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Sconfinamento conto corrente segnalazione Centrale Rischi

28 Ottobre 2020
Sconfinamento conto corrente segnalazione Centrale Rischi

Conto in rosso: si viene segnalati alla Crif e alla Centrale Rischi Interbancaria?

Sarà capitato a tutti un momento di difficoltà economica o di semplice ristrettezza in cui il conto corrente è andato in rosso. In quei casi, il più delle volte, la banca si limita a inviare una comunicazione al correntista con cui lo invita a ripristinare la provvista. 

Ci si potrebbe chiedere però che succede se non si salda il debito. Potrebbe l’istituto di credito eseguire, per un semplice sconfinamento del conto corrente, una segnalazione alla Centrale Rischi? La questione è stata affrontata della Cassazione in una recente ordinanza [1]. Ecco qual è stato il parere espresso dai giudici supremi. 

Secondo la pronuncia in commento, non si può procedere a una segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, nei confronti del correntista, soltanto per una scopertura nel conto o un pagamento tardivo: la comunicazione dell’istituto di credito all’autorità di vigilanza, infatti, può scattare soltanto di fronte a un’oggettiva incapacità finanziaria del cliente. Si deve quindi trattare di una via di mezzo tra la semplice difficoltà economica del momento, facilmente superabile (che, come tale, non deve essere oggetto di segnalazione) e, dal lato opposto, l’insolvenza vera e propria che fa scattare la dichiarazione di fallimento.

Scopo della segnalazione è dare la possibilità ai creditori, in particolare alle banche, di tutelarsi per tempo da un soggetto non solvibile. E certo, se tale richiamo dovesse essere effettuato troppo tardi diverrebbe inutile; ma dall’altro lato anticiparne l’emissione rischierebbe di pregiudicare eccessivamente gli interessi del correntista, danneggiandone anche l’immagine commerciale e pregiudicandone la possibilità di ripresa. È noto infatti che dalla segnalazione alla Centrale Rischi scattano delle limitazioni (come il divieto di emissione di assegni o di apertura di conti corrente).

La posizione del cliente in sofferenza ed i passaggi a perdita sui crediti in sofferenza devono essere segnalati alla Centrale Rischi indipendentemente dal loro ammontare e implicano una valutazione complessiva entro certi limiti discrezionale per la banca. La segnalazione presuppone che il soggetto versi in uno stato di persistente instabilità patrimoniale e finanziaria, idonea a intralciare il recupero del credito. Pertanto, il semplice inadempimento non giustifica automaticamente la segnalazione. Quest’ultima non può considerarsi lecita peraltro quando il rifiuto dell’adempimento trae origine da una contestazione del credito, che non sia manifestamente infondata. 

Ai sensi delle istruzioni impartite dalla Banca d’Italia in attuazione della delibera CICR del 29 marzo 1993 e della circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991, le banche sono tenute, ai fini della segnalazione delle posizioni a rischio, a operare una valutazione complessiva delle condizioni economiche e finanziarie del cliente, non potendo attribuire rilievo al semplice ritardo nel pagamento di un debito. Eventuali segnalazioni erronee, eccessivamente anticipate o effettuate con finalità strumentali (ad esempio, solo per costringere il cliente a pagare) sono fonte di responsabilità per l’istituto di credito.

Anche se il conto corrente non risulta movimentato e vi è uno scoperto non si è in presenza, solo per questo, di una situazione irrimediabile che dimostra un’oggettiva incapacità finanziaria. Tale circostanza – precisa la Cassazione – non costituisce un sintomo univoco di difficoltà economica. Tanto più se il correntista si dichiara disponibile ad estinguere il conto, versando il saldo e gli interessi. 

Dunque, la segnalazione alla Banca d’Italia – e di conseguenza anche alla Crif e alle altre Sic – non deve essere una sorta di ritorsione dell’istituto del credito. 

Di qui il principio ribadito dai giudici supremi: la comunicazione alla Centrale Rischi interbancaria non può essere emessa di fronte a un semplice stato di illiquidità non strutturale ma soltanto contingente o di un semplice ritardo nei pagamenti: si tratta di situazioni che determinano un rischio certamente attuale ma sostanzialmente generico per il recupero del credito, a meno che non siano correlate a un’oggettiva difficoltà di far fronte alle proprie obbligazioni.

Serve, insomma, una valutazione complessiva della situazione patrimoniale prima che la banca faccia finire il cliente sulla black list che serve agli intermediari per una valutazione del merito di credito della clientela. 

 


note

[1] Cass. sent. n. 23453/2020.


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