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Disobbedienza civile al lockdown: cosa si rischia?

26 Ottobre 2020 | Autore:
Disobbedienza civile al lockdown: cosa si rischia?

Coronavirus: il rifiuto di chiudere la propria attività commerciale è reato? Cosa comporta il mancato rispetto delle norme anti-Covid?

Il nuovo Dpcm del 24 ottobre emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministri ha imposto un semi-lockdown su tutto il territorio italiano. L’allarmante progressione dell’infezione da Covid-19 ha richiesto misure più stringenti rispetto a quelle precedentemente varate. Resta ferma la possibilità per i Governatori delle singole Regioni di applicare provvedimenti più restrittivi, com’è stato fatto ad esempio in Campania, ove dalle 23 fino alle 5 del mattino vige il coprifuoco completo. La nuova stretta si fa sentire pesantemente soprattutto sugli esercenti attività commerciali appartenenti alle categorie della ristorazione, del cinema e del teatro. I titolari di queste attività protestano per strada e chiedono di poter lavorare. Altri, invece, pensano di non rispettare il nuovo Dpcm, continuando a rimanere aperti. Cosa si rischia in caso di disobbedienza civile al lockdown?

Molti ritengono che disobbedire alle nuove norme anti-Covid non solo sia legittimo, ma anche economicamente conveniente; infatti, si rischierebbe solamente una sanzione pecuniaria che va da un minimo di 400 a un massimo di 3.000 euro. In realtà, non è così. Chi non rispetta il nuovo semi-lockdown approvato dal Governo rischia di incorrere in un reato, con conseguente possibilità di finire in manette. Vediamo cosa succede a chi non rispetta l’ordine di chiusura previsto nel nuovo Dpcm.

Disobbedienza civile: cos’è?

Cos’è la disobbedienza civile? Come suggerisce il nome, la disobbedienza civile consiste nel rifiuto di rispettare una legge che, secondo la propria intima convinzione, si ritiene ingiusta o illegittima.

In pratica, la disobbedienza civile si concretizza nella volontà di non rispettare un precetto di legge, nonostante questo sia valido e pienamente vincolante.

I motivi del rifiuto non possono essere futili, ma devono provenire da una profonda convinzione dell’illegittimità della legge violata: ad esempio, un ladro non è un disobbediente civile nei confronti della norma che punisce il furto.

Disobbedienza civile: è legale?

La disobbedienza civile, in quanto atto di ribellione proveniente da più persone nei confronti di una o più leggi ritenute in conflitto con i principi morali propri e dell’intera società, non è contemplata dal nostro ordinamento.

A differenza dell’obiezione di coscienza, intesa quale rifiuto del singolo di obbedire ad una norma che contrasta con la propria morale, non esistono casi in cui essa sia legittimata; d’altronde, se lo fosse, non sarebbe più una vera disobbedienza.

Lockdown: cosa prevede il nuovo Dpcm?

Il Dpcm del 24 ottobre, introduttivo del nuovo lockdown (cosiddetto semi-lockdown, per via delle misure meno stringenti rispetto a quello che c’è stato in Italia nei mesi di marzo e aprile del 2020), prevede le seguenti nuove restrizioni alle libertà dei cittadini:

  • chiusura di bar e ristoranti alle ore 18. Secondo il nuovo Dpcm, a decorrere dal 26 ottobre 2020, le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5.00 fino alle 18.00. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18, è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico mentre è consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitaria. È consentita fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze;
  • raccomandazione di stare in casa, di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza. È inoltre fortemente raccomandato l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie (mascherine, ecc.) anche all’interno delle abitazioni private in presenza di persone non conviventi;
  • didattica a distanza nelle scuole superiori, che dovrà arrivare a coprire il 75% dell’attività;
  • divieto di feste dopo matrimoni e cerimonie, civili e religiose, sia nei luoghi chiusi che all’aperto;
  • chiusura totale di cinema, teatri, sale giochi e scommesse;
  • divieto di sagre, fiere ed eventi similari;
  • chiusura degli impianti sciistici;
  • chiusura di piscine e palestre.

Disobbedienza civile al lockdown: quali rischi?

Veniamo ora al punto cruciale del nostro articolo. Cosa rischia chi disobbedisce al lockdown e decide di non chiudere la propria attività?

L’esercente un’attività commerciale rientrante tra quelle che, secondo il Dpcm del 24 ottobre 2020, devono completamente chiudere i battenti (cinema, teatri, ecc.) oppure fortemente ridimensionare la propria apertura al pubblico (bar, ristoranti, ecc.), se decide di trasgredire al nuovo lockdown, rischia di dover pagare una sanzione economica che va da un minimo di quattrocento a un massimo di tremila euro.

A questo tipo di sanzione si aggiunge l’obbligo di chiusura. Secondo la legge, la  violazione degli obblighi imposti per fronteggiare l’emergenza da Coronavirus a carico dei gestori di pubblici esercizi o di attività commerciali è sanzionata altresì con la chiusura dell’esercizio o dell’attività da cinque a trenta giorni [1]. La sanzione è irrogata dal Prefetto.

In caso di recidiva, cioè di nuova violazione delle norme sul lockdown, la sanzione pecuniaria amministrativa è raddoppiata, mentre quella dell’obbligo di chiusura è applicata nella misura massima (trenta giorni).

Disobbedienza civile al lockdown: quando è reato?

Se neanche le misure appena descritte dovessero scoraggiare una disobbedienza civile al lockdown (il proprietario di un cinema se ne importerebbe poco della sanzione dell’obbligo di chiusura, visto che il lockdown gli impone già di tener giù la serranda), allora occorre sapere che la violazione delle norme contro la pandemia può far incorrere in conseguenze penali. In altre parole, c’è il rischio di commettere un reato.

Innanzitutto, il Codice penale stabilisce che chi non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro [2]. Ma questo è il male minore. Nel caso di disobbedienza al lockdown, infatti, potrebbe scattare il più grave reato di inosservanza delle norme per impedire la diffusione di una malattia infettiva.

Secondo la legge, chi non osserva un ordine dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto da tre mesi a diciotto mesi e con l’ammenda da 500 a 5.000 euro [3].

Insomma: rifiutarsi di chiudere la propria attività commerciale può comportare una mera sanzione economica, l’obbligo di chiusura stabilito dal Prefetto o, nei casi più gravi (ad esempio, quando si ripete nel tempo la disobbedienza), l’arresto.


Rifiutarsi di chiudere la propria attività commerciale può comportare una mera sanzione economica, l’obbligo di chiusura stabilito dal Prefetto o, nei casi più gravi (ad esempio, quando si ripete nel tempo la disobbedienza), l’arresto.

note

[1] Art. 2, D. l. n. 33/2020.

[2] Art. 650 cod. pen.

[3] Art. 260 del regio decreto 27  luglio  1934, n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie), così come modificato dal d.l. n. 19/2020.

Autore immagine: Canva.com


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