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Pensione opzione donna: come si calcola

27 Ottobre 2020 | Autore:
Pensione opzione donna: come si calcola

Pensionamento anticipato col ricalcolo contributivo per le lavoratrici: come determinare l’ammontare dell’assegno.

È stata prorogata, in base a quanto disposto nel disegno di legge di bilancio per il 2021, la pensione con opzione donna: si tratta di un’importante possibilità di uscita anticipata, che riguarda sia le lavoratrici dipendenti che le autonome.

In sostanza, questa pensione di anzianità può essere ottenuta con un minimo di 58 anni di età (59 anni per le autonome) e 35 anni di contributi. In cambio dell’anticipo, però, l’intero assegno viene ricalcolato col sistema contributivo. Ma, nel dettaglio, la pensione opzione donna come si calcola?

Il ricalcolo integralmente contributivo ha delle significative differenze rispetto alla determinazione dell’assegno col sistema misto, ossia retributivo sino al 31 dicembre 1995 (31 dicembre 2011 per chi ha oltre 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995), poi contributivo.

Il calcolo contributivo non si basa infatti sugli ultimi redditi o sulle ultime retribuzioni percepite, come il sistema retributivo- reddituale, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Questo calcolo può comportare una penalizzazione, che può superare il 30% (non è possibile comunque determinare una percentuale di decurtazione a priori, in quanto il taglio è diverso per ogni lavoratore, in base allo sviluppo della carriera).

Chi può pensionarsi con opzione donna?

Accedono all’opzione donna [1] le lavoratrici con i seguenti requisiti, secondo l’ultima proroga inserita nel ddl di bilancio:

  • dipendenti: 58 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2020;
  • autonome: 59 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2020.

Si applica, dalla maturazione dei requisiti, una finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome; la finestra è annuale per il comparto scuola.

I 35 anni di contributi possono essere raggiunti anche tramite la ricongiunzione (un’operazione normalmente a pagamento, che consente di riunire i versamenti in un’unica cassa), con il cumulo dipendenti- commercianti (interno all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps), con la totalizzazione in convenzione Inps Enpals (per lavoratori dello spettacolo) e con la totalizzazione dei contributi accreditati all’estero in Paesi comunitari o convenzionati con l’Italia.

Sono escluse dalla misura le libere professioniste iscritte a una cassa di categoria e le iscritte presso la gestione Separata (in quanto presso questa gestione si applica già il ricalcolo interamente contributivo).

Come funziona il calcolo contributivo della pensione opzione donna?

Alle beneficiarie dell’opzione, l’assegno pensionistico è ricalcolato col sistema interamente contributivo.

Il ricalcolo contributivo comprende due quote di pensione:

  • la quota A, sino al 31 dicembre 1995 (valida solo per chi ha optato per il calcolo interamente contributivo, oppure per il computo presso la gestione Separata, per l’opzione donna o per la totalizzazione);
  • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

A differenza della generalità delle pensioni calcolate col sistema integralmente contributivo, l’assegno con opzione donna può essere integrato al minimo.

Come si calcola la quota B di pensione opzione donna?

Per ricavare l’assegno di pensione opzione donna corrispondente alla quota B, bisogna:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria), oppure applicare al reddito lordo l’aliquota contributiva differente prevista dall’Inps per le altre categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base al tasso di capitalizzazione, che corrisponde alla media mobile quinquennale del Pil nominale;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, un valore espresso in percentuale che aumenta con l’età;
  • si ottiene così la quota B di pensione.

Come si calcola la quota A di pensione opzione donna?

Ricavare la quota A contributiva è notevolmente più complesso:

  • bisogna innanzitutto trovare la base imponibile nel periodo di riferimento (antecedente al 1996): il periodo di riferimento è pari a 10 anni per i lavoratori del settore privato, pari a 18 mesi o a 3 anni (in base all’anzianità al 31 dicembre 1992) per i dipendenti pubblici; l’imponibile contributivo deve essere considerato entro il massimale previsto per ogni anno;
  • bisogna poi ricavare la retribuzione media settimanale nel periodo di riferimento:
    • si ricava innanzitutto l’ammontare dei contributi di ciascun anno, moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota contributiva in vigore nell’anno considerato, con l’eventuale aliquota aggiuntiva per chi supera la 1° fascia di reddito o retribuzione;
    • si applica poi la rivalutazione composita dei contributi, virtualmente accreditati, fino al 31 dicembre 1995, utilizzando il tasso annuo di capitalizzazione;
    • si ottiene così la contribuzione media versata nel periodo di riferimento, rivalutata al 31 dicembre 1995;
    • questo valore va diviso per la somma del numero di settimane di versamenti (o di mesi, o di giorni, in base alla gestione interessata) nel periodo di riferimento;
    • si determina così la retribuzione media settimanale, giornaliera o mensile percepita dall’interessato nel periodo di riferimento.

Una volta trovata la retribuzione media del periodo di riferimento, bisogna procedere ai calcoli relativi al periodo antecedente a quello di riferimento.

Si deve innanzitutto ricavare l’anzianità contributiva antecedente al periodo di riferimento: si tratta dei contributi accreditati dall’inizio del rapporto assicurativo fino a tutto il 1985 per i dipendenti del settore privato e per gli autonomi, fino al 31 dicembre 1992 per i dipendenti pubblici (indipendentemente dal fatto che abbiano più o meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1992).

L’anzianità va ridotta di un valore pari al rapporto tra l’aliquota contributiva vigente nell’anno e l’aliquota contributiva media vigente nei 10 anni che precedono l’esercizio dell’opzione [2].

Bisogna calcolare quanto valgono 52 settimane di contributi nel 1980, considerando che l’aliquota vigente nell’anno considerato era pari al 23,89% e l’aliquota media degli ultimi 10 anni è pari al 32,97%. Dato che il rapporto tra l’aliquota vigente all’epoca (23,89%) e quella calcolata sulla base delle medie degli ultimi dieci anni (32,97%) è pari a 0,72, moltiplico le 52 settimane per 0,72, ottenendo 38 come risultato. Quindi, 52 settimane nel 1980 equivalgono a 38 settimane ponderate.

Si deve poi ricavare il montante complessivo alla data del 31 dicembre 1995: si tratta della somma dei contributi ridotti e dei contributi compresi nel periodo di riferimento.

Si determina così l’anzianità contributiva complessiva per il periodo precedente il 1996.

Il risultato del prodotto tra la media della contribuzione settimanale, giornaliera o mensile versata e l’anzianità contributiva costituisce la quota di montante relativa al periodo che precede il 1996, quindi alla quota A di pensione, che deve essere rivalutata sulla base del tasso di capitalizzazione fino all’anno precedente la data di decorrenza della pensione.

Per ulteriori approfondimenti, leggi: Come funziona il calcolo contributivo della pensione.


note

[1] Art. 16 DL 4/2019.

[2] Circ. Inps 181/2001.


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