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Permessi 104 per formazione: c’è il licenziamento?

26 Dicembre 2020 | Autore:
Permessi 104 per formazione: c’è il licenziamento?

Il dipendente che assiste un portatore di handicap grave può impegnare parte delle giornate di permesso legge 104 per aggiornarsi?

Una delle agevolazioni più importanti, per i lavoratori disabili o che assistono un familiare disabile, consiste nella possibilità di beneficiare di permessi mensili retribuiti, i cosiddetti permessi legge 104.

Questi permessi, se fruiti in prima persona dal lavoratore disabile, sono finalizzati non solo alla tutela della propria salute fisica, ma anche psichica, con il diritto a salvaguardare i rapporti familiari e sociali. Mentre, per quanto riguarda la fruizione dei permessi da parte del lavoratore che si prende cura di un disabile, la principale finalità è quella di assistenza.

Ci si domanda, però, se il lavoratore che presta assistenza possa utilizzare una piccola parte della giornata in cui fruisce del permesso per attività formative: con i permessi 104 per formazione c’è il licenziamento? Alla domanda ha risposto la Cassazione, con una nuova ordinanza [1] nella quale si chiariscono dei concetti molto importanti, come la durata delle attività d’assistenza durante le giornate di permesso.

Ancora una volta, dunque, la Suprema corte è stata chiamata a pronunciarsi su eventuali abusi nell’utilizzo dei permessi legge 104: una misura senz’altro fondamentale per i disabili ed i loro familiari, ma che si presta talvolta ad un utilizzo distorto.

I controlli in merito all’effettività dell’assistenza del disabile si fanno sempre più frequenti ed assidui, potendo essere attuati sia da personale ispettivo interno all’azienda che da investigatori privati [2].

Le conseguenze previste per l’abuso nella fruizione dei permessi legge 104 sono molto pesanti e possono consistere anche nel licenziamento per giusta causa.

Quanto durano i permessi legge 104?

Le assenze retribuite fruibili sono pari a 3 giorni al mese e sono frazionabili. Il lavoratore disabile che fruisce dei permessi in prima persona, tuttavia, può beneficiare anche di 2 ore di permesso giornaliero retribuito, ridotte a 1 ora in caso di orario di lavoro inferiore alle 6 ore giornaliere.

Per il lavoratore che assiste il disabile, invece, i permessi pari a 2 ore (o a un’ora) al giorno non sono fruibili, ma il frazionamento orario richiede il rispetto di specifici limiti. Il calcolo delle ore di permesso differisce in base all’orario normale di lavoro, determinato su base settimanale, plurisettimanale o part time.

A chi spettano i permessi legge 104?

La condizione fondamentale per beneficiare del permesso per sé o per i familiari è la grave disabilità, cioè il riconoscimento di un handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104 [3]: questa condizione deve essere accertata, in capo al lavoratore disabile, o al disabile assistito dal lavoratore, dalle apposite Commissioni Asl. Inoltre, per fruire delle assenze deve essere inviata un’apposita domanda telematica all’Inps.

Qualora a fruire del permesso sia il lavoratore che si prende cura del portatore di handicap, l’assistenza deve essere effettiva: ad esempio, non è possibile fruire delle assenze se il disabile è ricoverato a tempo pieno in ospedale, a meno che la struttura non richieda l’assistenza. Il lavoratore è dichiarato dal disabile quale suo referente unico per l’assistenza.

Il lavoratore che si prende cura del portatore di handicap grave può comunque essere referente unico, anche se:

  • nel nucleo familiare del disabile vi sono familiari conviventi non lavoratori idonei a prestare assistenza;
  • sono presenti altre forme di assistenza pubblica o privata, come assistenti familiari- badanti.

A quali familiari spettano i permessi legge 104?

Il lavoratore può fruire dei permessi legge 104 per assistere un familiare portatore di handicap grave, se questi è:

  • suo figlio;
  • suo marito, sua moglie o il suo partner dell’unione civile, nonché il suo convivente di fatto; si tratta del convivente more uxorio, come risultante dalla dichiarazione dell’anagrafe (non è necessaria la firma di un patto di convivenza);
  • un suo parente o affine entro il 2° grado;
  • un suo parente o affine entro il 3° grado, se i genitori o il coniuge, o la parte dell’unione civile, o il convivente del portatore di handicap hanno compiuto i 65 anni, oppure sono anch’essi affetti da patologie invalidanti a carattere permanente, o sono deceduti o mancanti.

Il permesso legge 104 deve essere giustificato?

Ci si domanda se sia necessaria una rendicontazione dei permessi legge 104, dimostrando che l’utilizzo delle assenze sia avvenuto per finalità di assistenza, anche in senso lato: ad esempio, aver svolto delle commissioni per conto del disabile, averlo accompagnato a una visita medica etc.

Innanzitutto, è necessario evidenziare, come già osservato, che la finalità di assistenza è prevista solo in relazione ai permessi goduti dal lavoratore che assiste il disabile, mentre il lavoratore disabile, che gode dei riposi legge 104 per sé stesso, può utilizzarli anche per motivi di svago [4].

Il dipendente che assiste il disabile, in ogni caso, non ha bisogno di dimostrare “a posteriori” la finalità assistenziale dei permessi legge 104, ma la dimostra “a priori”, inoltrando l’apposita domanda all’Inps (e per conoscenza al datore di lavoro), alla quale deve essere allegata tutta la documentazione del caso: certificazione della disabilità in situazione di gravità con apposito verbale, dichiarazione del disabile con cui sceglie il lavoratore come suo referente unico (ne abbiamo parlato in: Domanda permessi legge 104).

Il datore di lavoro può, certamente, effettuare delle verifiche, anche tramite investigatori privati, sul corretto utilizzo dei permessi per l’assistenza del disabile: in caso di utilizzo improprio delle assenze, il dipendente può essere severamente sanzionato, sino ad arrivare al licenziamento.

Quali attività sono consentite nelle giornate di permesso legge 104?

Nonostante il dipendente non sia tenuto a presentare una certificazione di assistenza ogni volta che fruisce dei permessi retribuiti, questo non significa che possa utilizzare le assenze per finalità estranee a quelle di cura del disabile.

In altri termini, il dipendente non può utilizzare i permessi legge 104 per andare in vacanza, per fare sport o per fare shopping, a meno che non si tratti di attività che rispondano alle esigenze del disabile, come accompagnarlo a fare acquisti, portarlo a fare una passeggiata o sbrigare delle commissioni per lui.

A questo proposito, il ministero del Lavoro ha chiarito che non è obbligatorio assistere il disabile per tutto il tempo “in presenza[5]: l’assistenza si può sostanziare anche in attività che risultino comunque di aiuto al portatore di handicap, come portarlo al lavoro, o ritirare esami, pagare bollette e svolgere altre incombenze per suo conto durante l’orario lavorativo.

Per quante ore si devono svolgere le attività di assistenza?

Le attività svolte per la cura e l’assistenza del portatore di handicap, o per conto del disabile, non devono necessariamente durare per l’intera giornata, come ha recentemente chiarito la Cassazione [1]: non c’è abuso nella fruizione dei permessi se il dipendente dedica all’accudimento della persona un numero di ore superiore a quelle previste nell’orario di lavoro giornaliero.

Si può partecipare a un corso di formazione durante i permessi legge 104?

Se il lavoratore beneficiario dei permessi dedica alla cura di disabile un lasso di tempo superiore all’orario lavorativo giornaliero, è irrilevante lo svolgimento di altre attività nella giornata di riposo legge 104.

Il dipendente, dopo aver accudito il portatore di handicap, può, ad esempio, svolgere un corso di formazione, o comunque dedicarsi ad attività non legate all’aiuto del disabile: secondo la suprema Corte [1], in questi casi è illegittimo il licenziamento intimato per giusta causa.


note

[1] Cass. ord. 23434/2020.

[2] Cass. sent. 21888/2020.

[3] Art. 3 Co. 3 L. 104/1992.

[4] Cass. ord. 20243/2020.

[5] Ministero del Lavoro, Int. 30/2010.


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