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Covid: Fontana minaccia il lockdown in Lombardia

23 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: Fontana minaccia il lockdown in Lombardia

Il governatore: se l’andamento della pandemia non cambia, scelte dolorose e provvedimenti molto gravi. E propone meno gente a scuola o al lavoro.

I numeri spaventano: più di 4.100 nuovi casi di Covid in appena 24 ore (il dato è di ieri, in attesa di quello che succederà oggi), che portano il totale di contagi a 139mila. Oltre 17.100 i decessi. È un bollettino di guerra quello che si presenta ogni giorno in Lombardia sul fronte del coronavirus. Le terapie intensive milanesi sono in difficoltà, l’ospedale della Fiera è stato costretto a riaprire, oggi arrivano i primi pazienti. La situazione, anziché migliorare o, almeno, stabilizzarsi, peggiora sempre di più. Il governatore, Attilio Fontana, ne è consapevole. E, ai microfoni di Sky Tg24, non nasconde la sua intenzione di prendere delle decisioni drastiche che si riassumono in un concetto molto chiaro: se va avanti così, ci sarà il lockdown nella Regione.

Non usa delle sfumature, Fontana. Non dice «lockdown soft», «mini-lockdown», ecc. No: usa il termine più generico possibile. Il che fa pensare all’isolamento totale.

Prende tempo, Fontana. Prima di girare la chiave nel lucchetto e di chiudere la Lombardia per qualche giorno, vuole capire: «Se con i provvedimenti che stiamo assumendo e che abbiamo assunto in questi giorni – spiega il presidente lombardo – il contagio dovesse rallentare, non necessariamente fermarsi, ma rallentare, si potrebbe probabilmente evitare. Se l’impennata continua, può darsi che si prenda un provvedimento diverso».

Lockdown, governatore? Fontana, come tanti altri, non vuole nemmeno pronunciare quel termine. Preferisce un giro di parole per dire la stessa cosa: «Chiaro che bisogna controllare, monitorare giorno dopo giorno e decidere se sia il caso di andare avanti con questi provvedimenti o se debbano essere assunti provvedimenti più gravi, troppo gravi per i nostri cittadini. Gravi per l’economia ma anche gravi per la vita ordinaria». Il governatore ripete la parola «gravi» più volte, per rendere più chiaro il suo discorso.

L’obiettivo primario della Regione è quello di allentare lo stress nelle strutture sanitarie, evitando di sovraccaricarle. L’esperienza della scorsa primavera insegna. E per evitarlo, l’equazione di Fontana è semplice: si evita la diffusione del virus solo se si toglie la gente dai luoghi in cui si è maggiormente sottoposti ai contagi, a cominciare dal trasporto pubblico.

La ricetta del governatore, però, rischia di risultare scomoda: per ridurre l’affollamento, «le ipotesi sono che o riduciamo la gente che va al lavoro o riduciamo la gente che va a scuola». Non ci sono alternative per Fontana: «In una situazione di necessità bisogna fare delle scelte anche dolorose», osserva. Quindi, la proposta è quella di potenziare il più possibile la didattica a distanza e lo smart working. Altrimenti, avverte il presidente della Lombardia, quei «provvedimenti molto gravi», quelle «scelte dolorose» sarebbero inevitabili.



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