Pensioni: slitta lo stop al taglio

23 Ottobre 2020 | Autore:
Pensioni: slitta lo stop al taglio

Diminuzione dell’assegno pensionistico per il crollo del Pil: posticipata la stabilizzazione della salvaguardia degli importi.

Mettere da parte i contributi per la pensione continuerà ad essere un’operazione poco conveniente, con il perdurare della crisi, almeno sino a quando il meccanismo di rivalutazione dei versamenti non cambierà.

In base a quanto annunciato, per quest’anno, non sarà introdotta alcuna nuova regola per evitare il taglio delle pensioni, o meglio per limitare l’impatto negativo del crollo del prodotto interno lordo (Pil) sul montante contributivo, cioè sulla somma dei contributi accantonati nel conto previdenziale del lavoratore. Questa somma viene rivalutata annualmente in base alla variazione media quinquennale del Pil nominale, per cui è chiaro che ad un forte decremento del Pil si ricollega un calo della rivalutazione dei contributi, quindi una diminuzione della pensione spettante.

La quota contributiva della pensione, infatti, è calcolata moltiplicando la somma dei contributi rivalutati per un coefficiente che cresce con l’età, il coefficiente di trasformazione: meno sono rivalutati i contributi, minore risulta l’assegno pensionistico.

Per evitare questo svantaggio, è allo studio una clausola antirecessione, che però non sarà operativa subito, ma tra almeno un anno: i costi dell’operazione salva pensioni, sfortunatamente, sono notevoli, quindi non è possibile attivare in via immediata la misura.

Ad oggi, comunque, sono ancora operative alcune regole grazie alle quali l’impatto della recessione sulle pensioni è limitato.

La svalutazione dei contributi per la pensione, innanzitutto, colpirà solo i tassi di capitalizzazione (cioè di rivalutazione dei contributi) dal 2022 in poi. Per la precisione, il tasso di capitalizzazione del 2022, che riguarda i pensionamenti tra il 1° gennaio 2023 ed il 31 dicembre 2023, sarà influenzato dalla crisi del 2020, in quanto sarà calcolato sulla base della variazione media del Pil del quinquennio 2015-2020.

Bisogna poi osservare che, anche se il tasso di capitalizzazione del 2022 risulterà negativo a causa del crollo del Pil del 2020 (un crollo notevole, che probabilmente non potrà essere compensato dalle precedenti annualità che concorrono a formare la media per il tasso di capitalizzazione), il montante contributivo non potrà comunque essere svalutato.

Una legge del 2015, il cosiddetto decreto Poletti [1], infatti, prevede il divieto di svalutazione dei contributi: il tasso annuo di capitalizzazione, anche se negativo, non può essere inferiore a uno. La mancata svalutazione non viene però annullata, ma viene recuperata sulle rivalutazioni successive, se il tasso è positivo.

Le nuove regole allo studio prevedono la cancellazione del recupero delle svalutazioni sulle rivalutazioni successive, rendendo dunque più vantaggioso accantonare i contributi per la pensione ed evitando che i versamenti all’Inps rendano poco più di zero.


note

[1] DL 65/2015.


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1 Commento

  1. Non è ben chiaro. Si riferisce a chi deve ancora andare in pensione oppure riguarda anche chi la pensione già la percepisce?
    Per es. Io dovrei andare in pensione il prossimo anno a novembre con l’ultimo scampo di quota 100, 65 anni di età (gennaio 2021) e 35 di conributi (novembre 2021), come verrà calcolata la mia pensione? Che impatto avrà sul calcolo l’effetto della crisi?
    Saluti, Rosaria.

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