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Tassa e imposta sono la stessa cosa?

24 Dicembre 2020
Tassa e imposta sono la stessa cosa?

Rassegna dei diversi tipi di tributi esistenti in Italia e i criteri per distinguere le tasse dalle imposte. 

Oggi, non è difficile imbattersi in titoli di giornali che evocano straordinarie riforme e massicce rivoluzioni da apportare al fisco italiano. In attesa di assistere alla messa a punto del sistema fiscale nazionale, gli studi di settore evidenziano stime che contraddicono le più autorevoli fonti del Governo in materia di pressione fiscale. Sicché, se questi ultimi sono soliti citare un cuneo fiscale che si aggira intorno al 40%, è ormai dimostrato che il gettito tributario si assesta abbastanza oltre il 48%. Cosa significa questo? Che i redditi degli italiani sono tra i più tartassati d’Europa. Imposte e tasse, infatti, gravano sulle spalle dei produttori e dei consumatori, colpiti non solo a livello statale, bensì anche a quello locale.

Tuttavia, è il caso di fare una doverosa precisazione: i tributi non sono tutti uguali. Col rischio di generare molta confusione e pur rispondendo a criteri del tutto differenti, si è soliti riferirsi alle imposte chiamandole tasse e viceversa. Ma, nella realtà, le cose non stanno propriamente così e probabilmente anche tu ti sarai chiesto: «Tassa e imposta sono la stessa cosa?». In questo articolo, vogliamo mettere un po’ di ordine in questa confusione generata tanto dal lessico comune quanto dal modo di comunicare dei mass media.

Differenza tra imposte, tasse e contributi

Sebbene nel linguaggio comune sia ormai invalsa l’abitudine di riferirsi a imposte e tasse come se fossero sinonimi, nella vita pratica queste due voci assumono caratteristiche differenti e specifiche.  Entrambe sono dei tributi, ovvero somme di denaro che i privati cittadini devono allo Stato e agli altri enti pubblici. Ma tanto le imposte quanto le tasse hanno dei segni particolari, di cui riportiamo un accurato identikit.

Le imposte

Come suggerisce il nome stesso, che evoca una imposizione, si tratta di una prestazione patrimoniale coattiva e priva di causalità. In altri termini, è qualcosa che sei obbligato a pagare sulla base della tua ricchezza, a prescindere se consumi o meno i tuoi soldi.

Il metodo più utilizzato per classificarle è quello di prendere in considerazione la capacità contributiva; vale a dire, le tue finanze. In base a questo criterio, esistono due tipi di imposte e cioè:

  • le imposte dirette;
  • le imposte indirette.

Vediamo nello specifico come agiscono questi tipi di tributi.

Imposte dirette

Si chiamano dirette perché colpiscono direttamente la somma dei redditi e dei patrimoni del contribuente. Lo Stato, quindi, ti fa pagare queste imposte per il semplice fatto di aver guadagnato.

Sono imposte dirette:

  • l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef);
  • l’imposta sul reddito delle società (Ires);
  • l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap);
  • l’imposta sostitutiva sui redditi da capitale (Isos);
  • l’imposta municipale unica (Imu).

Per capire come agisce questo tipo di tributo, prendiamo come esempio quello che accade con l’Irpef.

Questa imposta viene trattenuta mensilmente in busta paga e il 30 giugno di ogni anno viene versato il saldo, decurtato direttamente dallo stipendio. Trattandosi di un’imposta progressiva, il reddito del dipendente viene sezionato e sottoposto all’aliquota corrispondente. Così, se il dipendente ha un reddito annuo lordo di 35.000 €, il calcolo dell’Irpef sarà eseguito in questo modo:

  • la prima fascia è quella compresa da 0 a 15.000 € ed è soggetta a un’aliquota del 23% (= 3.450 €);
  • poiché il reddito eccede il primo scaglione, si passa al secondo, che va da 15.000,01 € a 28.000 € ed è soggetto all’aliquota del 27%. Questa percentuale, però, si applica solo sull’esubero di 13.000 € (= 3.510 €);
  • a questo punto, non resta che applicare la terza aliquota, del 38%, sul residuo di 7.000 € (= 2.660 €).

Sommando i tre importi (3.450 + 3.510 + 2.660), troviamo il valore complessivo di IRPEF che la persona fisica dovrà versare nel corso dell’anno. In questo caso, calcolatrice alla mano, da uno stipendio mensile lordo di 2916,17 euro, andrà sottratta una quota mensile di IRPEF pari a 800 euro circa.

Imposte indirette

Queste imposte si chiamano indirette perché, non facendo alcun tipo di dichiarazione (tipo Modello 730), lo Stato non può sapere a quanto ammonta il reddito e il patrimonio del contribuente. Quindi, in questo caso, a essere soggetto di imposizione non sono i guadagni, bensì il consumi.

Infatti, qualsiasi tipo di trasferimento di denaro è soggetto a questo tipo di imposta. Vediamo meglio la loro azione prendendo come esempio l’imposta indiretta per eccellenza: l’Iva

Si dice spesso che questo tributo grava solo sul consumatore finale. Ma cosa significa davvero questo? Quando un produttore acquista dal fornitore una materia prima per trasformarla in semilavorato, paga l’Iva. Tuttavia, nel momento in cui vende il suo prodotto a un’azienda, il prezzo sarà maggiorato di Iva stessa. In sostanza, l’Iva che il produttore aveva pagato al fornitore viene recuperata.

L’azienda, a sua volta, venderà il prodotto al consumatore finale, riprendendo l’Iva che aveva precedentemente pagato al produttore. Come si capirà, l’ultimo soggetto della filiera, cioè il privato cittadino che va a fare la spesa, fruendo del prodotto finito, sarà l’unico dei tre soggetti a pagare davvero l’imposta del 22%.

Le tasse

La tassa è quella somma di denaro pagata dal privato che ha richiesto all’ente pubblico l’accesso a un determinato servizio. Nel corso dell’articolo spiegheremo meglio questo concetto, mentre qui è importante capire che, a differenza dell’imposta, la tassa viene pagata solo dietro volontà di usufruire di una certa prestazione. In caso contrario, le finanze del contribuente non vengono minimamente intaccate.

Ma quali sono questi tipi di tributi? Le tasse, per molti versi, rappresentano il collante in grado di mettere in comunicazione la sfera pubblica con quella privata. Infatti, pagando la somma di denaro dovuta, qualsiasi individuo può accedere a un determinato servizio.

La via più battuta per classificare le tasse è quella di prendere in considerazione la natura del servizio offerto. In base a questo criterio, le tasse si dividono in tre grandi gruppi:

  • tasse industriali;
  • tasse amministrative;
  • tasse giudiziarie.

Le tasse industriali

Le tasse industriali sono pagate dal privato cittadino per avere un servizio erogato da un ente pubblico. La peculiarità, in questo caso, è che il servizio in questione è connesso alla gestione di un’attività economica da parte del soggetto pagante.

Di seguito, riportiamo alcune delle tasse industriali più note.

Tassa sulla verifica di pesi e misure

Questa tassa è pagata da tutte le attività che detengono o usano uno strumento metrico di misurazione per determinare un corrispettivo (bilance da banco, colonne per l’erogazione di carburante e cronotachigrafi).

Ad esempio, all’interno di negozi che si occupano di quotazione dell’oro usato è possibile trovare bilance di precisione che sono soggette a controlli per appurare la legalità della pesata. Per ottenere questa certificazione, è necessario pagare la tassa sulla verifica di pesi e misure.

Sono considerati strumenti metrici anche i contatori elettrici e quelli del gas [1].

Tassa marchio dei metalli preziosi

Questa tassa viene pagata da chiunque produca o importi metalli preziosi. Si tratta di un marchio di identificazione rilasciato dalla Camera di Commercio che attesta l’identificazione del metallo prezioso [2].

Se un artigiano realizza oggetti preziosi in oro e vuole applicare il marchio di purezza 750, dovrà inoltrare domanda all’Ufficio Metrico della Camera di Commercio del comune di residenza e pagare la relativa tassa.

Stesso discorso vale per la lavorazione dell’argento, del palladio e del platino con i loro relativi millesimi di purezza.

Le tasse amministrative

Le tasse amministrative finiscono nelle casse dell’amministrazione pubblica quando un individuo vuole avere accesso a un servizio la cui sovranità spetta alla PA.

Queste tasse entrano nei diversi aspetti della vita di ciascuno di noi e, per questo, possono essere suddivise in:

  • tasse sulla vita civile;
  • tasse sulla vita intellettuale;
  • tasse sulla vita economica.

Questa tassonomia delle tasse amministrative, per quanto non sia propriamente accettata e riconosciuta dagli esperti in materia tributaria, risulta tuttavia assai pratica soprattutto perché distingue le diverse sfere di competenza.

Tasse relative alla vita civile

Nella maggior parte dei casi, queste tasse sono pagate quando il cittadino richiede determinati certificati a un ente amministrativo. È il caso, per esempio, dello stato di famiglia, del cambio di residenza, del certificato di cittadinanza, tutti documenti rilasciati dall’ente comunale.

Le tasse amministrative relative alla vita civile si pagano anche quando ci rechiamo in questura per richiedere un passaporto o un porto d’armi.

Tasse relative alla vita intellettuale

Un tipico esempio di tasse relative alla vita intellettuale sono le tasse universitarie. Mentre sono in pochi a sapere che, nella stessa categoria, rientrano anche i ticket pagati all’ingresso dei musei pubblici

Tasse relative alla vita economica

Le tasse sulla vita economica ben chiariscono il concetto di tassa amministrativa. Determinate attività economiche, infatti, per poter essere avviate, necessitano il pagamento preventivo di questi tributi. Ne sono un esempio la tassa di occupazione di suolo pubblico per chiunque fosse interessa a mettere un banco di vendita, la tassa di posteggio, per l’occupazione dei parcheggi in occasione dei mercati, oppure la tassa per la concessione delle fiere.

Le tasse giudiziarie

Così come le tasse amministrative sono dovute alla pubblica amministrazione, così le tasse giudiziarie devono essere pagate dal privato che richiede un servizio a un organo giudiziario.

Rientrano in questa categoria:

  • le tasse di giustizia e di disborsi: che coprono quelle spese indispensabili per il sostenimento di un processo e tutti gli altri oneri corrispondenti (spese per le fotocopie, per la locazione, per il materiale etc.). Per “disborsi”, invece, si intendono i costi sostenuti per eventuali traduzioni e assunzioni di prove;
  • le tasse per l’indennità dei testimoni: copre il tempo trascorso dal testimone nel processo e comprende anche una quota di risarcimento per le spese di trasferta;
  • la tassa sugli atti della giustizia civile: permettono di registrare i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria.

Come avrai appreso leggendo questo articolo sino a questo punto, non è possibile mescolare nello stesso calderone tasse e imposte perché si tratta di tributi dotati di due nature completamente differenti. Per distinguerle, occorre sempre chiedersi se è presente un carattere impositivo o meno, ovvero se sei obbligato a pagarle o no.


note

[1] Decreto n. 93/2017.

[2] D.P.R. n. 150/2002.


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1 Commento

  1. Se le imposte si pagano x aver guadagnato, mi sembra strano doverle pagare se l’IMU su immobili in locazione non riscossa coattivamente la devo pagare

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