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Elenco tasse sulla casa di proprietà

26 Ottobre 2020
Elenco tasse sulla casa di proprietà

Imu, Tari e imposte sui canoni di locazione. Quanto costa mantenere una casa. 

In un precedente articolo abbiamo visto quali sono le tasse da pagare sulla vendita e sull’acquisto della casa. Si tratta di imposte da versare una tantum, ossia solo all’atto del passaggio di proprietà. In quella sede, abbiamo scoperto che chi compra deve versare l’Iva o l’imposta di registro (a seconda che compri da azienda o da privato), l’imposta ipotecaria e quella catastale. Abbiamo poi scoperto che l’Iva è, di norma, al 10% o, per gli immobili di lusso, al 22%, ma che, se si tratta della prima casa, scende al 4%.

Ora, ci occuperemo dell’elenco delle tasse sulla casa di proprietà, ossia di quelle imposte che bisogna versare ogni anno perché collegate alla titolarità del bene. Non si tratta quindi di un esborso occasionale, fatto cioè in occasione della stipula del rogito, ma di un impegno economico periodico. L’unico modo per liberarsi di tali pesi è vendere l’immobile, salvo fruire di alcune agevolazioni che la nostra legge prevede in favore dei possessori della cosiddetta “abitazione principale”. 

Ma procediamo con ordine.

Le tasse sulla casa

Quando si sente dire che il mattone è diventato un lusso, che l’imposizione fiscale è da capogiro e che non tutti possono permettersi il mantenimento di una seconda casa, non si tratta di luoghi comuni. 

Le tasse sulla casa sono un problema di politica economica e fiscale particolarmente delicato, che lascia spesso divisi i politici. Ogni Stato ha le sue “patrimoniali” e l’Italia ha deciso di utilizzare l’abitazione come mezzo per riscuotere gran parte delle proprie entrate. La ragione è semplice: circa il 70% degli italiani vive in una casa di proprietà. Del resto, buona parte dei servizi che il Comune eroga ai propri cittadini sono proprio collegati all’immobile – si pensi alla raccolta dei rifiuti, all’illuminazione, alla rete fognaria, ecc. – ragion per cui è naturale, e giusto, che ciascuno contribuisca per essi in ragione delle proprie capacità economiche. 

Ecco perché, oggi, la casa costituisce un presupposto d’imposta, ossia un fatto al ricorrere del quale si è obbligati a versare determinate tasse. Ma qual è l’elenco delle tasse sulla casa di proprietà? Di tanto parleremo qui di seguito.

L’Imu

La prima delle imposte che il proprietario di una casa deve versare è la famigerata Imu, ossia l’imposta municipale unica sugli immobili. Bisogna versare l’Imu tutti gli anni, salvo si rientri nell’esenzione di cui parleremo a breve.

L’Imu grava solo su colui che, in base ai pubblici registri immobiliari, risulta essere il titolare del bene. Dunque, non deve versare l’Imu l’affittuario o chi ha la casa in comodato d’uso. 

Devono poi versare l’Imu i titolari dei diritti reali in caso di usufrutto, uso, abitazione (compreso quello spettante al coniuge superstite sulla casa familiare e quello del socio della cooperativa edilizia a proprietà divisa sull’alloggio assegnatogli), superficie o enfiteusi, dal momento dell’acquisto del diritto.

L’Imu è commisurata ai mesi di possesso dell’immobile; si considera per intero il mese durante il quale il possesso si è protratto per più della metà dei giorni di cui il mese è composto.

Per una compravendita stipulata il 10 ottobre, il venditore è tenuto al pagamento per 9 mesi (da gennaio a settembre) e l’acquirente per i 3 mesi restanti (ottobre-dicembre).

L’imposta finisce nelle tasche del Comune nel cui territorio sono ubicati, interamente o prevalentemente, gli immobili.

Per sapere quanto si paga di Imu bisogna applicare alla base imponibile l’aliquota stabilita dal proprio Comune. 

La base imponibile è calcolata moltiplicando la rendita risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutata del 5%, per uno dei coefficienti moltiplicatori differenti a seconda della categoria catastale di appartenenza. 

Per le abitazioni classificate da A/1 ad A/11, escluso A/10, il coefficiente moltiplicatore è pari a 160.

La legge prevede l’esenzione Imu per l’abitazione principale (erroneamente si parla di “esenzione Imu sulla prima casa”). Per poter godere di questo sgravio totale dell’imposta è necessario che l’immobile beneficiato sia:

  • luogo di residenza del proprietario e di tutta la sua famiglia;
  • luogo di dimora abituale del proprietario e di tutta la sua famiglia.

Se la residenza consiste nel dato anagrafico riportato all’ufficio del Comune, la dimora abituale è una condizione di fatto: è necessario che, all’interno della casa, vi viva effettivamente il contribuente per gran parte dell’anno.

Quindi, nel caso di una coppia di coniugi con due residenze diverse, nessuno dei due potrà sfruttare l’esenzione Imu, mancando il primo dei due requisiti suddetti.

L’Imu è sempre dovuta sulla seconda casa.

La Tari

Esiste poi la Tari ossia la tassa sui rifiuti solidi urbani. 

Anche la Tari, come l’Imu, va versata tutti gli anni, ma a differenza di essa, non prevede alcuna esenzione. Quindi, la Tari va versata anche sull’abitazione principale così come sulla seconda casa. I Comuni possono prevedere degli sconti per le zone non raggiunte dal servizio di raccolta dei rifiuti.

Al pari dell’Imu, la Tari è dovuta anche se l’immobile non è abitato, è sfitto o è in corso di ristrutturazione. Per non pagare la Tari è necessario che l’immobile sia privo di utenze, arredi e sia stata fatta apposita dichiarazione al Comune.

Presupposto della tassa sui rifiuti è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

A differenza dell’Imu, la Tari grava anche sull’affittuario dell’immobile. 

La Tari è corrisposta in base a tariffa commisurata ad anno solare coincidente con un’autonoma obbligazione tributaria. 

La tariffa fa riferimento alla superficie dei locali e delle aree oggetto della tassa ed è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte.

La tariffa è composta da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, e da una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti; la tariffa inoltre è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica. La quota fissa è sempre dovuta mentre quella variabile non è dovuta se il contribuente dimostra di non produrre rifiuti suscettibili di smaltimento, in quanto riciclati o venduti a terzi, o di produrre esclusivamente rifiuti speciali non assimilati o non assimilabili agli urbani.

Irpef o cedolare secca

Chi dà la casa in affitto deve pagare, oltre all’Imu, anche le tasse sui canoni di locazione percepiti. In questo caso, il locatore ha due scelte: tassare i proventi in base al proprio scaglione Irpef o applicare la cosiddetta cedolare secca. 

La cedolare secca è un’imposta fissa; si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. È prevista un’aliquota ridotta al 10% per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni con carenze di disponibilità abitative o ad alta tensione abitativa.

 



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