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Cos’è il Patto di lavoro?

27 Ottobre 2020
Cos’è il Patto di lavoro?

Tutto quello che c’è da sapere sullo strumento di collocamento connesso al Reddito di cittadinanza.

Tra le diverse forme di aiuti messi in campo dallo Stato, il Reddito di cittadinanza è quello in grado di aiutare in modo più diretto le famiglie. Il merito di questa potenzialità deriva dal fatto che, con una Postepay in mano, le persone sono indotte a spendere i soldi accreditati mensilmente per pagare le bollette, acquistare beni di prima necessità o farmaci, se necessari. Tuttavia, il Reddito di cittadinanza ha anche delle direttive severe da seguire, pena la perdita del sussidio. Tra queste, vi è anche quella di sottoscrivere il Patto di lavoro.

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente stai pensando di avviare le pratiche per richiedere il bonus di integrazione e non hai capito bene la questione dell’offerta congrua di lavoro oppure a chi devi rivolgerti per sottoscrivere il Patto. Può anche darsi che tu abbia ritirato da poco la card del Reddito e sia stato convocato da un Centro per l’Impiego. Ma a fare cosa? Di seguito, troverai tutte le risposte alle domande che ti stai ponendo, soprattutto se non sai cos’è il Patto di lavoro, dove si compila e in cosa consiste.

Reddito di cittadinanza: disponibilità e accompagnamento al lavoro

Quando si fa domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza, che ha visto i natali nel mese di aprile del 2019 [1], il candidato non deve pensare di accedere a un sussidio assistenzialistico. Infatti, dopo aver ritirato la Postepay sulla quale verrà accreditata la somma corrisposta, il beneficiario è tenuto a rispettare quello che dice la legge [2].

Nello specifico, questa stabilisce due condizioni che vincolano l’erogazione del reddito minimo:

  1. rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (did);
  2. stipulare il Patto per il lavoro.

La did consiste in un documento con il quale chi è disoccupato oppure è stato licenziato stabilisce l’avvio dello stato di disoccupazione. Questa certificazione può essere presentata:

  • in completa autonomia, collegandosi al sito ufficiale dell’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro (MyAnpal);
  • a un qualsiasi Centro di assistenza fiscale (Caf);
  • in un Centro per l’Impiego (Cpi).

Il passo successivo prevede la sottoscrizione del Patto di lavoro. Entro 30 giorni dal riconoscimento del sussidio, il beneficiario viene contattato dal Centro per l’Impiego di competenza per sostenere un colloquio conoscitivo e di raccolta dati.

Cos’è il Patto di lavoro?

Una volta recatosi presso il Cpi, l’operatore addetto e il percettore del Rdc iniziano a stendere il Patto per il lavoro. Ma di cosa si tratta esattamente? Si tratta di un vero e proprio percorso di reinserimento nel mondo lavorativo cucito espressamente sulla pelle di chi usufruisce del reddito di base.

Questa personalizzazione si articola in tre diverse fasi:

  1. la sottoscrizione;
  2. l’attuazione;
  3. l’offerta congrua di lavoro.

Il Patto di lavoro si dice concluso una volta soddisfatto il terzo e ultimo punto. Ma ora è giunto il momento di passarli tutti e tre in rassegna.

La sottoscrizione del Patto di lavoro

Il lettore attento avrà certamente capito che le mosse iniziali del Patto di lavoro prendono le mosse esclusivamente presso gli uffici del Cpi convocante.

La fase di sottoscrizione, a sua volta, si articola in 4 momenti:

  1. il cosiddetto primo incontro;
  2. l’analisi del mercato del lavoro;
  3. la mappatura delle opportunità;
  4. le attività propedeutiche di inserimento al lavoro.

Nel corso del primo incontro, l’operatore del Centro per l’Impiego rivolge una serie di domande al futuro sottoscrittore. L’obiettivo è quello di raccogliere tutte le informazioni necessarie per capire quali competenze sono state maturate nel corso degli anni, le esigenze che il disoccupato potrebbe avere se trovasse lavoro e quali sono le sue aspettative.

In questo step sono importanti anche le inclinazioni e le abilità sviluppate al di fuori dei contesti lavorativi (hobby, passioni, etc.).

Per rilasciare queste informazioni, il beneficiario del Rdc dovrà rispondere a semplici domande, del tipo: “Qual è il titolo di studio più alto che possiede?”, “cosa fa nel tempo libero?”, “dove si vede tra 10 anni?” o, ancora, “sopra quale Ral sarebbe disposto a lavorare per un’azienda?”.

La mole di informazioni viene registrata su apposito modulo e viene condivisa con una nuova figura lavorativa, finora non comparsa nella messa a punto del Patto di lavoro: stiamo parlando dei navigator.

Queste figure, introdotte proprio per supportare l’attuazione del reddito [3], collaborano con gli operatori dei Cpi nell’analisi dei dati rilasciati dal soggetto disoccupato. L’obiettivo è di individuare uno specifico lavoro di riferimento che venga fuori tenendo conto delle competenze, delle passioni e delle esigenze di chi fruisce del reddito.

Dopo averlo individuato, l’operatore e il navigator iniziano ad analizzare il mercato del lavoro preso in considerazione.

L’operazione richiede del tempo e, nel frattempo, le due figure si preoccupano di mappare le opportunità, gli incentivi e l’offerta formativa necessarie a far sviluppare le qualità tecniche e conoscitive del candidato.

Durante queste attività di esplorazione territoriale, il percettore del Rdc è invitato a partecipare ad attività propedeutiche di inserimento lavorativo. Un esempio di questi interventi sono i corsi di aggiornamento, alcuni brevi tirocini e altre attività educative volte alla formazione professionale.

Patto di lavoro: dalla sottoscrizione all’attuazione

La mole di lavoro del Centro per l’impiego e del navigator di riferimento non si esaurisce al momento della sottoscrizione del Patto di lavoro. Ad esso, infatti, fa seguito l’attuazione. A differenza del precedente, che è un momento organizzativo e di ricerca, l’attuazione del Patto di lavoro risponde invece a un criterio di verifica.

Per cominciare, il Cpi organizzerà appositi incontri durante i quali il destinatario del Rdc esporrà le azioni compiute per trovare lavoro. Durante questi appuntamenti è importante dimostrare di saper navigare su MyAnpal e tra i diversi cruscotti a disposizione dell’utente.

Inoltre, nella fase di attuazione del Patto per il lavoro, i navigator forniscono ai beneficiari supporto operativo e motivazionale. Può capitare, infatti, che la ricerca del lavoro non dia immediatamente buoni frutti.

Quando i supporter del Rdc si accorgono di avere di fronte un candidato che è a digiuno di quegli strumenti indispensabili per trovare un collocamento lavorativo, possono essere organizzati specifici laboratori per colmare le lacune.

Esempi di questi laboratori sono quelli finalizzati alla stesura di un curriculum vitae impeccabile, costruito sia con Europass, sia con Canva. Possono essere organizzati anche workshop durante i quali si apprendono le tecniche essenziali per scrivere una lettera di presentazione.

L’offerta congrua di lavoro

Gran parte della collaborazione intercorsa tra il beneficiario del reddito, l’operatore del Cpi e il navigator mira a raggiungere questa terza parte del Patto di lavoro. È un momento puramente pratico, nel corso del quale il cellulare squilla e, dall’altra parte della cornetta, una voce annuncia: “Abbiamo un’offerta congrua di lavoro per lei”.

Ma cos’è un’offerta congrua e perché si chiama così? Si tratta semplicemente di una posizione lavorativa potenzialmente accettabile dal percettore del Rdc e il suo nome deriva dal fatto che risponde alle competenze/aspettative/esigenze poste in essere dal candidato in sede di sottoscrizione del Patto di lavoro [4].

In riferimento all’arco temporale di godimento del sussidio statale, l’offerta congrua potrà arrivare in qualsiasi momento, ma non è detto che essa giunga sempre dallo stesso posto. Nello specifico, la congrua offerta di lavoro deve sottostare alla seguente classificazione:

  • nei primi dodici mesi di riscossione del Rdc: è congrua la prima offerta di lavoro che proviene da un luogo posto entro 100 km dalla residenza del beneficiario del reddito, ovvero raggiungibile in 100 minuti se si utilizzano i mezzi di trasporto pubblico. Nel caso in cui il percettore del Rdc declinasse questa posizione lavorativa, il raggio entro cui potrebbe provenire la seconda offerta congrua si allargherebbe a 250 km dalla propria residenza. Nel caso in cui anche questa andasse a vuoto, si considererà congrua l’offerta lavorativa proveniente da qualsiasi punto dell’Italia;
  • dopo i primi dodici mesi di percezione del Rdc: la prima e la seconda offerta congrua di lavoro potranno giungere entro una distanza massima di 250 km. Questo limite si estenderà a tutto il confine nazionale per la terza offerta di lavoro idonea pervenuta al decorrere del dodicesimo mese di fruizione del Rdc;
  • dopo il rinnovo: il Reddito di cittadinanza ha una durata massima di 18 mesi, alla cui scadenza può scattare un eventuale rinnovo. In questo caso, il beneficiario potrà ricevere offerte di lavoro congrue provenienti da qualunque punto dello stivale.

Facciamo un esempio pratico per spiegare meglio come funziona la congruità dell’offerta lavorativa.

Marco Rossi è un piallatore specializzato di Pescara. In seguito al licenziamento, Marco è disoccupato e percepisce il bonus di integrazione del reddito da 6 mesi. Fino a quel momento, il Centro per l’impiego presso il quale ha sottoscritto il Patto di lavoro non gli ha mai avanzato alcuna offerta lavorativa.

Tuttavia, un giorno, Marco viene contattato dal Cpi perché un’azienda di Torino è alla ricerca di un operaio addetto alla manutenzione della piallatrice. In questo caso, l’offerta di lavoro non è congrua, perché la distanza tra il luogo di residenza di Marco (Pescara) e la sede di lavoro (Torino) supera di gran lungo il limite dei 100 km. Ovviamente, il nostro piallatore sarà libero di accettarla comunque, ma qualora non rispondesse positivamente, l’offerta di lavoro non sarebbe nemmeno computata nel novero delle tre che gli spettano.

Un paio di mesi dopo, il Cpi torna a farsi sentire, questa volta proponendo a Marco un lavoro come piallatore per una fabbrica del legno di Chieti. L’offerta è congrua? In questo caso, sì, perché soddisfa sia i criteri relativi alle competenze del candidato, sia la distanza dal luogo di residenza.


note

[1] D. L. n. 4/2019.

[2] Art. 4 D. L. n. 4/2019.

[3] L. n. 26/2019.

[4] Art. 25 D. L. n. 150/2015.


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