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Decreto ingiuntivo: come fare opposizione

25 Ottobre 2020
Decreto ingiuntivo: come fare opposizione

In che modo il debitore può contestare la pretesa fatta valere nei suoi confronti?

Può un giudice condannarti a pagare una somma di denaro se non hai mai partecipato a un processo e non hai perciò avuto modo di difenderti? Assolutamente sì. Ciò avviene tramite il famoso decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine del tribunale (o del giudice di pace) rivolto a una persona affinché questa paghi un debito o consegni un bene specifico. Viene emesso su semplice richiesta del creditore il quale, però, deve essere munito di una prova scritta.

Ma se è vero che tutto si consuma nell’ambito del solo rapporto bilaterale tra creditore e giudice, come può il debitore contestare tale pretesa? Semplice: attraverso l’opposizione a decreto ingiuntivo. Ed è proprio di questo che vogliamo parlare in questo articolo. Spiegheremo cioè come fare opposizione a decreto ingiuntivo.

Si tratta di regole assai semplici, che serviranno a districarsi nell’intricato mondo della procedura civile. Ma procediamo con ordine e partiamo proprio dalla spiegazione del decreto ingiuntivo.

Cos’è un decreto ingiuntivo

Quando una persona è creditrice di un’altra, perché quest’ultima gli deve dei soldi, un oggetto specifico (ad esempio, un’auto in leasing) o una determinata quantità di beni fungibili (ad esempio, una cassetta di frutta), può rivolgersi al giudice per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo.

Si tratta di una strada alternativa alla normale causa civile, che consente di ottenere una condanna del debitore in tempi più brevi e a costi meno onerosi (il contributo unificato è infatti pari alla metà del normale importo e anche il costo dell’avvocato è ridotto).

Per ottenere un decreto ingiuntivo, il creditore deve essere in possesso di una fattura o di altro documento scritto che comprovi il suo diritto. All’esibizione di tale documento, il giudice emette il decreto ingiuntivo che poi viene notificato al debitore – entro 60 giorni – tramite l’ufficiale giudiziario.

Dalla data del ricevimento del decreto ingiuntivo, il debitore ha 40 giorni di tempo per decidere una di queste tre soluzioni:

  • contattare il creditore e pagare;
  • non pagare: in tal caso, al 41° giorno, il decreto ingiuntivo diventa definitivo e vale come una sentenza passata in giudicato. Il creditore sarà allora autorizzato a procedere al pignoramento dei beni del debitore, previa notifica di un ultimo atto di avvertimento con termine di 10 giorni per adempiere (il cosiddetto atto di precetto);
  • fare opposizione al decreto ingiuntivo e iniziare una vera e propria causa civile.

Da quanto appena detto si comprende come, nel decreto ingiuntivo, il diritto di difesa del debitore non è limitato, ma semplicemente rinviato a una fase successiva ed eventuale all’emissione del decreto: quella dell’opposizione. È in questo modo che il debitore, se ha da contestare la pretesa fatta valere nei suoi confronti, potrà dimostrare la fondatezza dei propri diritti.

Come si fa opposizione al decreto ingiuntivo?

Per opporsi al decreto ingiuntivo bisogna innanzitutto ricordarsi di non far scadere i 40 giorni da quando si è firmata la busta all’ufficiale giudiziario. Entro tale data bisogna già aver proposto l’opposizione, con notifica dell’atto di citazione al creditore.

In realtà, tutto ciò che il debitore deve fare è rivolgersi al proprio avvocato: sarà questi a tenere il conto dei giorni per non far scadere i termini (a pena, in caso contrario, di responsabilità professionale e risarcimento del danno).

Chi si oppone al decreto ingiuntivo deve innanzitutto potersi valere di prove che contrastino con quanto affermato dal creditore.

In realtà, nel giudizio che si apre a seguito dell’opposizione, è il creditore che deve dare prova del proprio diritto, non bastando più il solo documento da questi presentato in sede di richiesta del decreto ingiuntivo. Dunque, se il creditore non dovesse avere tali prove, il debitore vincerebbe il giudizio.

Il tentativo di conciliazione

Dopo la prima udienza dinanzi al giudice, a seguito dell’opposizione a decreto ingiuntivo, le parti vengono invitate a trovare un accordo dinanzi a un organismo di mediazione, per tentare una soluzione bonaria. È il creditore a doversi fare carico di intraprendere tale giudizio nel giudizio. Se non lo fa, il decreto ingiuntivo decade per sempre e il debitore si libera dall’obbligo di pagamento.

La causa di opposizione a decreto ingiuntivo

Una volta avviato il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice ordina alle parti di presentare le rispettive prove, che saranno il vero e proprio perno del giudizio; all’esito del quale il giudice potrà:

  • confermare il decreto ingiuntivo, ritenendo fondate le ragioni del creditore: in tal caso, il debitore viene condannato a pagare le somme riportate nel decreto ingiuntivo più le spese processuali del giudizio di opposizione;
  • revocare il decreto ingiuntivo, ritenendo fondate le ragioni del debitore-opponente.

La sentenza diventa definitiva decorsi trenta giorni dalla notifica della stessa alla controparte.

Cosa succede se non si presenta opposizione al decreto ingiuntivo?

In assenza di opposizione entro 40 giorni dalla sua notifica, il decreto ingiuntivo diventa definitivo, anche se illegittimamente emesso. Questo significa che il creditore potrà avvalersi di tale decreto per avviare un pignoramento dei beni del debitore.

Quanto costa fare opposizione a decreto ingiuntivo?

Per fare opposizione al decreto ingiuntivo bisogna innanzitutto concordare con il proprio avvocato la parcella dovuta a questi per l’attività di difesa. In secondo luogo, è necessario pagare il costo del contributo unificato che è rapportato al valore della causa, ma con importo dimezzato.

Per avere maggiore contezza degli scaglioni del contributo unificato leggi “Fare una causa a qualcuno quanto costa?“.



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