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Dpcm anti-Covid: la stima del danno economico

26 Ottobre 2020 | Autore:
Dpcm anti-Covid: la stima del danno economico

I settori colpiti da chiusure o limitazioni di orari lamentano delle perdite enormi. E anche il Codacons lancia l’allarme consumi.

I settori interessati dalle chiusure imposte dall’ultimo Dpcm anti-Covid si leccano le ferite: titolari di palestre e piscine, ristoratori, baristi, gestori di impianti sciistici, addetti a cinema e teatri ed altri ancora fanno la conta dei soldi che perderanno da qui a un mese, sempre che il decreto resti davvero in vigore fino al 24 novembre e non ci sia una pericolosa proroga che metta a rischio il periodo pre-natalizio. Ma anche le associazioni dei consumatori fanno la loro stima del danno economico provocato dal Dpcm.

Secondo il Codacons, ad esempio, da qui a un mese ci sarà una possibile ulteriore riduzione dei consumi per circa 5,5 miliardi di euro, ovvero una minore spesa di circa 210 euro a famiglia. Per il Comitato per la difesa dei consumatori, il settore più penalizzato sarà quello dello sport, vista la chiusura totale di palestre e piscine e della ricaduta diretta e indiretta sui comparti del wellness e del fitness: la perdita è calcolata in tre miliardi di euro in un settore che interessa 20 milioni di italiani e che coinvolge circa 25mila aziende sul territorio.

Non c’è la chiusura totale, ma le limitazioni agli orari dei pubblici esercizi, sostiene il Codacons, creeranno un danno a bar, ristoranti, pub, ecc. di circa 2,7 miliardi di euro, considerando non solo i locali aperti al pubblico ma anche l’intero comparto agroalimentare che li rifornisce di cibo e bevande un miliardo di danni. Ammonterebbe, invece, a 90 milioni di euro il danno per cinema e teatri.

Poi, ci sono i singoli comparti che lamentano le perdite previste a causa del Dpcm. La Confederazione agricoltori (Cia) ritiene che la chiusura degli agriturismi alle 18 equivalga a non poter sostenere i costi e, quindi, a non riaprire più. La stessa misura viene criticata dalle imprese agricole, che temono un vistoso calo della vendita dei prodotti Dop e Igp. I pastori sardi cominciano a pensare che cosa fare con tutti gli agnelli che rimarranno invenduti, dopo il danno registrato a Pasqua. L’Associazione Parchi Permanenti fa un appello per salvare 60mila posti di lavoro in tutta Italia. Agimeg, l’Agenzia giornalistica sul mercato del gioco, stima una perdita causata dalla chiusura di sale bingo e di scommesse pari a 600 milioni di euro. Questa volta per l’Erario, però.



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