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Cosa fare se il datore di lavoro non dà gli assegni familiari?

26 Dicembre 2020
Cosa fare se il datore di lavoro non dà gli assegni familiari?

Il datore di lavoro non può trattenere le somme spettanti al dipendente a titolo di assegni familiari, pena l’applicazione di alcune sanzioni.

Sei un lavoratore subordinato ed hai dei familiari a carico. Hai fatto domanda di accesso agli assegni familiari e l’Inps ha accolto la tua richiesta. Da qualche mese a questa parte, tuttavia, il datore di lavoro ha iniziato ad omettere il pagamento degli assegni familiari. Ti chiedi che cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti.

Gli assegni familiari sono una prestazione sociale erogata mensilmente dall’Inps per il tramite del datore di lavoro. In alcuni casi, tuttavia, nonostante l’ente previdenziale abbia accolto la richiesta del lavoratore, il datore di lavoro omette di pagare regolarmente gli assegni familiari.

Cosa fare se il datore di lavoro non dà gli assegni familiari? Una simile condotta da parte dell’impresa è sanzionata dalla legge che prevede l’applicazione di pesanti sanzioni amministrative, che si inaspriscono quando l’omissione riguarda una pluralità di lavoratori e si protrae nel corso del tempo.

Assegni per il nucleo familiare: che cosa sono?

Gli assegni per il nucleo familiare sono una prestazione economica sociale erogata dall’Inps ai nuclei familiari di determinate categorie di lavoratori o di soggetti percettori di prestazioni previdenziali.

Gli assegni familiari vengono erogati sulla base di una serie di fattori tra cui, in particolare:

  1. il reddito complessivo percepito dal nucleo familiare;
  2. il numero dei membri della famiglia;
  3. la tipologia di nucleo familiare.

Come fare domanda di accesso agli assegni familiari?

Il lavoratore in possesso dei requisiti per l’accesso agli assegni per il nucleo familiare deve presentare la relativa domanda direttamente all’Inps tramite il portale online a cui può accedere inserendo le proprie credenziali.

In alternativa, il lavoratore può fare domanda di Anf contattando il Contact center attraverso il numero 803164 gratuito da rete fissa oppure il numero 06164164 da rete mobile (a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico).

Se si preferisce l’assistenza di un intermediario, è possibile richiedere gli assegni per il nucleo familiare tramite i servizi telematici offerti dai patronati.

La domanda di accesso agli assegni familiari deve essere presentata di anno in anno. Inoltre, il lavoratore ha l’onere di comunicare all’Inps, entro 30 giorni da quando l’evento si verifica, eventuali modifiche in grado di incidere sull’importo spettante a titolo di assegno familiare.

Chi paga gli assegni familiari?

Gli assegni per il nucleo familiare, come avviene generalmente per le prestazioni economiche erogate dall’Inps, vengono pagati dal datore di lavoro direttamente in busta paga, insieme alla retribuzione mensile. Successivamente, l’azienda recupera le somme anticipate portandole a compensazione con i contributi che deve erogare all’Inps.

In alcuni casi, è previsto il pagamento diretto degli assegni familiari. Ciò avviene quando a richiedere gli assegni siano:

  1. lavoratori domestici;
  2. iscritti alla gestione separata Inps;
  3. operai agricoli a tempo determinato;
  4. lavoratori dipendenti di imprese fallite o cessate;
  5. beneficiari di altre prestazioni previdenziali.

Cosa fare se il datore di lavoro non dà gli assegni familiari?

Può accadere che, nonostante l’Inps abbia regolarmente accolto la domanda di fruizione degli assegni familiari presentata dal lavoratore, il datore di lavoro ometta di versare in busta paga tale emolumento. In questo caso il lavoratore si chiede come può tutelare i propri diritti.

La legge prevede un’apposita sanzione amministrativa applicabile al datore di lavoro che non provvede, pur essendo tenuto a farlo, alla corresponsione degli assegni familiari. In particolare, la norma [1] prevede che il datore di lavoro che non provvede, pur tenutovi, alla corresponsione degli assegni familiari è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 5.000. Se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori ovvero ad un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da euro 1.500 a euro 9.000. Se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori ovvero ad un periodo superiore a 12 mesi la sanzione va da euro 3.000 a euro 15.000.

Se, inoltre, il datore di lavoro ha compensato gli importi erogati al lavoratore sotto forma di assegni familiari con i contributi previdenziali all’Inps, egli dovrà anche rimborsare all’ente di previdenza le somme indebitamente compensate.

Per tutelare i propri diritti il lavoratore può presentare una denuncia all’Ispettorato nazionale del lavoro il quale effettuerà le verifiche del caso e applicherà la sanzione prevista dalla norma.

Inoltre, il lavoratore può agire direttamente nei confronti dell’Inps, facendo valere il mancato pagamento degli assegni familiari da parte del datore di lavoro. Il termine di prescrizione degli assegni familiari è di 5 anni a decorrere dal mese successivo di maturazione degli assegni. Il lavoratore, quindi, può chiedere il pagamento degli assegni familiari arretrati nel limite di 5 anni precedenti al mese in cui viene formulata la domanda.


note

[1] Art. 22 co. 6 D. Lgs. 151/2015.


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