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Cosa succede quando si smette di fumare?

27 Ottobre 2020 | Autore:
Cosa succede quando si smette di fumare?

Quali sono i benefici fisici per il corpo quando si dice addio alle sigarette? E perché si fa fatica a lasciare il tabacco?

Non è certamente una passeggiata. Chi, per anni, ha avuto la sigaretta tra le dita e decide di smettere di fumare, deve essere consapevole che passerà un periodo difficile. Come chi si libera di qualsiasi dipendenza, il fumatore che vuole diventare ex-fumatore dovrà affrontare il sacrificio di dire «no» ogni volta che la sua mente gli ricorderà il piacere di «fare un paio di tiri». Nemmeno quelli sono ammessi: se è basta, è basta. Altrimenti, il vizio resta e, con il passare del tempo, i due tiri diventeranno quattro, poi si finirà la sigaretta, che dopo saranno due, cinque. E si ricomincia. È dura, non c’è dubbio. Ma perché? Cosa succede quando si smette di fumare? Perché si fa così tanta fatica?

Chi intraprende questo percorso deve, forse, porsi questa domanda in un’altra prospettiva: quanto migliora il mio corpo se non accendo più una sigaretta? Hai mai pensato che potresti ottenere un beneficio dopo soli 20 minuti? Che un giorno senza fumo significa ridurre il rischio di infarto? Che dopo due giorni ti gusterai meglio il cibo e sentirai in modo più netto i profumi? Che nell’arco di qualche mese non avrai più il fiatone dopo aver fatto un paio di rampe di scale? Ecco cosa succede quando si smette di fumare: si ricomincia a vivere. E va da sé che prima smetti, e più tempo avrai per recuperare quello che non ti sei goduto prima.

Smettere di fumare: perché si fa fatica?

Tutta (o quasi) colpa della nicotina. Chi fa fatica a smettere di fumare soffre dell’astinenza di questa sostanza che crea dipendenza come qualsiasi altro tipo di droga. E l’astinenza gioca dei brutti scherzi.

Questa sensazione, più correttamente chiamata sindrome, compare al massimo dopo un paio di ore dall’ultima sigaretta (dipende da quante se ne fumavano prima, potrebbe essere avvertita anche dopo mezz’ora). Dopo tre giorni arriva il picco, che poi inizia a scendere trascorsi 15-20 giorni. È questo il periodo cruciale in cui chi vuole chiudere con il tabacco deve dimostrarsi assolutamente determinato a farlo.

L’astinenza può provocare, normalmente, oltre al desiderio irrefrenabile di fumare, forte irritabilità, nausea, mal di testa, disturbi del sonno, crampi allo stomaco.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’astinenza da nicotina è da ritenersi a tutti gli effetti una malattia: i ricercatori hanno appurato, infatti, che eliminando il fumo le cellule cerebrali avvertono l’assenza di questa sostanza e reagiscono come se mancasse loro un elemento essenziale e indispensabile.

Smettere di fumare: che cosa succede al corpo?

Il fumatore accanito che vuole dire addio alle sigarette avverte la sindrome di astinenza talmente forte che, nei primi giorni di assenza di nicotina, non sempre riesce a capire gli effetti benefici sul suo corpo. Effetti che si manifestano nel tempo, secondo una sorta di «tabella di marcia» di cui parlano gli addetti al Servizio sanitario nazionale.

In particolare, ecco che cosa succede quando si smette di fumare (fonte: Asl Reggio Emilia, IRCCS Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia del Ssn Emilia-Romagna, sui dati dell’American Cancer Society).

Nei primi 20 minuti:

  • si normalizzano la pressione arteriosa ed il battito cardiaco;
  • torna normale anche la temperatura di mani e piedi.

Entro 8 ore:

  • scende il livello di anidride carbonica nel sangue;
  • si normalizza il livello di ossigeno nel sangue.

Entro 24 ore scende il rischio di attacco cardiaco.

Entro 48 ore:

  • iniziano a ricrescere le terminazioni nervose;
  • migliorano i sensi del gusto e dell’olfatto.

Entro 72 ore:

  • si rilassano i bronchi e migliora il respiro;
  • aumenta la capacità polmonare.

Da 2 settimane a 3 mesi:

  • migliora la circolazione;
  • si fa meno fatica a camminare.

Da 3 a 9 mesi:

  • diminuiscono tosse, respiro corto e senso di affaticamento;
  • aumenta il livello generale di energia.

Entro 5 anni, la mortalità da tumore polmonare per il fumatore medio (cioè quello che fa fuori un pacchetto di sigarette al giorno) scende da 137 per 100.000 persone a 72. Va detto che la mortalità per un non fumatore è stabilita mediamente in 12 persone su 100.000.

Entro 10 anni:

  • le cellule precancerose vengono rimpiazzate;
  • diminuisce il rischio di altri tumori: bocca, laringe, esofago, vescica, reni, pancreas.

Dopo 10 anni, infine, il rischio di decesso per tumore polmonare è paragonabile a quello di chi non ha mai fumato.

Ecco perché si diceva all’inizio: prima si smette, più tempo si ha per riprendersi la propria vita.



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