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Si può avere la residenza in un terreno o in un alloggio precario?

31 Ottobre 2020
Si può avere la residenza in un terreno o in un alloggio precario?

È possibile avere la residenza anagrafica presso un nudo terreno oppure in un alloggio senza abitabilità?

La residenza ai fini anagrafici è disciplinata dall’articolo 43 del Codice civile che la definisce come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.

La Corte di Cassazione in diverse sentenze (ad esempio la n. 25.726 del 1° dicembre 2011 e la n. 1.738 del 14 marzo 1986) ha chiarito che:

  • per verificare se una persona ha la residenza in un luogo occorre accertare un elemento oggettivo (cioè la stabile permanenza in un certo luogo) ed uno soggettivo (la volontà di rimanere stabilmente in un dato luogo);
  • che il luogo in cui si fissa la propria residenza deve essere tale da potervi vivere e, pertanto, deve consistere in un alloggio o abitazione che dir si voglia;
  • che per accertare la sussistenza della stabile permanenza in un dato luogo e la volontà di rimanervi stabilmente è possibile ricorrere ad indici presuntivi (ad esempio esistenza dell’allaccio alle utenze dell’energia elettrica, dell’acqua, presenza di letto, armadi, vestiario ecc.).

Fatte queste premesse, possiamo senz’altro escludere che sia possibile avere una residenza presso un nudo terreno sui cui non esista alcun tipo, neppure allo stato di rudere, di costruzione in cui si possa vivere.

D’altra parte però la dottrina ritiene che non sia necessario che l’alloggio sia munito del certificato di abitabilità perché venga riconosciuta in esso la residenza di una persona.

In ogni caso la prassi della gran parte dei Comuni italiani è di riconoscere la residenza solo se l’abitazione risulti ad esempio idonea dal punto di vista igienico, non fatiscente, munita dei certificati di abitabilità e così via.

Riassumendo per quanto riguarda il suo caso:

  • è necessario che lei disponga su quel terreno o altrove di un alloggio il più possibile vicino alle caratteristiche di un’abitazione (cioè munito di tutti gli allacci alle utenze o, almeno, dotato in modo stabile di acqua corrente, di energia elettrica e di riscaldamento e nel quale sia dimostrabile che lei vive stabilmente) poiché, altrimenti, è assai probabile che la sua richiesta di fissarvi la residenza verrà rigettata dall’anagrafe comunale (le decisioni dell’anagrafe sono comunque impugnabili davanti al prefetto prima ed eventualmente davanti al giudice ordinario successivamente).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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