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Legge 104: posso rifiutare il trasferimento?

31 Ottobre 2020
Legge 104: posso rifiutare il trasferimento?

Sono invalido al 60% con riconoscimento di Legge 104; lavoro come impiegato in banca. Si ventola che tutta l’unità organizzativa verrà spostata presso altra sede all’interno dello stesso Comune, cosa posso fare per far valere i miei diritti di handicap? Parlando con un responsabile dell’ufficio apposito mi è stato riferito che la Legge 104  non dà a me la possibilità di scelta. È vero?

L’articolo che fa al caso nostro è il 33, sesto comma, della Legge n.104/1992 secondo il quale la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

Tale norma va interpretata nel senso che esso può essere esercitato, al ricorrere delle condizioni di legge, oltre che al momento dell’assunzione, anche successivamente a quest’ultima e, in tal caso, sia quando la situazione di handicap intervenga in corso di rapporto, sia quando essa preesista ma l’interessato, per ragioni apprezzabili, intenda mutare la propria residenza, deponendo in tal senso, oltre che la lettera della norma, l’esigenza di consentire l’effettività del diritto al lavoro in capo alla persona svantaggiata a causa della situazione di handicap (così si è pronunciata la Cassazione, 18.2.2009 n. 3896 e la Cassazione, 20.9.2012, n. 15875, in motivazione).

Se è vero, quindi, che tale diritto non si configura come incondizionato, giacché esso – come dimostrato anche dalla presenza dell’inciso “ove possibile” – può essere fatto valere allorquando, alla stregua di un equo bilanciamento tra tutti gli interessi implicati, il suo esercizio non finisca per ledere in maniera consistente le esigenze economiche, produttive od organizzative dell’impresa, è pur vero che grava sulla parte datoriale, pubblica o privata, l’onere della prova di siffatte circostanze ostative all’esercizio o dell’anzidetto diritto (v. Cass., n. 3896/2009 cit., Cass., 11.11.2017, n. 23857, Ord.).

Per tali motivi, ritengo che Lei abbia il sacrosanto diritto di avanzare delle pretese al riguardo, rappresentando le problematiche che si verrebbero a configurare nel caso in cui fosse trasferito in altra zona non idonea a tutelare le esigenze di tutti i lavoratori con la Legge 104; se, poi, il trasferimento comporta una maggiore distanza dalla Sua residenza, allora si potrà utilizzare tale ulteriore giustificazione per opporsi a questa decisione.

Come, da ultimo, sentenziato dal tribunale di Roma, il lavoratore portatore di handicap ovvero che assista con continuità un partente o affine entro il terzo grado portatore di handicap, convivente, può esercitare la scelta della sede di lavoro – ex art. 33 L. 104/92 – non solo all’inizio del rapporto di lavoro ma anche durante lo svolgimento dello stesso, nel momento in cui, nel corso della prestazione, si verifichino le condizioni necessarie per determinare l’insorgenza del diritto in questione, com’è nel Suo caso (Tribunale Roma, sez. lav., 10/01/2019, n. 111).

Tale norma di favore, infatti, non può essere pretermessa, ove si discuta della individuazione della sede di lavoro di un lavoratore che ne sia beneficiario.

Spetterà al datore di lavoro dimostrare che i Suoi interessi costituzionalmente tutelati siano sacrificabili a cospetto di rilevanti esigenze economiche, organizzative o produttive dell’impresa, che è onere del datore di lavoro allegare, prima, e provare, poi.

Pertanto, laddove Le arrivi la comunicazione di trasferimento, Le consiglio di inviare una lettera, se necessario anche a firma di un legale, con la quale rappresentare i Suoi diritti, anche a fronte di quanto scritto nella presente consulenza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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