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Prendersi cura dei propri cari: quando diventa dovere legale?

25 Ottobre 2020
Prendersi cura dei propri cari: quando diventa dovere legale?

Dovere di mantenimento dei genitori verso i figli e del coniuge verso l’altro; dovere di versare gli alimenti dei figli verso i genitori.

Che i genitori debbano prendersi cura dei figli è regola che tutti conoscono. Non è altrettanto noto però che anche i figli, in determinate situazioni, debbano prendersi cura dei propri genitori. Eppure si tratta di un obbligo previsto dalla legge.

Per chiarire meglio quando prendersi cura dei propri cari diventa un dovere legale dobbiamo fare un passo indietro e spiegare alcuni principi sanciti dal nostro Codice civile. Principi che variano di intensità a seconda del grado di parentela.

Ma procediamo con ordine.

Il dovere dei genitori verso i figli

Partiamo dal dovere primario di chi mette al mondo una persona: fornirgli assistenza materiale finché questi non sia in grado di mantenersi da solo. Sia nelle coppie unite in matrimonio che in quelle di fatto, padre e madre devono garantire ai figli un mantenimento proporzionato alle rispettive condizioni economiche.

Questo mantenimento permane anche oltre la maggiore età del figlio se quest’ultimo non è ancora indipendente sul piano economico. E l’indipendenza non si conquista con un semplice lavoro precario o con un contratto a tempo determinato. È necessario che il figlio sia in grado di badare alle proprie esigenze di vita.

Una volta raggiunta l’indipendenza economica, il figlio maggiorenne non può più rivendicare il diritto al mantenimento, neanche qualora la sua fonte di reddito, per una ragione o per un’altra, dovesse cessare (si pensi a un ragazzo che, dopo appena pochi mesi, perda il lavoro per cause non dipendenti dalla sua volontà).

Oltre all’assistenza materiale, la legge impone ai genitori l’assistenza morale, ma solo nei confronti dei figli finché minorenni. Quest’ultima consiste nel partecipare alla quotidianità dei bambini, ai loro progressi scolastici e della vita di relazione. Insomma, la legge impone la “presenza” dei genitori. Sicché, anche laddove separati, entrambi dovranno fare in modo di mantenere solidi legami con i figli, senza poterli lasciare all’altro genitore o ai nonni.

Il dovere dei coniugi

Prendersi cura dei propri cari significa, per chi è sposato, assistere moralmente e materialmente il coniuge. Tale forma di assistenza è molto simile a quella che bisogna fornire ai figli: spazia dai contributi economici al sostegno morale in caso di malattia o di altre difficoltà psico-fisiche.

“Solidarietà”: è questa la parola chiave che deve reggere ogni famiglia, anche di fatto. Quindi, i doveri tra marito e moglie vanno estesi anche alle famiglie di fatto, quelle cioè basate sulla convivenza.

Sulla base di tale dovere di “prendersi cura” del proprio caro, la giurisprudenza ha escluso che, a relazione finita, sia possibile pretendere dall’ex la restituzione dei piccoli prestiti erogati durante l’unione. Si tratta di contributi che scaturiscono appunto dalla solidarietà familiare e che rientrano nei gesti di generosità, normali – anzi, dovuti – tra persone che decidono di formare una famiglia.

Diverso sarebbe il discorso se si trattasse di grosse cifre: si pensi al marito che ristruttura, coi propri soldi, le casa di proprietà della moglie e che, a matrimonio finito, potrebbe rivendicare un indennizzo per i soldi investiti nell’immobile altrui.

Il dovere dei figli di prendersi cura dei genitori

I genitori anziani potrebbero incorrere in difficoltà economiche e motorie, per via della loro età, tali da pregiudicare il soddisfacimento dei loro bisogni primari.

Il più delle volte, lo Stato va loro incontro attraverso istituti come la pensione sociale e l’assegno di accompagnamento. Ma quando le problematiche sono talmente gravi da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza della persona, la legge impone ai familiari di grado più prossimo di prestare loro i cosiddetti «alimenti». Gli alimenti consistono in un sostegno economico “minimale”, quello stretto necessario per provvedere quantomeno al cibo, alle medicine e, laddove necessario, al vitto.

Tenuto a prestare gli alimenti a un genitore è innanzitutto il suo coniuge. Ma se questi dovesse versare nelle stesse condizioni di difficoltà economica e se dovesse essere già defunto, allora l’obbligo compete ai figli. Ed, in assenza dei figli, ai nipoti.

In presenza di più figli, ciascuno di questi deve versare gli alimenti ai genitori in proporzione alle proprie capacità economiche.

L’obbligo di prendersi cura dei genitori è solo di natura economica e non morale. Non c’è alcun obbligo di fare loro visita o di mostrarsi affezionati e amorevoli, come invece vale per i genitori nei confronti dei figli minorenni.

Se un figlio non versa gli alimenti ai genitori, solo questi ultimi possono agire in tribunale per far rispettare tale obbligo; non possono farlo, invece, gli altri figli (i fratelli dell’obbligato).



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