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Covid: ecco che succede se il Dpcm non funziona

27 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: ecco che succede se il Dpcm non funziona

Gli statistici: si rischia di arrivare in poche settimane a sfiorare il milione di contagi e a superare i 60mila ricoveri, molti più di marzo.

Che ci sia una fetta della società italiana contraria al Dpcm anti-Covid entrato in vigore ieri, lo dimostrano le proteste in piazza (in alcuni casi, piuttosto violente) delle ultime ore, oltre al malessere di chi è stato costretto a chiudere o a limitare la propria attività lavorativa. Ma anche chi, dalla parte opposta, ritiene che le misure in atto fino al 24 novembre non saranno sufficienti a contenere i contagi. È il caso del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che invoca un lockdown come quello della primavera scorsa.

Nel tentativo di lasciare da parte le opinioni e di fare delle previsioni numeri alla mano, scendono in campo gli statistici dell’Università e del Politecnico di Pavia, delle facoltà di Udine e di Trento e del Politecnico di Milano.

Quei «numeri alla mano» dicono che se il Dpcm non funziona, cioè se le misure per il contenimento della pandemia in Italia si rivelano inefficaci, nell’arco di tre settimane avremo quasi 1 milione di contagi, più di 60mila persone ricoverate in ospedale e 5.700 pazienti in terapia intensiva.

Le conseguenze di un eventuale fallimento del decreto si capiscono meglio se si mettono a confronto questi numeri con quelli registrati durante la prima ondata del coronavirus in Italia, cioè in quel periodo in cui ci è sembrato di vivere l’Apocalisse.

L’8 marzo, cioè quattro giorni prima del lockdown nazionale, in ospedale c’erano 3.500 persone, di cui 650 in terapia intensiva. Tre settimane dopo, cioè a fine marzo, i pazienti ricoverati erano 28.400, con 4.000 in terapia intensiva. Un’impennata spaventosa, nonostante le chiusure generalizzate e l’obbligo di restare a casa se non per le necessità più impellenti.

Oggi, si teme che possa succedere lo stesso, solo che si parte da una cifra molto più alta e la mobilità dei cittadini (e quindi il rischio dei contagi) è decisamente maggiore. «L’andamento della curva è evidente ed esponenziale», dicono i ricercatori delle università che hanno elaborato i dati. «Siamo come un Tir che va dritto contro un muro, per frenare abbiamo bisogno di cominciare per tempo altrimenti ci schianteremo. Se non interveniamo subito – concludono – poi ci vorrà molto più tempo per tornare indietro»



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