Pensioni: le novità nella manovra per il 2021

26 Ottobre 2020 | Autore:
Pensioni: le novità nella manovra per il 2021

Tutti i modi per lasciare anticipatamente il lavoro nel prossimo anno contemplati nella Finanziaria al vaglio del Governo.

La manovra economica per il 2021 contiene alcune novità sul fronte delle pensioni, soprattutto per chi non ha intenzione di attendere il traguardo ultimo fissato dalla legge e vuole usufruire della pensione anticipata, il cui requisito fino al 2026 resterà quello dei 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (con una finestra di tre mesi), oppure di un’alternativa per concludere prima l’attività lavorativa.

Una di queste è Opzione donna, che viene prorogata per il prossimo anno e che consentirà di andare in pensione a chi avrà maturato 35 anni di contributi entro il 2020 e avrà anche il requisito di età: 59 anni per le lavoratrici dipendenti, 60 anni per quelle autonome. C’è, però, una finestra da rispettare prima di cominciare a prendere la pensione: 12 mesi per le dipendenti e 18 mesi per le autonome. Il calcolo dell’assegno si baserà sui contributi effettivamente versati.

I tecnici impegnati nella riforma pensionistica mantengono aperta anche la via dell’Ape sociale: è necessario avere almeno 63 anni di età e dai 28 ai 36 anni di contributi. L’assegno massimo sarà di 1.500 euro lordi per 12 mensilità (non c’è la tredicesima), ma è riservato a chi è in una condizione svantaggiata (disoccupati, caregiver, invalidi civili almeno al 74%, lavoratori con attività gravose per almeno sei anni degli ultimi sette).

Per i lavoratori precoci è prevista la possibilità fino al 2026 di andare in pensione con 41 anni di contributi ed una finestra di tre mesi, sempre che abbiano alle spalle almeno 12 mesi di contributi versati prima di avere compiuto i 19 anni di età ed uno degli stati di bisogno appena citati per l’Ape sociale.

C’è, poi, quella che viene denominata «isopensione Fornero», ovvero un accompagnamento alla pensione anticipata o di vecchiaia in virtù di un accordo tra l’azienda con più di 15 dipendenti ed il lavoratore. Prevede uno scivolo di quattro anni (di sette anni per i rapporti di lavoro che si concludono entro la fine di novembre di quest’anno). In questo periodo di prepensionamento, si percepisce la contribuzione piena a carico del datore e viene pagata un’indennità pari alla pensione maturata.

Infine, è possibile beneficiare del contratto di espansione, frutto di un accordo sindacale nelle aziende con più di 1.000 dipendenti. Consente un prepensionamento massimo di cinque anni, purché l’azienda assuma nuovo personale ed avvii delle iniziative di formazione.

Il 2021 sarà anche l’ultimo anno di Quota 100, introdotta in via sperimentale per tre anni dal primo Governo Conte. Ancora per il 2021, quindi, sarà consentito lasciare anticipatamente il lavoro con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati.



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