Covid: così diventa utile anche l’aspirina

27 Ottobre 2020
Covid: così diventa utile anche l’aspirina

Secondo uno studio, l’analgesico potrebbe proteggere da gravi rischi chi contrae il Coronavirus in forma più grave.

Se la scoperta fosse confermata, sarebbe una clamorosa ottima notizia. Per il momento, è uno studio preliminare a dire che l’aspirina a basso dosaggio, anche detta aspirinetta, può essere un buon rimedio per ridurre il rischio di morte e di complicanze da Coronavirus.

Sono stati i ricercatori dell’Università del Maryland (Umsom) a notare che i pazienti ricoverati per Covid che assumevano il farmaco avevano meno probabilità di finire in terapia intensiva, ma anche in generale di morire o sviluppare l’infezione da Sars-CoV-2 in forma molto grave.

Questo tipo di pazienti prendeva già l’aspirinetta per malattie cardiovascolari. Stando all’analisi dei ricercatori, come riporta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, queste persone, positive al Covid, risultavano più protette di altre, sintomatiche e che non prendevano il medicinale. Per queste ultime era più concreto il rischio di non sopravvivere all’infezione o di aver bisogno di ventilatori meccanici.

In particolare, il team di studiosi ha analizzato le cartelle cliniche di 412 pazienti, con un’età media di 55 anni, ricoverati negli ultimi mesi al Centro medico dell’Università del Maryland e in altri ospedali, per problemi di salute dovuti alla positività al Covid. Al momento del ricovero, un quarto dei pazienti prendeva aspirina a basso dosaggio (81 milligrammi) per patologie cardiovascolari.

Il farmaco è riuscito a diminuire del 47% il rischio di morte, del 44% quello di essere attaccati a un ventilatore meccanico, del 43% quello di finire in terapia intensiva.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Anesthesia and Analgesia, richiederà accertamenti per essere verificato. «Se la nostra scoperta fosse confermata, renderebbe l’aspirina il primo farmaco da banco ampiamente disponibile per ridurre la mortalità nei pazienti con Covid-19», ha commentato il responsabile dello studio Jonathan Chow, assistente di anestesiologia all’Umsom. Un farmaco economico, famoso e molto diffuso, il che rende la scoperta cruciale, anche se solo a un livello preliminare per ora. Servirà uno studio clinico randomizzato per vagliare l’affidabilità dei risultati.



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