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Covid: lite nella maggioranza sul Dpcm

26 Ottobre 2020
Covid: lite nella maggioranza sul Dpcm

I provvedimenti appena presi per far scendere la curva dei contagi fanno discutere i partiti di Governo. 

Il nuovo Dpcm divide e confonde. L’opinione pubblica è spaccata tra i favorevoli alla linea della prudenza e i contrari che vedono le restrizioni come eccessive. Neanche la maggioranza è compatta sul provvedimento, del quale c’è già chi chiede la modifica: Matteo Renzi lo ha annunciato oggi.

Il leader di Italia Viva, uno dei partiti che compongono l’attuale Esecutivo, ha fatto presente che rispetterà il decreto firmato dal premier Giuseppe Conte, «come è giusto e logico che sia». Ma questo non vuol dire che lo accetterà passivamente.

«Chiederemo al presidente del Consiglio di modificare il Dpcm – ha scritto Renzi nella sua enews -. Serve un piano, una visione, una strategia. Non rincorrere gli eventi, ma prevederli come stiamo dicendo – spesso inascoltati – da mesi. Diremo queste cose in Parlamento, al premier Conte – che sosteniamo – sperando che ci ascolti e che cambi il Dpcm, nella parte su ristoratori, luoghi di cultura e attività sportiva».

La ministra renziana dell’Agricoltura Teresa Bellanova si era da subito detta contraria a una chiusura al pubblico di bar e ristoranti alle 18, essendo il settore già gravemente provato dai disastri della prima ondata di Coronavirus. Ma a non convincere Iv è anche la penalizzazione del comparto cultura, che il partito ritiene ingiustificata. E Renzi non risparmia un affondo all’ex collega Pd Dario Franceschini.

«Mi ha colpito che proprio il ministro della Cultura abbia giustificato la chiusura dicendo che dobbiamo salvare vite umane. Io dico che certo, è vero, vogliamo salvare vite umane. Ma basta essere andati al cinema o al teatro, in queste settimane, per capire che non sono posti dove si rischia di morire, ma dove – anzi – si impara a vivere meglio. Affrontare la pandemia è un dovere di tutti. Ma bisogna farlo senza cedere alla paura». Idem, sul terreno della didattica a distanza: «Chiudere di nuovo le scuole è una ferita devastante», a detta di Renzi.

L’ex presidente del Consiglio spiega qual è la sua ricetta per arginare l’escalation dei contagi. La chiama strategia delle 4 T. «Servono i tamponi rapidi a scuola, non i banchi a rotelle – si legge sulla sua enews -. Servono le aziende private per i trasporti, non complicate regole sulla didattica a distanza. Servono più posti in terapia intensiva, più personale sanitario e un sistema di tracciamento degno di questo nome, non generiche raccomandazioni ai cittadini. Serve far funzionare in modo efficiente e sicuro la macchina dei test, non chiudere i teatri e i ristoranti che rispettano le regole, perché questo crea un effetto a catena in tanti settori».

La replica del segretario Pd Nicola Zingaretti non si è fatta attendere. «Vedo molti distinguo da esponenti di Governo, da forze di maggioranza con iniziative politiche che ritengo incomprensibili – ha attaccato il leader di uno dei due partiti principali azionisti del Governo -. Penso che non siano mai stati seri quei partiti che la sera siedono ai tavoli del Governo e la mattina organizzano l’opposizione rispetto alle decisioni prese la sera precedente».

Il segretario Pd, dunque, richiama all’unità. Ma in serata hanno cominciato a circolare le chat tra esponenti del Movimento 5 Stelle, rivelatrici di una spaccatura più ampia. Alle critiche di Italia Viva, si uniscono quelle dei grillini, molti dei quali contrari alle chiusure di bar, ristoranti, cinema e teatri (per approfondire leggi qui: Dpcm: Conte ci ripensa?).



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