Nuove agevolazioni per assumere donne

24 Ottobre 2020 | Autore:
Nuove agevolazioni per assumere donne

Pubblicato il decreto del ministero del Lavoro con uno sgravio per rilanciare l’occupazione femminile. I settori e le professioni con maggiore disparità.

Il ministero del Lavoro ha pubblicato il decreto che contiene i nuovi incentivi all’occupazione femminile, con una serie di agevolazioni per le imprese che assumeranno nel 2021 delle donne a tempo indeterminato. L’obiettivo è colmare il gap esistente nei settori e nelle professioni in cui si registra la maggiore disparità di genere.

L’incentivo, valido anche per i contratti part-time o di somministrazione, consiste nello sgravio del 50% dei contributi che il datore deve pagare per ogni nuova assunzione per un periodo pari a:

  • 18 mesi per i contratti a tempo indeterminato;
  • 12 mesi per i contratti a termine;
  • 18 mesi complessivi per la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato entro i 12 mesi previsti per fruire del beneficio precedente.

Tuttavia, la stessa ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha annunciato l’intenzione di introdurre nella prossima legge di Bilancio la decontribuzione al 100% per tre anni, per agevolare l’assunzione di donne disoccupate.

Nel frattempo, il decreto prevede l’applicazione dello sgravio per l’assunzione di:

  • uomini o donne over 50 disoccupati da più di 12 mesi;
  • donne di qualsiasi età residenti in aree svantaggiate e senza un lavoro regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
  • donne di qualsiasi età appartenenti ad una professione o a un settore che registrano forte disparità occupazionale e di genere e senza un lavoro regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
  • donne di qualsiasi età e residenti in qualsiasi zona del territorio nazionale senza lavoro regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

I settori in cui spetterà l’incentivo nel 2021 sono:

  • il settore agricolo;
  • il settore dei servizi: trasporto e magazzinaggio, informazione e comunicazione, servizi generali della Pubblica Amministrazione;
  • il settore dell’industria: costruzioni, attività estrattiva, acqua e gestione rifiuti, industria energetica, manifattura.

Infine, le professioni individuate nel decreto ministeriale con un tasso di disparità superiore al 25% nel 2019 sono:

  • sergenti, sovraintendenti e marescialli delle forze armate;
  • conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento;
  • artigiani ed operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche;
  • artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • truppa delle forze armate;
  • ufficiali delle forze armate;
  • conduttori di impianti industriali;
  • professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione;
  • agricoltori e operai specializzati dell’agricoltura, delle foreste, della zootecnia, della pesca e della caccia;
  • imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende;
  • ingegneri, architetti e professioni assimilate;
  • professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni;
  • imprenditori e responsabili di piccole aziende;
  • professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca;
  • specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali;
  • operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio;
  • artigiani ed operai specializzati della meccanica di precisione, dell’artigianato artistico, della stampa ed assimilati;
  • operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare;
  • artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo;
  • professioni non qualificate nel commercio e nei servizi;
  • membri dei corpi legislativi e di governo, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica, nella magistratura, nei servizi di sanità, istruzione e ricerca e nelle organizzazioni di interesse nazionale e sovranazionale.


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1 Commento

  1. Nei settori in cui vi è maggiore disparità tra uomini e donne vi è la scuola, dove la stragrande maggioranza degli insegnanti è donna. Mi chiedo come mai, visto che l’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere la parità tra uomo e donna, non sono previsti inventivi per l’assunzione di insegnanti uomini. Negli ultimi anni, qualsiasi intervento dello Stato riguarda le donne, in minor misura i giovani. E gli uomini sopra i 35 anni, magari padri di famiglia? Nulla. Bella società inclusiva e paritaria.

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