Diritto e Fisco | Articoli

Cosa vuol dire amministratore di sostegno?

26 Dicembre 2020 | Autore:
Cosa vuol dire amministratore di sostegno?

Amministrazione di sostegno per persone affette da infermità: come funziona? Chi può essere nominato amministratore di sostegno e quali sono i suoi poteri?

Purtroppo, non tutte le persone possono provvedere autonomamente ai propri bisogni. A causa di patologie e problemi di salute vari, molti sono costretti a farsi aiutare da altri, spesso con enorme esborso di danaro e con il rischio di essere vittime delle mire di malintenzionati. La legge ha predisposto un formidabile strumento di tutela delle persone che hanno bisogno di aiuto e assistenza: si tratta dell’amministrazione di sostegno. Questo istituto, a differenza della tutela e della curatela, è stato pensato per coloro che non soffrono necessariamente di patologie gravissime o permanenti, ma anche per quanti si trovano solo momentaneamente impossibilitati a provvedere alle proprie esigenze, tipo ritirare i soldi della pensione per l’acquisto di viveri e indumenti. Cosa vuol dire amministratore di sostegno?

Come vedremo, l’amministratore di sostegno è la persona che, incaricata direttamente dal giudice, deve occuparsi della persona che ha bisogno del suo aiuto. L’amministratore di sostegno, però, non può agire a proprio piacimento: per assolvere al proprio compito deve badare soltanto all’interesse del beneficiario e deve inoltre dare conto del proprio operato al giudice al fine della conferma dell’incarico. Se l’argomento ti interessa, magari perché tu stesso hai bisogno di un amministratore di sostegno oppure perché sei stato proposto per la carica, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’amministrazione di sostegno.

Amministrazione di sostegno: cos’è?

L’amministrazione di sostegno è un istituto giuridico pensato per fornire un valido sostegno alle persone che, a causa della propria patologia, non possono provvedere autonomamente ai propri interessi.

In pratica, grazie all’amministrazione di sostegno, la persona bisognosa di assistenza può essere aiutata o sostituita, nel compimento di alcuni atti, da una persona appositamente nominata dal giudice.

Amministratore di sostegno: chi è?

L’amministratore di sostegno è la persona nominata dal giudice affinché assista chi, a causa della propria patologia, si trova nelle condizioni di non poter provvedere da sé alle proprie esigenze.

L’amministratore di sostegno affianca e/o sostituisce il beneficiario (cioè, la persona bisognosa d’aiuto) nel compimento degli atti espressamente individuati dal giudice nel proprio decreto.

Chi può essere nominato amministratore di sostegno?

Generalmente, l’amministratore di sostegno è scelto tra le persone più vicine al beneficiario: coniuge, figli, ascendenti, parenti stretti.

In assenza, è possibile nominare una persona del tutto estranea alla famiglia: un avvocato, un commercialista, una persona particolarmente nota per la sua probità, ecc.

Ad ogni modo, chiunque può essere nominato amministratore di sostegno. La scelta deve avvenire, però, con riguardo esclusivo alla cura e agli interessi del beneficiario.

Amministrazione di sostegno: quando?

Per legge, la persona che, per effetto di un’infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio [1].

I casi che giustificano la nomina di un amministratore di sostegno sono i più diversi: si va dalla patologia mentale a quella solamente fisica, dall’invalidità permanente a quella temporanea.

Perfino un infortunio (ad esempio, la frattura di una gamba che rende impossibile la deambulazione) può giustificare la nomina dell’amministratore di sostegno, il quale ovviamente decadrà dall’incarico nel momento in cui non ci sarà più bisogno del suo aiuto.

Secondo la giurisprudenza, l’amministrazione di sostegno può essere disposta anche nel caso in cui sussistano soltanto esigenze di cura della persona, senza la necessità di gestire un patrimonio, poiché l’istituto non è finalizzato esclusivamente ad assicurare la tutela agli interessi patrimoniali del beneficiario, ma è volto, più in generale, a garantire la protezione alle persone fragili in relazione alle effettive esigenze di ciascuna, limitandone nella minor misura possibile la capacità di agire [2].

Amministratore di sostegno: cosa deve fare?

L’amministratore di sostegno è tenuto a svolgere i compiti che il giudice espressamente prevede all’interno del decreto di nomina. Non è pertanto possibile dire a priori di cosa egli si dovrà occupare concretamente.

Nonostante ciò, la maggior parte delle volte, l’amministratore di sostegno è chiamato a:

  • prelevare dal conto postale o bancario del beneficiario quanto strettamente necessario per le sue esigenze primarie (acquisto di alimenti, vestiti, pagamento delle bollette, acquisto medicinali, ecc.);
  • resistere in giudizio nelle azioni legali promosse contro il beneficiario;
  • riscuotere buoni postali o altri titoli in scadenza.

Nel caso di azioni non espressamente attribuite all’interno del decreto di nomina, l’amministratore di sostegno è tenuto a chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare prima di agire.

Ad esempio, se l’amministratore di sostegno intende fare causa al vicino di casa del beneficiario perché, a suo dire, si è appropriato di una porzione di proprietà, dovrà chiedere preventivamente il permesso al giudice, il quale dovrà valutare se sussistono le condizioni per procedere.

Amministratore di sostegno: può rifiutare l’incarico?

La carica di amministratore di sostegno non si può rifiutare. Dunque, così come per la nomina a tutore (leggi l’articolo Si può rifiutare di fare il tutore), la persona designata come amministratore di sostegno non può tirarsi indietro.


L’amministratore di sostegno è la persona nominata dal giudice affinché assista chi, a causa della propria patologia, si trova nelle condizioni di non poter provvedere da sé alle proprie esigenze.

note

[1] Art. 404 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 19866/2018.

Autore immagine: Canva.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube