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Come comportarsi in caso di mobbing?

26 Dicembre 2020
Come comportarsi in caso di mobbing?

Il lavoratore ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno determinato dalle condotte mobbizzanti di cui è vittima sul luogo di lavoro.

Sono ormai mesi che ti senti vittima di una vera e propria strategia persecutoria sul posto di lavoro. I tuoi colleghi o il tuo superiore gerarchico assumono costantemente atteggiamenti denigratori e offensivi nei tuoi confronti. Ti chiedi che cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti.

Sono molte le persone che, ogni anno, sviluppano problematiche fisiche e psichiche a causa delle condotte vessatorie di cui sono vittima nell’ambiente di lavoro. In certi casi queste condotte possono essere qualificate nel fenomeno del mobbing. In tali ipotesi, il lavoratore si chiede cosa può fare per tutelare i suoi diritti e si pone una serie di domande. Come dimostrare il mobbing? Come comportarsi in caso di mobbing?

Se il lavoratore subisce un danno permanente alla sua integrità psico-fisica a causa del mobbing può ottenere il risarcimento del danno subito a condizione che riesca a fornire la prova delle condotte di cui è vittima e del pregiudizio subito.

Che cos’è il mobbing?

La parola mobbing deriva dal verbo inglese to mob che significa “aggredire”, “attaccare”. Tale locuzione è ormai entrata ufficialmente a far parte del dizionario italiano e viene utilizzata per indicare quelle situazioni che possono venirsi a creare in ambito aziendale nelle quali un lavoratore viene preso di mira dai colleghi o dal superiore gerarchico ed è reso oggetto di vessazioni, umiliazioni e di un trattamento persecutorio.

Mobbing: quali sono i requisiti?

Non esiste un’elencazione esaustiva di condotte che possono essere considerate tipiche del fenomeno del mobbing. Per poter affermare la sussistenza del mobbing devono ricorrere una serie di requisiti tra cui, in particolare:

  • condotte vessatorie: il lavoratore deve essere vittima di condotte vessatorie tese ad umiliarlo, a screditarne il valore professionale e ad isolarlo dal contesto aziendale;
  • durata delle condotte: il mobbing sussiste solo se le persecuzioni perdurano per un lasso di tempo prolungato, pari almeno a sei mesi;
  • fine perseguito: il mobbing si caratterizza per la presenza di un elemento psicologico dell’aggressore il quale deve porre in essere le condotte mobbizzanti per perseguire un fine ben preciso, ovvero, estromettere il lavoratore dal contesto aziendale ed indurlo alle dimissioni.

È, in ogni caso, possibile esemplificare una serie di condotte che possono essere sintomatiche del fenomeno del mobbing:

  • esclusione del lavoratore da riunioni, progetti, comunicazioni aziendali, corsi di formazione ed altre attività;
  • campagna diffamatoria contro il lavoratore;
  • demansionamento del lavoratore;
  • attribuzione di responsabilità e carichi di lavoro eccessivi;
  • invasive forme di controllo poste in essere dal datore di lavoro;
  • sottrazione di benefit riconosciuti in precedenza;
  • rifiuto di concedere ferie e permessi;
  • violenza sul piano fisico e aggressioni sessuali.

Mobbing: quali conseguenze?

Come abbiamo visto, il mobbing può esprimersi attraverso le condotte più disparate. Quel che accomuna, in ogni caso, tali condotte è il fine cui le stesse sono preordinate, ovvero, la persecuzione e l’estromissione del lavoratore.

Le conseguenze del mobbing nella sfera soggettiva del lavoratore consistono in disturbi psicofisici che possono essere somatizzati dal dipendente e condurlo a varie patologie fisiche o psicologiche.

Dal punto di vista fisico, le patologie strettamente connesse al mobbing sono:

  • cefalea;
  • problematiche all’apparato gastrointestinale;
  • ipertensione arteriosa e aritmia.

Dal punto di vista psicologico, invece, le problematiche scatenate dal fenomeno del mobbing sono soprattutto ansia, depressione, disturbi del sonno, attacchi di panico.

Mobbing: il danno risarcibile

Le conseguenze prodotte dal mobbing sullo stato di salute del lavoratore possono essere anche gravi e, in generale, possono determinare un danno biologico, ossia, una lesione permanente all’integrità psico-fisica del lavoratore. Attraverso una perizia medico-legale il lavoratore può ottenere una quantificazione del danno biologico determinato dall’esposizione al mobbing.

La quantificazione del pregiudizio subito è il primo passo per ottenere il risarcimento del danno da mobbing. Il lavoratore può agire direttamente nei confronti del datore di lavoro per ottenere il risarcimento del pregiudizio determinato dal mobbing. Il datore di lavoro, infatti, è responsabile della salute e della sicurezza dei dipendenti e deve porre in essere tutte le misure necessarie ad evitare che possano derivare pregiudizi all’incolumità dei lavoratori dell’ambiente di lavoro [1].

Se nell’ambiente di lavoro si sviluppano fenomeni di mobbing il datore di lavoro può essere chiamato a risponderne sia in caso di mobbing orizzontale, ovvero realizzato dai colleghi a danno del lavoratore, sia in caso di mobbing verticale, ossia posto in essere direttamente dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico del lavoratore.

Per ottenere il risarcimento del danno da mobbing il lavoratore dovrà agire in giudizio e dimostrare:

  • le condotte di cui è stato vittima;
  • la qualificabilità di tali condotte come mobbing;
  • il pregiudizio subito;
  • il valore economico del pregiudizio subito;
  • il nesso di causalità tra le condotte mobbizzanti e il danno subito;
  • la mancata adozione, da parte del datore di lavoro, delle misure di sicurezza necessarie a proteggere il lavoratore dal rischio di mobbing.

Inoltre, se le conseguenze del mobbing producono la morte del lavoratore o lesioni personali, Il datore di lavoro può essere considerato responsabile sul piano penale per i reati di omicidio colposo [2] o lesioni personali colpose [3].


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Art. 589 cod. pen.

[3] Art. 590 cod. pen.


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