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Le imposte nella divisione dei beni in comunione legale

26 Dicembre 2020
Le imposte nella divisione dei beni in comunione legale

Conseguenze fiscali dello scioglimento della comunione dei beni tra coniugi.

Ti sei sposata in regime di comunione dei beni. All’epoca, non eri preparata su tale aspetto e ti fidavi ciecamente di tuo marito. Pertanto, avete condiviso ogni acquisto fatto durante il matrimonio: dalla casa alla barca a vela. Ora, però, è intervenuta la separazione e il giudice vi ha autorizzato a vivere in due case diverse. In tale circostanza, la comunione si scioglie ed i beni dovranno essere divisi in parti uguali. Lo stesso vale in caso di morte di uno dei due coniugi.

In questo articolo vedremo, in particolare, le imposte nella divisione dei beni in comunione legale. Secondo l’orientamento giurisprudenziale più recente, è necessario pagare solo una volta le tasse di registro e quelle ipotecarie e catastali. La ragione è molto semplice: la divisione dei beni non è il frutto di atti separati, ma va considerata come un’unica massa. Se vuoi qualche informazione in più sull’argomento ti consiglio di prenderti cinque minuti di tempo e proseguire nella lettura.

Cos’è la comunione legale?

Prima di affrontare il tema centrale di questo articolo, devi sapere che se i nubendi, al momento delle nozze, non manifestano alcuna scelta, si instaura in automatico la comunione legale dei beni. Di conseguenza, ogni acquisto effettuato dai coniugi, congiuntamente o separatamente, appartiene ad entrambi (salvo alcune eccezioni, come ad esempio i beni personali). Ti faccio un esempio.

Marco e Cinzia si sposano in regime di comunione di beni. Dopo circa un anno, Marco acquista una casa in montagna dove passare le vacanze con la propria famiglia.

Come puoi notare nell’esempio riportato, entrambi i coniugi sono comproprietari della casa in montagna al 50%, anche se il bene è stato pagato esclusivamente con i soldi di Marco.

In alternativa, gli sposi potrebbero anche optare per la separazione dei beni per mantenere la proprietà esclusiva sugli acquisti effettuati prima e dopo il matrimonio. Per tornare all’esempio di prima, la villa in montagna apparterrà esclusivamente a Marco, mentre a Cinzia sarà concesso il semplice godimento.

Come funziona la comunione legale?

Fin qui, abbiamo detto che se i coniugi scelgono espressamente il regime patrimoniale della comunione legale (oppure non esprimono alcunché al momento delle nozze), ogni bene acquistato durante il matrimonio (ad esempio, una casa, una barca, un’auto, ecc.) sarà di proprietà di entrambi per metà, cioè al 50%, indipendentemente da chi abbia effettivamente speso il denaro per l’acquisto.

Volendo sintetizzare, si può dire che nella comunione legale rientrano i beni acquistati dai coniugi, congiuntamente o separatamente, in costanza di matrimonio. Sono comuni anche i frutti dei beni personali e i proventi dell’attività separata dei coniugi, solo se non spesi al momento dello scioglimento della comunione. Ancora, ricadono nella comunione legale le aziende costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi.

Invece, non rientrano nella comunione i beni:

  • personali, ossia quelli di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio o acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione;
  • di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
  • che servono all’esercizio della professione del coniuge;
  • ottenuti a titolo di risarcimento del danno.

Per quanto concerne la gestione della comunione legale, ciascun coniuge può amministrare i beni comuni in totale autonomia, quindi disgiuntamente. Tuttavia, se gli atti compiuti eccedono l’ordinaria amministrazione, occorre anche il consenso dell’altro (pensa, ad esempio, alla stipula di un contratto di locazione o di compravendita di un immobile). In caso contrario, se si tratta di beni immobili o mobili registrati, tali atti sono annullabili entro un anno dalla trascrizione in un pubblico registro o dalla data in cui il coniuge ignaro ne ha avuto conoscenza. Se, invece, gli atti riguardano beni mobili non registrati, il coniuge che li ha compiuti deve ricostituire la comunione nello stato in cui si trovava, altrimenti deve pagare una somma equivalente.

Le imposte nella divisione dei beni in comunione legale

Lo scioglimento della comunione legale si verifica in caso di:

  • dichiarazione di morte o di assenza di uno dei due coniugi;
  • separazione giudiziale dei beni;
  • separazione personale, divorzio o annullamento del matrimonio;
  • mutamento convenzionale del regime patrimoniale: in pratica, con una convenzione i coniugi scelgono di abbandonare il regime della comunione dei beni;
  • fallimento del coniuge, dichiarato con sentenza del giudice.

Se si verifica una delle suddette ipotesi, come già anticipato, è necessario procedere con la divisione dei beni in parti uguali tra moglie e marito, tenendo conto anche delle eventuali passività.

Tuttavia, laddove la comunione legale comprenda più beni, acquistati dai coniugi (o da uno di loro) in regime di comunione legale, occorre valutare se la divisione riguarda un’unica massa oppure masse plurime (cioè quando più soggetti hanno in comune più acquisti in virtù di titoli diversi).

Secondo la giurisprudenza più recente, la divisione dei beni in comunione legale va considerata come un’unica massa e non come il frutto di atti separati [1]. Pertanto, il contribuente sarà tenuto a pagare una sola volta l’imposta di registro (nella misura dell’1% del valore netto della massa, salvo conguagli) e, laddove vi siano beni immobili, anche quella ipotecaria e catastale.

In conclusione, la comunione legale fra coniugi è un’entità patrimoniale unitaria, sia sotto il profilo soggettivo che oggettivo, a prescindere dalla pluralità di titoli di acquisto dei beni ivi confluiti. Di conseguenza, lo scioglimento della comunione comporta, anche ai fini fiscali, la divisione di un’unica massa patrimoniale così come accade nella divisione ereditaria.


note

[1] Ctr Lazio sent. n. 3051/20 del 20.10.2020.


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