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Separazione e conto cointestato

25 Ottobre 2020
Separazione e conto cointestato

Come si divide il conto corrente tra moglie e marito sia nel caso di coppia sposata in comunione dei beni che in separazione dei beni. 

Cosa succede al conto corrente cointestato tra moglie e marito nel caso in cui i due dovessero separarsi? 

Come noto, solo il divorzio scioglie il matrimonio e, con esso, anche l’eventuale comunione dei beni. Regole diverse però devono applicarsi nel caso di comproprietà determinata da una scelta volontaria – come appunto la cointestazione del conto – e non dal regime giuridico previsto dalla legge.

Pertanto, prima di stabilire come influiscono tra loro separazione e conto cointestato dobbiamo fare alcune distinzioni a seconda delle scelte operate, al momento delle nozze, dai due coniugi. Ma procediamo con ordine.

Comunione dei beni e conto corrente personale

La comunione dei beni è un regime che scatta, in automatico, al momento delle nozze se moglie e marito non hanno dichiarato di optare per la separazione dei beni.

Con la comunione dei beni, tutto ciò che viene acquistato dai coniugi durante il matrimonio è di proprietà di entrambi, a prescindere da chi materialmente ne abbia pagato il prezzo.

Il coniuge in comunione dei beni può ben aprire un conto corrente intestato a sé medesimo. In tal caso, il denaro è solo suo e può decidere di spenderlo come vuole, ben sapendo tuttavia che ciò che comprerà ricadrà nella comunione (sempre che non si tratti di beni di uso strettamente personale come l’abbigliamento o strumentali all’attività lavorativa come un computer o una borsa).

Nel caso però in cui la coppia dovesse decidere di separarsi, la giacenza residua sul conto corrente individuale andrà comunque divisa tra marito e moglie, a prescindere dal fatto che la stessa derivi dal reddito di uno solo dei due.

Marco e Marta si separano. Marco ha un conto corrente personale su cui riceve mensilmente lo stipendio. Al momento della separazione, sul suo conto ci sono cinquemila euro. Il giudice, all’atto della separazione, decreta che 2.500 euro vadano alla moglie e i residui 2.500 euro restino al marito titolare del conto corrente.

La caratteristica del conto corrente unipersonale nella comunione dei beni fa sì che, nei rapporti con la banca, unico soggetto legittimato a operare sul conto sia solo il relativo titolare. 

Dunque, l’istituto di credito non può consentire all’altro coniuge, benché in comunione dei beni, di fare prelievi o altre operazioni a meno che non sia munito di delega.  

Comunione dei beni e conto corrente cointestato

Anche in comunione dei beni, i due coniugi possono decidere di aprire un conto corrente cointestato. Qui, la situazione cambia notevolmente rispetto a quella precedente. 

Se il conto infatti è a firma disgiunta, tutte le operazioni allo sportello o al bancomat possono essere fatte indifferentemente dall’uno o dall’altro coniuge senza che la banca possa impedirlo. 

Se invece il conto è a firma congiunta, le operazioni possono essere eseguite solo con la presenza e l’autorizzazione di entrambi i coniugi.

Il conto può essere diviso in qualsiasi momento, senza che sia necessario attendere la separazione della coppia; così come è ben possibile conservare il conto corrente cointestato anche dopo la separazione e il divorzio se i due coniugi trovano un’intesa. Diversamente, il conto viene diviso materialmente in due parti uguali.

Separazione dei beni e conto corrente personale

Se marito e moglie hanno optato per la separazione dei beni, il conto corrente intestato soltanto a uno dei due rimane di questi anche in caso di divorzio. Nemmeno il giudice può procedere alla divisione delle somme eventualmente residue a quella data. 

Il titolare del conto quindi non ha nulla da temere e potrà tenere i soldi per sé, a prescindere dalle sorti del matrimonio.

Dell’eventuale giacenza però il giudice potrà tenere conto per valutare la ricchezza del titolare e quantificare l’importo da versare a titolo di assegno di mantenimento all’ex.

Separazione dei beni e conto corrente cointestato

Nulla esclude che una coppia sposata in separazione dei beni decida di aprire un conto corrente cointestato al marito e alla moglie per quote uguali. In tal caso, il denaro si presume essere per metà dell’uno e per metà dell’altro coniuge. 

Il conto resta cointestato anche in caso di separazione e divorzio. Solo la volontà dei titolari, infatti, può procedere alla divisione e all’estinzione del rapporto bancario. 

Qui, le sorti del conto procedono per via autonoma rispetto alle sorti del matrimonio. 

Marco e Marta, sposati in separazione dei beni, decidono di separarsi. I due sono titolari di un conto corrente cointestato. Al momento della separazione, i due saranno chiamati a decidere la divisione del conto oppure la permanenza in vita dello stesso. 

Di solito, si cointesta un conto corrente quando, sullo stesso, affluiscono i redditi di entrambi i titolari. Ma non è detto. Ben potrebbe succedere che il marito decida di cointestare alla moglie il proprio conto – su cui affluisce solo il proprio stipendio – affinché questa possa liberamente fare prelievi per mandare avanti il ménage domestico. In questo caso, non si tratterebbe quindi di una vera e propria donazione ma di una simulazione, realizzata solo per scopi logistici. Ebbene, in tale ipotesi, all’atto della separazione, il marito potrebbe opporsi alla divisione del conto benché cointestato. Egli potrebbe dimostrare il reale intento perseguito dai coniugi con la cointestazione: un intento di praticità piuttosto che una donazione della metà dei soldi. Fornendo quindi la prova della unilaterale alimentazione del conto corrente coi redditi di un solo cointestatario, egli potrebbe evitare la divisione a metà della giacenza.  

Giovanni e Luciana sono sposati in separazione dei beni. Giovanni è un dipendente, mentre Luciana fa la casalinga. Giovanni riceve lo stipendio sul conto corrente che decide di cointestare alla moglie affinché questa possa liberamente prelevare tutte le volte in cui ne abbia necessità, per le esigenze della casa e dei figli. Senonché, all’atto del divorzio, Luciana vorrebbe la metà dei soldi residui sul conto di Giovanni. Con un estratto conto da cui risulta che l’unico a ricevere denaro sul conto è Giovanni stesso (ed è quindi lui l’unico ad alimentare la provvista), quest’ultimo potrà opporsi alla divisione del conto corrente. Questo non toglie però che Giovanni sarà eventualmente chiamato a versare l’assegno di mantenimento all’ex moglie in proporzione alle sue capacità economiche.



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