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La legge va sempre rispettata?

27 Ottobre 2020
La legge va sempre rispettata?

Tutti i casi in cui, alla violazione di una legge, non conseguono sanzioni giuridiche. 

Che ci starebbero a fare le leggi se non fossero obbligatorie? Eppure, non sempre la legge va rispettata. O meglio, non sempre alla violazione di una legge fa da contraltare una sanzione. In alcuni casi, è la stessa legge a non prevedere una pena per la sua violazione. In altri casi, sono ammesse giustificazioni che possono escludere l’applicazione della pena. 

Certo, se ponessimo la questione sotto un profilo civico dovremmo concludere che la legge va sempre rispettata a prescindere dalle conseguenze. E questo per il bene di tutti, della collettività e quindi del singolo. 

Non c’è dubbio infatti che ogni legge nasca da una valutazione di opportunità per il bene comune, valutazione che viene fatta dai rappresentanti del popolo, nell’interesse del popolo stesso, nella sua unitarietà. Ecco che allora ben potrebbe essere che una legge giusta per il gruppo possa risultare ingiusta, o quanto meno svantaggiosa, per il singolo. Ma il singolo deve riuscire a mettere da parte l’interesse individuale per quello generale. Del resto, se così non fosse, si potrebbe ben verificare il contrario: che, nel momento in cui quest’ultimo debba invocare a proprio favore una norma, ci sia un’altra persona, per la quale quella norma è svantaggiosa, che si rifiuti di applicarla. 

Il risultato sarebbe facilmente immaginabile: una società dove non ci sono regole e quelle poche che ci sono sarebbero applicate all’occorrenza.

Ecco perché le leggi non possono essere rispettate a intermittenza ma lo devono essere sempre e comunque. Né si può pensare, per le stesse ragioni, che ogni cittadino sia arbitro e giudice delle leggi giuste, quindi da rispettare, e di quelle ingiuste, da non rispettare. Un tale compito è affidato, nel nostro ordinamento, solo alla Corte Costituzionale, che lo esercita peraltro non già sulla base di un vaglio soggettivo ma di un parametro fisso e immutabile: la Costituzione. E così, la Corte Costituzionale è chiamata a cancellare solo quelle leggi che non rispettano la Costituzione, ma non quelle ad essa sgradite.

La disobbedienza civica, come forma di protesta pacifica contro una norma comunemente ritenuta ingiusta, non ha alcun valore giuridico e non esonera i responsabili della violazione dalle sanzioni. Certo: tanto più è alto il numero di trasgressori, tanto più difficile è applicare le pene e questo rende tali forme di protesta assai efficaci, anche sotto il profilo della pressione sugli organi politici.

Dicevamo che ogni legge va sempre rispettata, prima ancora per una questione civica che non giuridica. Ciò nonostante, il legislatore è consapevole dell’umana debolezza e così, per rendere il comando legislativo efficace ed effettivo, lo accompagna alle sanzioni che variano a seconda dell’importanza del precetto.

Chi non rispetta la legge incorre in pene più o meno gravi. 

Si dice che la pena svolge una funzione deterrente: il timore di essa dovrebbe spingere il cittadino a rispettare la legge. Sappiamo che non è sempre così e, nonostante le sanzioni imposte dall’ordinamento, c’è chi delinque, chi evade, chi ruba, chi non rispetta il Codice della strada, chi cerca di sottrarsi alle regole. Ragion per cui, l’astratta previsione di una pena, da sola, non basta: è necessario un organo che accerti le violazioni e irroghi le sanzioni. Quest’organo è costituito dalle autorità di pubblica sicurezza e dalla magistratura.

Ci si chiederà, a questo punto, quando la violazione della legge non comporta sanzioni. Il primo caso è, per quanto raro, anche il più banale ed è quello in cui la legge, pur prescrivendo come obbligatorio un determinato comportamento, non associa alla sua violazione alcuna sanzione. Un esempio potrebbe essere l’obbligo, per alcune categorie professionali, di accettare i pagamenti tracciabili tramite Pos. L’esercente che non è munito dell’apposito Point Of Sale, pur violando la legge, non incorre in alcuna sanzione.

Questo non fa della legge un precetto meno categorico: non esistono infatti leggi “di serie A” e leggi “di serie B”. Il comando resta pur sempre obbligatorio, ma dalla sua violazione non derivano conseguenze, né di carattere amministrativo, né penale. In realtà, a ben vedere, nell’esempio appena visto è prevista una conseguenza di carattere civilistico: il cliente che non sia munito di contanti potrebbe esigere di pagare in un momento successivo senza che dal ritardo possano conseguire gli interessi di mora.

Un altro caso in cui si potrebbe dire che la legge non va rispettata è quello in cui il suo contenuto preveda solo raccomandazioni e non obblighi. Ne abbiamo avuto un esempio durante la pandemia Covid-19: alcuni Dpcm governativi hanno consigliato fortemente ai cittadini di non uscire di casa, pur non prevedendo sanzioni per i trasgressori.

Esistono infine altri casi in cui le sanzioni previste dall’ordinamento per una violazione di legge sono circoscritte e consistono solo in una perdita di diritti o benefici. Così, ad esempio, la legge che impone di non vendere la prima casa prima di cinque anni associa, alla sua violazione, la perdita del bonus fiscale usufruito all’atto dell’acquisto. Ed ancora, all’obbligo della fedeltà nel matrimonio, non è collegata una vera e propria sanzione ma solo la perdita del diritto al mantenimento e dei diritti successori. Così, in una coppia ove entrambi i coniugi conseguono lo stesso reddito, non sussistendo alcuna disparità economica che giustifichi la corresponsione dell’assegno divorzile, il tradimento non è sanzionato.

Per chiudere la rassegna, non possiamo non citare le cosiddette cause di giustificazione: si tratta di ipotesi in cui, pur venendo violata la legge, l’ordinamento non prevede sanzioni perché il comportamento del trasgressore viene in qualche modo giustificato e tollerato.

Le ipotesi tipiche sono la forza maggiore, lo stato di necessità e il caso fortuito. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

La «forza maggiore» è costituita da tutti quei fatti straordinari e imprevedibili, estranei alla sfera d’azione del cittadino. Così, se una persona è custode di un oggetto altrui e questo perisce a causa di un improvviso terremoto, non è dovuto alcun risarcimento del danno. 

Lo «stato di necessità» è la condizione in cui viene a trovarsi una persona allorché è costretta ad agire in un determinato modo, contrario alla legge, solo per salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Si pensi al caso di una persona che, intravedendo un’auto provenire sulla propria corsia di marcia dal senso opposto, per schivarla sia costretto a sterzare sul marciapiede investendo un passante; egli non sarà punibile per le lesioni procurate a terzi.

C’è infine il «caso fortuito» ossia un evento indipendente dalla volontà umana che esca dalla ragionevole prevedibilità, a cui non si possa ovviare senza cautele superiori a quelle della media diligenza. Ad esempio, il Comune è responsabile per tutti i danni procurati a terzi dalle buche stradali, ma se un ciclista vi va a finire dentro perché distratto dalla lettura del cellulare, allora alcun risarcimento gli va riconosciuto. 



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