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Omesso versamento ritenute: non bastano i dati del 770

20 Ottobre 2014
Omesso versamento ritenute: non bastano i dati del 770

Prova rafforzata a carico del Fisco: non basta il modello 770 ma servono le certificazioni.

La Cassazione cambia rotta rispetto al passato e inaugura un orientamento più garantista per il contribuente. Paletti più stretti per contestare il reato di omesso versamento di ritenute. L’amministrazione finanziaria, infatti, non può basarsi solo sui debiti indicati nel modello 770, ma deve presentare le certificazioni rilasciate dai sostituti d’imposta.

Così, con una recente sentenza, la Cassazione [1] ha cambiato orientamento sulla prova del reato tributario del mancato versamento di ritenute.

La nuova interpretazione dei giudici è più vicina, rispetto a quelle precedenti, alla disposizione letterale che regola il reato. Infatti, la legge [2] punisce chi non versa le ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti per un ammontare superiore a 50mila euro.

Nella pratica, però, le ritenute operate e non versate emergono dal modello 770 presentato dal sostituto d’imposta e vengono scoperte successivamente dall’agenzia delle Entrate, con il controllo automatizzato delle dichiarazioni.

L’amministrazione invia così l’avviso bonario al contribuente, e, se vengono superati i limiti penali, procede alla denuncia in Procura. Per questo accade sovente che l’accusa si fonda solo sui dati “autodichiarati” dal contribuente nel modello 770, trasmessi dall’agenzia delle Entrate al Pm.

Negli ultimi anni, la Cassazione ha ritenuto soddisfatto l’onere probatorio per l’amministrazione finanziaria semplicemente allegando il modello 770 [3]. Al più, la prova delle certificazioni attestanti le ritenute operate dai sostituti d’imposta, poteva essere fornita dal Pm anche con prove documentali, testimoniali o indiziarie [4].

Con un’altra sentenza [5], la Cassazione ha poi precisato che la legge [6] cita esplicitamente le «certificazioni rilasciate» per chiarire che la sanzione penale si applica solo con riguardo alle ritenute effettivamente operate. Tuttavia, per provare la violazione poteva bastare il modello 770, o altri elementi documentali, testimoniali o indiziari.

Ora la Cassazione ha cambiato orientamento: il reato è collegato all’omesso versamento, non delle ritenute indicate nel 770, ma di quelle risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti. La prova è a carico dell’amministrazione finanziaria che muove l’accusa di omesso versamento. E dato che oggi, nella maggior dei procedimenti, non vengono acquisite le certificazioni rilasciate ai sostituiti, nelle cause ancora pendenti è necessario che proceda il Pm o il giudice d’ufficio; altrimenti non dovrebbero esserci dubbi sull’assoluzione del contribuente.

Per il reato di omesso versamento all’orizzonte potrebbe esserci un ulteriore allentamento. L’articolo 8 della delega fiscale, infatti, prevede la revisione del sistema penale tributario, tenendo conto di adeguate soglie di punibilità e dando rilievo alla configurazione del reato per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documentazione falsa. Poiché l’omesso versamento non è una fattispecie fraudolenta o simulatoria, i reati di omesso versamento di ritenute e dell’Iva dovrebbero essere abrogati o sussistere solo per somme ingenti.

Chi paga in ritardo non cancella l’illecito

Chi paga le ritenute in ritardo, dopo l’avviso bonario dell’agenzia delle Entrate, chiude le pendenze tributarie ma non estingue il reato: si limita a conquistare un’attenuante nel processo penale. E non ottiene neanche questo vantaggio se il versamento non si conclude prima dell’apertura del dibattimento.

La situazione si può verificare, ad esempio, quando l’agenzia delle Entrate, verificando in modo automatico le dichiarazioni, rileva che le ritenute indicate nel 770 non trovano corrispondenza nei modelli F24. L’Agenzia invia quindi al contribuente un avviso bonario, chiedendo chiarimenti e precisando che l’inadempienza si può sanare pagando (anche a rate) l’imposta e la sanzione ridotta al 10% (in luogo dell’ordinario 30%). Se questa comunicazione giunge al contribuente dopo la scadenza della presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta (quest’anno il 19 settembre 2014), il reato di omesso versamento di ritenute è stato già consumato.

L’estinzione del debito tributario con il versamento tardivo delle ritenute, prima dell’apertura del dibattimento, non estingue il reato ma è circostanza attenuante. In particolare, vengono abbattute fino a un terzo le sanzioni edittali previste: la pena da 6 mesi a 2 anni diminuisce da 4 mesi a 16 mesi. Inoltre, non si applicano le sanzioni accessorie che vengono irrogate in ipotesi di condanna: si tratta, tra l’altro, dell’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni; e dell’incapacità di contrattare con la Pa per un periodo non inferiore a un anno e non superiore a tre anni. Per ottenere questi benefici è necessario però che il debito tributario sia estinto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento. Quindi, se il contribuente opta per il pagamento rateale e se non lo termina prima dell’apertura del dibattimento, perde i benefici.

Analogamente, il pagamento a rate non concluso non fa cessare il sequestro per equivalente finalizzato alla futura confisca operato dal Gip su richiesta della Procura. Infatti, poiché il profitto suscettibile di confisca corrisponde all’ammontare dell’imposta evasa, con il versamento e la restituzione all’Erario del profitto derivante dal reato, dovrebbe cessare la stessa ragione giustificatrice della confisca. In caso contrario, secondo la Cassazione [7], si verificherebbe un indebito arricchimento dell’amministrazione in danno del contribuente. Ma questo non vale per i pagamenti a rate, che potrebbero non essere puntualmente adempiuti alle scadenze. Così, fino al completo pagamento delle imposte, il sequestro rimane legittimo. Il contribuente può però ottenere una riduzione proporzionale in base agli importi già versati.


note

[1] Cass. sent. n. 40526 del 1.10.2014.

[2] Art. 10-bis del Dlgs 74/2000.

[3] Cass. sent. n. 3124/2014, 3705/2014 o 19454/2014

[4] Cass. sent. n. 33187/2013.

[5] Cass. sent. n. 37730/2014.

[6] Art. 10-bis del Dlgs 74/2000.

[7] Cass. sent. n. 46726/2012.


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