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Miscellanea Esame avvocato 2013: la validità del fondo patrimoniale e l’ipoteca della banca

Miscellanea Pubblicato il 10 dicembre 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 10 dicembre 2013

Tizio e Caia, coniugi in regime di separazione di beni, con atto pubblico del 12/12/2010  hanno formato un fondo patrimoniale per i bisogni della famiglia conferendo allo stesso, gli altri beni e un immobile di proprietà di entrambi, gravato da un’ipoteca volontaria, iscritta il 10/10/2006 a garanzia di un contratto di mutuo in virtù del quale la banca Alfa aveva erogato a Tizio e Caia sia l’importo pari a euro  250.000 per l’acquisto di quello stesso bene, importo che i due avrebbero dovuto restituire onorando il pagamento di rate semestrali per la durata di 15 anni. L’atto pubblico è stato trascritto il 15/12/2010 ed annotato nei registri dello stato civile il 15/01/2011. A far data dal gennaio 2012 Tizio e Caia si sono resi morosi del pagamento delle rate di mutuo. Il candidato assunte le vesti di legale dell’istituto di credito, illustri questioni sottese al caso in esame, illustrando in particolare che natura abbia il fondo patrimoniale, quale incidenza assuma la costituzione dello stesso fondo patrimoniale in relazione alle azioni possibili della banca mutuante.

Il fondo patrimoniale, disciplinato dagli art. 167 e ss. c.c., viene giuridicamente definito come “patrimonio di destinazione”, cioè un complesso di beni (immobili, mobili registrati o titoli di credito) che vengono destinati, mediante atto pubblico posto in essere da uno o entrambe i coniugi, o da un terzo anche mediante testamento, per far fronte ai bisogni della famiglia.

Presupposto fondamentale per la costituzione del fondo è l’esistenza di una famiglia legittima. Esso può essere costituito sia prima che durante il matrimonio, a condizione che i beni (e i frutti) in esso trasferiti siano destinati a sopperire alle esigenze patrimoniali della famiglia stessa.

Il fondo patrimoniale non ha una personalità giuridica autonoma e non comporta il trasferimento di titolarità dei beni, i quali restano nella proprietà e disponibilità di chi ha costituito il fondo stesso (coniugi o terzo) e che ha provveduto a riservarsela nell’atto di costituzione.

Una volta entrati nel fondo patrimoniale, i beni sono soggetti ad un vero e proprio vincolo di destinazione, per effetto del quale gli stessi vengono sottoposti ad una speciale disciplina e a precisi limiti riguardanti l’amministrazione, la disposizione e l’assoggettabilità all’azione esecutiva dei creditori dei coniugi.

Il fondo patrimoniale è costitutivo di un nuovo “regime patrimoniale” che, tuttavia, riguardando beni mobili o immobili determinati, non si pone in alternativa agli altri regimi patrimoniali tipici, ma si affianca ad essi. Di conseguenza il fondo patrimoniale è compatibile con il regime di separazione dei beni o di comunione legale o convenzionale in essere tra i coniugi.

L’atto pubblico costitutivo del fondo patrimoniale deve, al pari delle altre convenzioni matrimoniali, essere annotato nel registro di stato civile a margine dell’atto di matrimonio, a pena di inopponibilità del fondo ai terzi (art. 162 c.c.). Inoltre, se nel fondo rientrano beni immobili, l’atto di costituzione deve essere trascritto, come espressamente previsto dall’art. 2647 c.c.

L’effetto “vincolante” prodotto dalla costituzione del fondo patrimoniale rispetto ai beni in esso confluiti comporta che l’esecuzione su questi ultimi e sui frutti da essi derivanti, non possa aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

In particolare i beni (e relativi frutti) inseriti nel fondo, non possono essere aggrediti dai titolari di crediti sorti dopo la costituzione del fondo stesso, e purché i loro crediti riguardino obbligazioni per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Per quanto riguarda, invece, i debiti contratti dai coniugi prima della costituzione del fondo, gli eventuali creditori potranno impugnare la costituzione del fondo patrimoniale esercitando l’azione revocatoria ordinaria in presenza dei requisiti ex art. 2901 c.c., e cioè qualora riescano a provare che tale fondo è stato creato al solo scopo di frodare le ragioni dei creditori medesimi. In tal caso, l’azione revocatoria deve essere intrapresa entro cinque anni dalla costituzione del fondo (dopo tale termine, il fondo diventa irrevocabile e definitivo, anche se costituito in frode ai creditori).

Per contrastare l’azione revocatoria, i coniugi devono riuscire a dimostrare che il creditore era a conoscenza del fatto che il debito era stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Particolare è l’ipotesi in cui sul bene immobile di proprietà dei coniugi gravi un’ipoteca, costituita a garanzia del mutuo concesso dall’istituto di credito. Nonostante l’ipoteca, il bene può legittimamente essere conferito al fondo patrimoniale, ma quest’ultimo non è opponibile al creditore ipotecario, il quale resta legittimato, in qualunque momento, ad aggredire il bene stesso oggetto di garanzia.

Il creditore ipotecario non ha necessità di esperire azione revocatoria per rendere inefficace il vincolo di destinazione; la sua posizione creditoria privilegiata, sorta peraltro prima della costituzione del fondo, sopravvive al fondo stesso, con la conseguente piena esperibilità dell’azione esecutiva diretta nei confronti dei coniugi debitori inadempienti.

Alla luce di quanto sopra illustrato, può desumersi, nel caso di specie, la validità del fondo patrimoniale costituito dai coniugi Tizio e Caia con atto pubblico annotato e trascritto e la legittimità dell’inserimento del bene immobile, anche se gravato da ipoteca.

Ferma restando la validità del fondo, l’istituto di credito, in quanto creditore ipotecario, può immediatamente agire con azione esecutiva nei confronti dei coniugi morosi per le rate di mutuo non pagate a partire da gennaio 2012. L’istituto di credito può così notificare atto di precetto ai debitori Tizio e Caia, sulla base del mutuo contratto da questi ultimi – già titolo esecutivo prodromico all’esecuzione forzata immobiliare – e aggredire il bene gravato da ipoteca, senza necessità di esperire apposita azione revocatoria.

Il vincolo di destinazione del fondo non ha, infatti, mai fatto venire meno la garanzia ipotecaria sorta prima della costituzione dello stesso (essendo l’ipoteca stata iscritta in data 10.10.2006 e il fondo costituito in data 12.12.2010): la prelazione costituita dall’ipoteca volontaria prevale, infatti, sul vincolo di destinazione del fondo, il quale è inopponibile e inefficace nei confronti dell’istituto di credito.


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2 Commenti

  1. buona sera
    vorrei avere alcune informazioni ,riguardanti un fondo patrimoniale che ho costituito nell anno 2009 .
    Nel fondo ho inserito due appartamenti , dove gravava dei mutui ipotecari volontari ,antecedenti al fondo patrimoniale.
    Chiedo a lei , come posso agire per salvare gli immobili dalla vendita all asta
    La prego di darmi informazioni
    La ringrazio e la saluto cordialmente

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