSU autofinanziati: sono quei lavoratori che continuano le attività con oneri a carico delle Regioni, dei Comuni e in, in generale, dell’ente utilizzatore.

I lavoratori cosiddetti transitoristi sono in corso di esaurimento in quanto tale bacino è stato cristallizzato dalla legge nel 2000 [2] e comprende solo quei lavoratori che avevano maturato 12 mesi di permanenza nelle attività socialmente utili nel biennio 1998-1999.

Oggi, dunque, è possibile avviare dei nuovi progetti di LSU solo con il finanziamento diretto dell’ente utilizzatore.

Inoltre, oggi possono essere avviati a progetti di pubblica utilità le seguenti categorie di lavoratori:

  1. lavoratori in cerca di una prima occupazione;
  2. disoccupati iscritti da più di 2 anni nelle liste di collocamento;
  3. lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (Cigs o disoccupazione Naspi).

LSU: quanto percepiscono?

I lavoratori socialmente utili devono essere impiegati per un orario settimanale di 20 ore e per non più di 8 ore al giorno. Lo svolgimento di attività di pubblica utilità dà diritto al lavoratore socialmente utile di ricevere l’assegno per attività socialmente utili erogato dall’Inps, oltre all’assegno per il nucleo familiare ove spettante.

L’importo dell’Asu viene rivalutato annualmente e, per il 2020, è pari a euro 595,93.

Inoltre, l’assegno per gli LSU dà diritto all’accredito della contribuzione figurativa utile, tuttavia, solo per raggiungere il requisito assicurativo per il diritto alla pensione.

L’Inps eroga l’assegno Asu non solo con riferimento ai lavoratori transitoristi ma anche con riferimento ai lavoratori autofinanziati, a patto che l’ente utilizzatore sottoscriva un’apposita convenzione con l’Inps. Ovviamente, in questo caso, l’ente utilizzatore deve mettere a disposizione dell’Inps la provvista economica necessaria ad erogare l’assegno e l’istituto previdenziale si limita ad erogare l’emolumento.


note

[1] L. 390/1981.

[2] D. Lgs. 81/2000.


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