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Assegno mantenimento: vale il reddito lordo o netto?

28 Dicembre 2020 | Autore:
Assegno mantenimento: vale il reddito lordo o netto?

C’è differenza tra separazione e divorzio: nella prima si considerano le spese, nel secondo la situazione economica delle parti. Lo afferma la Cassazione.

Sei un lavoratore dipendente e gran parte del tuo reddito viene tassata alla fonte: l’importo ti arriva in busta paga già al netto delle trattenute operate dal tuo datore di lavoro per versare le imposte. Quello che percepisci, in concreto, è molto più basso rispetto al lordo. A livello annuo, la differenza è tanto più accentuata quanto più il tuo stipendio è elevato, perché le aliquote Irpef sono maggiori.

Alla tua ex, però, non importa molto quanto paghi di tasse: vuole che l’assegno di mantenimento venga determinato in base al reddito lordo. A conti fatti, calcolarlo in questo modo significherebbe pagare almeno un terzo in più. Prima di arrivare davanti al giudice con questa divergenza, è meglio sapere se per l’assegno di mantenimento vale il reddito lordo o il netto.

La Cassazione si è occupata di questi aspetti ed ha fissato importanti principi, ma non sono gli stessi in caso di separazione e di divorzio: c’è una profonda differenza di regime tra i due casi.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: le differenze

L’assegno di mantenimento stabilito a seguito della separazione coniugale e l’assegno che lo sostituisce quando arriva il divorzio sono profondamente diversi e ciò non dipende soltanto dal momento in cui vengono decretati. La differenza, cioè, non è solo formale.

Fino a pochi anni fa, le due misure assistenziali, stabilite in favore del coniuge economicamente più debole, venivano calcolate con gli stessi criteri; poi, la Cassazione è intervenuta con due fondamentali sentenze [1] e ha dettato un cambio di rotta.

Nella separazione coniugale

La prima sentenza ha detto sostanzialmente addio assegno di mantenimento a chi può mantenersi da solo: nella separazione coniugale, ai fini della determinazione dell’assegno, non rileva la semplice differenza di reddito tra i due ex coniugi, che è solo un presupposto, ma conta il fatto che il richiedente non sia in grado di procurarsi un proprio reddito.

Così, ad esempio, niente assegno all’ex moglie se è in grado di lavorare; altrimenti otterrebbe una rendita parassitaria, per il solo fatto di essersi separata. Ma se l’assegno spetta, l’importo dovrà garantire al beneficiario un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio.

Perciò, durante la separazione, i redditi ed il patrimonio dell’obbligato incidono molto nella determinazione dell’ammontare dell’assegno.

Nel divorzio

Le cose cambiano, invece, quando si giunge al momento successivo del divorzio: qui basterà garantire l’autosufficienza economica del coniuge più debole, cioè la sua capacità di mantenersi da sé, e ciò avverrà a prescindere dalla maggiore ricchezza di chi deve erogare l’assegno divorzile (a meno che il beneficiario non dimostri di aver contribuito, con il suo apporto nel corso degli anni, all’accrescimento patrimoniale del partner).

La seconda sentenza della Cassazione a cui abbiamo accennato ha infatti stabilito che l’assegno ha una «funzione assistenziale» ed una natura «compensativa e perequativa». Dunque, chi vuole beneficiarne dovrà dimostrare l’inadeguatezza dei propri mezzi economici o «l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive» ma non potrà più basarsi sulla sproporzione tra i rispettivi redditi per ottenere un importo maggiore.

La modifica dell’assegno

Certo, la valutazione comparativa delle condizioni economiche delle parti (che potrebbero essere migliorate, o peggiorate, per uno dei due ex partner o per entrambi) avrà rilievo per un’eventuale modifica dell’importo, se sono sopravvenuti fatti nuovi, fermo restando però per l’assegno divorzile il criterio dell’autosufficienza economica e non più quello del tenore di vita (per approfondire leggi Riduzione assegno mantenimento: quando).

Assegno di mantenimento e reddito

Con una nuovissima pronuncia, la Cassazione [2] è intervenuta sul metodo di calcolo dell’assegno in base al reddito dell’onerato ed ha affermato che l’importo va calcolato in base al suo reddito netto, non a quello lordo. Ma questo criterio vale solo per il mantenimento del coniuge separato, mentre per la determinazione dell’assegno divorzile rileva soltanto la comparazione delle condizioni economiche delle parti.

L’assegno di mantenimento

La Suprema Corte è perentoria: «la valutazione delle capacità economiche del coniuge obbligato, ai fini del riconoscimento della determinazione dell’assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge, deve essere operata sul reddito netto e non già su quello lordo», poiché è fermo il principio che «in costanza di matrimonio la famiglia fa affidamento sul reddito netto e ad esso rapporta ogni possibilità di spesa».

L’assegno divorzile

Per l’assegno di divorzio non vale lo stesso criterio: l’adeguatezza dei redditi, che rileva ai fini della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, è «un parametro estraneo alla fissazione dell’assegno divorzile, che deve invece essere quantificato in considerazione della sua natura assistenziale, compensativa e perequativa». Qui rileva «unicamente la comparazione tra le rispettive condizioni economiche delle parti».

Perciò, nella separazione, per determinare l’importo dell’assegno conta il budget su cui, durante il matrimonio, si rapportavano le spese familiari; nel divorzio, invece, va comparata la situazione economica delle due parti ormai definitivamente divise.

Leggi anche Quanto devo pagare di mantenimento?.


note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10 maggio 2017 e Cass Sez. Un. sent. n. 18287/18 del 11 luglio 2018.

[2] Cass. ord. n.  23482/20 del 27 ottobre 2020.


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