Tampone Covid: quando bisogna farlo

24 Ottobre 2020
Tampone Covid: quando bisogna farlo

Nelle ultime settimane, si è scatenata la corsa ai test con code chilometriche ai drive-in. I medici: «Inutile».

La seconda ondata di Coronavirus fa paura. Molti corrono a fare test e tamponi alla prima avvisaglia, temendo di aver contratto il virus e di essere contagiosi. «Se ne fanno troppi inutili e questo sta mettendo in crisi il sistema, ecco perché i drive-in sono affollati», ha avvertito, giorni fa, Pierluigi Bartoletti, responsabile delle Uscar del Lazio, dai microfoni dell’Adnkronos.

Farsi prendere dall’isteria non serve. Non ci sono molte circostanze in cui bisogna consultare il proprio medico di base per sapere se ci si deve sottoporre a tampone. Una è quando si ritiene di avere sintomi del Covid-19, cioè: febbre, tosse secca, spossatezza oppure – ma sono meno comuni – dolori muscolari, mal di gola, diarrea, congiuntivite, mal di testa, perdita del gusto o dell’olfatto, eruzione cutanea o scolorimento delle dita di piedi o mani. Infine, i sintomi più gravi: difficoltà a respirare, oppressione o dolore al petto, perdita della facoltà di parola o di movimento.

Bisogna descrivere al proprio medico i sintomi con accuratezza, in modo da fargli valutare se è necessaria la prescrizione del tampone.

Il test molecolare va eseguito anche per capire se si può uscire dalla quarantena, ad almeno 10 giorni dalla diagnosi di positività, almeno tre dei quali da asintomatici. A chi, invece, ritorna dall’estero dopo essere stato in un Paese ad alta circolazione di virus o ha trascorso almeno dieci giorni in casa in isolamento precauzionale perché contatto di un positivo, basta fare semplicemente il test antigenico, cioè quello rapido.

Una cosa che molti ignorano e che alimenta la corsa al tampone è che, se si è stati contatto stretto di un positivo, fare il tampone molecolare è inutile. Quello che va fatto, in questi casi, è mettersi in isolamento precauzionale volontario per 14 giorni. Se ci si sente bene e non si hanno sintomi non serve alcun tampone al termine delle due settimane. Idem se si è avuta una diagnosi di positività 21 giorni prima, ma da una settimana non si ha alcun sintomo: vuol dire che si è guariti.

I medici stanno cercando di dissuadere dalla corsa ai tamponi per due motivi. Il primo è che i reagenti non sono infiniti e stanno cominciando a scarseggiare. Il secondo riguarda, invece, la tempistica. «Se non sono un contatto stretto di un positivo non devo correre a fare il tampone senza aver consultato il medico, e qualora lo sia non devo correre a farlo il primo giorno – ha spiegato il direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Francesco Vaia all’Adnkronos Salute -. Se infatti non ho atteso almeno 4-5 giorni, il risultato può essere negativo, ma il paziente può positivizzarsi in seguito».



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube