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Cos’è il gratuito patrocinio

25 Ottobre 2020
Cos’è il gratuito patrocinio

Come fare una causa senza pagare avvocato e spese di tribunale.

Chi non ha mai sentito parlare, almeno una volta, di gratuito patrocinio. Eppure, non tutti sanno di cosa si tratta. 

Cos’è il gratuito patrocinio? Basterebbero poche parole per descriverlo, ma ne servono molte di più per spiegarne il funzionamento che, per quanto semplice, necessita di una serie di chiarimenti. 

Per stabilire cos’è il gratuito patrocinio dobbiamo partire da una premessa: la giustizia civile è a pagamento. Non è come il processo penale dove chiunque può sporgere denuncia o querela senza spendere un euro. Quando sono in gioco interessi di natura privata, i cittadini devono far ricorso a un avvocato e anticipare le spese del giudizio, comprese le tasse (il cosiddetto contributo unificato).

Ebbene, il gratuito patrocinio viene incontro a chi non ha le disponibilità economiche per far valere i propri diritti e, tuttavia, non vuole rinunciarvi. Per queste persone, la legge consente di ottenere un avvocato pagato dallo Stato e l’azzeramento di tutte le spese del processo. 

Ma procediamo con ordine.

Cos’è il gratuito patrocinio?

Il gratuito patrocinio (anche detto «patrocinio a spese dello Stato») è un beneficio statale in favore di chi è meno abbiente e necessita di fare una causa in tribunale o di difendersi da una causa intentata da altri. Il beneficio consiste nel potersi difendere con un avvocato pagatogli dallo Stato. In più, il giudizio non sconta tutti i bolli e le imposte che, di norma, ricadono sulle tasche delle parti.

In questo modo, la causa diventa totalmente gratuita.

Il gratuito patrocinio può essere richiesto sia per le cause di natura civile, che penale, amministrativa o tributaria; sia per il primo grado, che per l’appello, che per il ricorso in Cassazione. Così, ad esempio, si può richiedere il gratuito patrocinio per fare una causa di separazione o di divorzio, per impugnare un licenziamento, per contestare una multa, per rivendicare un’eredità, per annullare un contratto o l’esito di un concorso pubblico, per difendersi da una querela ingiusta, per fare ricorso contro una cartella esattoriale o una richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il gratuito patrocinio non vale, invece, per tutte le attività legali che non implicano un giudizio in tribunale. E, quindi, non ci si può avvalere del gratuito patrocinio per semplici consulenze, per la redazione di contratti, diffide, per tentativi di conciliazione dinanzi all’Ispettorato del lavoro e così via.

Chi può avere il gratuito patrocinio?

Come dicevamo in apertura, il gratuito patrocinio è un beneficio concesso ai meno abbienti. La legge fissa una soglia di reddito al di sopra della quale non è possibile ottenere il gratuito patrocinio. In particolare, il richiedente deve essere titolare di un reddito imponibile Irpef, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro. Il limite di reddito è adeguato ogni 2 anni, con decreto del ministero della Giustizia, in relazione alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

Per calcolare il reddito:

  • si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o a imposta sostitutiva come ad esempio i redditi derivanti dagli assegni di mantenimento;
  • quando l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari: si sommano ai redditi del richiedente i redditi di ogni componente della famiglia. In tale calcolo, sono ricompresi anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune. Non si sommano invece i redditi del familiare che, pur risultando fiscalmente a carico del richiedente, non convive con lui.

Quando però sono in contestazione i diritti della personalità o quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli dei familiari conviventi, si tiene conto del solo reddito personale. Così, ad esempio, in una causa di separazione, la moglie disoccupata può accedere al gratuito patrocinio nonostante il marito sia benestante. Lo stesso vale sia nel caso di separazione giudiziale che consensuale.

Il gratuito patrocinio spetta sempre, anche se vengono superati i limiti di reddito appena indicati, nel caso di reati di violenza sessuale, stalking, maltrattamenti contro familiari e conviventi, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, reati commessi in danno di minori.

Sono poi ammessi sempre al gratuito patrocinio i figli minorenni o i figli maggiorenni economicamente non autosufficienti che sono rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso alternativamente dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato oppure dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata o ancora dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza. 

Cosa copre il gratuito patrocinio

Il gratuito patrocinio copre tutti i costi del giudizio, da quelli per la parcella dell’avvocato alle imposte (contributo unificato e imposta di registro), bolli e diritti di cancelleria. 

Sono poi comprese le spese di notifica e quelle per l’eventuale consulenza tecnica d’ufficio (il cosiddetto CTU).

Il gratuito patrocinio, però, non opera se la parte ammessa al beneficio perde il giudizio e il giudice la condanna al pagamento delle spese processuali all’avversario: in tale ipotesi, dette spese sono a suo carico. Ciò per evitare che, sotto l’ombrello del gratuito patrocinio, si possano avviare cause pretestuose.

Come si chiede il gratuito patrocinio?

L’interessato può chiedere di essere ammesso al patrocinio in ogni stato e grado del processo.

Per essere ammessi al beneficio bisogna presentare un’istanza, in carta semplice, al Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Qui, avviene un vaglio di fondatezza dell’azienda: viene cioè valutato sommariamente il fondamento delle ragioni del richiedente per evitare che vengano intrapresi giudizi pretestuosi.

Di solito, è l’avvocato stesso, scelto dal richiedente, che si occupa del disbrigo di tale pratica. 

Si può scegliere qualsiasi avvocato di fiducia per la difesa con il gratuito patrocinio purché questi sia iscritto nelle apposite liste tenute presso il locale Ordine professionale. 

Revoca dell’ammissione al gratuito patrocinio 

Il provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio può essere revocato se:

  • nel corso del processo sopravvengono modifiche delle condizioni reddituali;
  • a seguito dell’ammissione in via provvisoria al patrocinio, risulta che i presupposti per l’ammissione non sussistono, che l’interessato ha agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave e che manca il requisito della “non manifesta infondatezza della causa”.


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