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Voluntary Disclosure: ma quanto mi costi?

20 Ottobre 2014 | Autore:
Voluntary  Disclosure: ma quanto mi costi?

Alla luce dei primi calcoli le somme da versare per accedere alla collaborazione volontaria sembrano superiori all’importo dei capitali evasi.

La norma che porta la Voluntary Disclosure o Collaborazione Volontaria [1], dopo aver faticosamente superato l’esame della Camera, sta veleggiando verso l’esame del Senato, ma i calcoli delle somme da versare per accedere agli istituti premiali previsti, sembrano tali da rendere difficile per i soggetti imprenditori l’accesso alla procedura.

Infatti l’ampliamento della platea dei potenziali contribuenti interessati alla Collaborazione Volontaria, generata dalla necessità di coinvolgere i soggetti che non avrebbero trovato copertura in caso di eventuale adesione da parte di altri soggetti collegati (si pensi ai soci di una società ed alla società stessa), ha creato una triplicazione della procedura [2] che ora è consentita a:

– persone fisiche, enti non commerciali, società semplici [3];

– imprese individuali, società di persone, società di capitali [4];

– tutti i contribuenti soggetti agli obblighi dichiarativi previsti per il monitoraggio [5] che vi abbiano adempiuto correttamente.

In sostanza possono ora accedere alla Collaborazione Volontaria sia le persone fisiche e gli enti non commerciali che le imprese e le società, in relazione a tutti gli importi sottratti ad imposizione, sia trasferiti all’estero che detenuti in Italia.

All’ampliamento dell’accesso tuttavia probabilmente non è corrisposta una riflessione oggettiva sulle conseguenze che si verificheranno in capo ai soggetti imprenditori che, prima delle modifiche, erano esclusi dalla norma.

Infatti, ad un primo calcolo effettuato in relazione alle somme dovute per accedere alla disclosure da parte di un imprenditore, appare chiaro che, nel caso in cui si tratti di disvelare imponibili di attività di impresa, il conto è assai salato.

Si ipotizzi il caso di un imprenditore che, nella propria attività di impresa, abbia sottratto ad imposizione l’importo di 100.000,00 euro nell’anno 2010 e si è determinato l’importo dovuto in caso di detenzione delle somme evase in Italia e di trasferimento delle somme all’Estero in un Paese collaborativo.

Il conto da pagare è il seguente [6].

IRPEF                                                          36.170

ADDIZIONALI (MEDIA NAZ.)                 2.630

IRAP                                                              3.900

IVA                                                                 21.000

TOTALE IMPOSTE                                       63.700

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI                 19.018

TOTALE IMPOSTE E CONTRIBUTI          82.718

SANZIONI SU IMPOSTE 1/6 [7]                  5.308

SANZIONI SU CONTRIBUTI [8]               11.407

TOTALE                                                          99.433

INTERESSI                                                    9.555

TOTALE (somme detenute Italia)         108.988           

SANZIONE MONITORAGGIO[9]              2.500

TASSAZIONE FORF. SOSTITUTIVA [10] 6.750

TOTALE (somme trasferite Estero

In Paese collaborativo)                             118.238

Si è ipotizzato:

– sanzioni ridotte ad un sesto della maggiore imposta dovuta in caso di adesione all’invito al contraddittorio;

– contributi previdenziali commercianti in vigore nel 2010 in misura pari al 21,09% del maggior imponibile oltre il reddito minimo di 14.400 euro circa e fino al massimo di 92.000 euro circa, per soggetti privi dei requisiti di legge per l’applicazione del contributo ridotto;

– sanzioni su contributi evasi nella misura del 30% in ragione d’anno col massimo del 40% e interessi di mora per gli anni decorrenti dal mancato versamento fino alla data di pagamento della procedura, in caso di denuncia spontanea;

– interessi nella misura del 3% annuo dalla data del mancato pagamento delle imposte e sino alla data di pagamento della procedura;

– sanzione ridotta per il mancato monitoraggio verso Paesi collaborativi nella misura del 3% ridotto ad un sesto, cioè 0,50% per gli anni in cui l’adempimento è stato omesso;

– tassazione sostitutiva forfetaria del 27% sul rendimento virtuale del 5% del capitale trasferito all’Estero come previsto dalla norma, su richiesta del contribuente;

– tutti i calcoli riferiti agli anni dal 2010 al 2014 compreso, per dichiarazioni effettuate nel 2015.

Si ricorda che per usufruire della riduzione ad un sesto delle sanzioni calcolate sulla maggiore imposta, le somme dovranno essere versate entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata nell’invito a comparire, per l’adesione ivi prevista [11].

Qualora si decidesse di aderire invece successivamente, durante la procedura dell’accertamento, (pagamento entro venti giorni dalla data dell’adesione), le sanzioni saranno ridotte ad un terzo della maggiore imposta calcolata [12].

Certamente la non punibilità concessa in caso di sussistenza del reato tributario e del conseguente nuovo reato di auto-riciclaggio, la riduzione delle sanzioni, l’inapplicabilità del raddoppio dei termini [13], saranno di forte stimolo ad effettuare la procedura di Collaborazione Volontaria, ma sulla volontà del contribuente incideranno:

– il reperimento della necessaria capacità finanziaria, in un momento di enorme crisi di liquidità del sistema;

– la disponibilità di somme che probabilmente sono state già utilizzate, come nel caso della evasione da sopravvivenza;

– la possibilità di trasferire le somme in Italia o di autorizzare l’intermediario estero a comunicare con le Autorità Italiane, onde accedere alla riduzione delle sanzioni alla metà del minimo edittale invece che al quarto;

– la considerazione della decadenza dei termini dell’accertamento per periodi di imposta al limite della prescrizione, anche alla luce dell’eventuale raddoppio previsto nei casi di legge [14];

– l’aver trasferito le somme all’Estero, in Paesi collaborativi o meno, oppure l’aver detenuto gli imponibili evasi in Italia;

– il comportamento, in caso di società, degli altri soci;

– la natura dei redditi da dichiarare, in quanto per i passive income (eredità ricevute, capitali stagnanti, plusvalenze da cessione, ecc.) la tassazione è di molto ridotta;

– la consistenza delle somme da dichiarare, considerato che per importi di ammontare inferiore a quelli aventi rilievo per la sussistenza del reato tributario l’appeal della norma è minimo;

– in caso di esecuzione dello scudo fiscale, l’eventualità che le somme in esso dichiarate fossero state veicolate attraverso enti societari., i quali non potevano accedere alle norme in materia, all’epoca.

Una annotazione occorre a proposito della entrata in vigore del reato di autoriciclaggio, la cui punibilità parrebbe non essere esclusa per i soggetti diversi da quelli previsti nella norma sul monitoraggio, cioè per imprenditori, società e per coloro che detengono le somme in Italia [15].

Probabilmente l’esclusione dovrebbe essere dovuta ad un refuso o ad una dimenticanza, infatti senza copertura da questo nuovo reato la norma perde ancora più “appeal”.

Sempre a proposito del nuovo reato di autoriciclaggio infine ci si dovrebbe porre il problema della data di entrata in vigore della norma, perché non sembra che le norme di diritto penale possano essere applicate retroattivamente, soprattutto se non favorevoli al reo, dunque la copertura prevista per i contribuenti non troverebbe ragione giuridica nell’esclusione dalla applicazione di una norma non vigente.

Si deve ricordare che la Voluntary Disclosure non è ancora approdata alla definitiva approvazione e si può ancora sperare che qualcuno sollevi la questione della onerosità della procedura, anche alla luce della esperienza di alcuni Paesi Ue, quali il Regno Unito e la Germania, che hanno inserito la norma, nel rispettivo ordinamento giuridico, quale istituto permanente, bastato su disposizioni più semplici e meno onerose per il contribuente.


note

[1] DDL numero AC2247 approvato alla Camera ed in corso di esame al Senato

[2] Art. 5-septies co. 2 seconda parte del DDL – AC 2247

[3] Art. 4 co. 1 D.L. n. 167/90

[4] Art. 5-septies co. 2 DDL – AC 2247

[5] Art. 5-septies co. 2 DDL – AC 2247

[6] Art. 5-quater co. 1 lett. a) DDL – AC 2247

[7] Art. 5-quater co. 1 lett. b) e art. 5-quinquies co. 4 DDL – AC 2247 e art.

[8] Sanzioni previste in caso di omesso versamento contributi pari al 6,5 % per anno, col massimo del 40%, con decorrenza dal periodo di imposta del mancato versamento

[9] Art. 5-quinquies co. 7 DDL – AC 2247

[10] Art. 5-quinquies co. 8 DDL – AC 2247

[11] Art. 5-quater co. 1 lett. b) DDL – AC 2247

[12] Art. 5-quater co. 1 lett. b) seconda parte DDL – AC 2247

[13] Art. 5-quater co. 4,  art. 5-quinquies co. 1 lett. a) e co. 3 DDL – AC2247

[14] Art. 5-quater co. 4 DDL – AC 2247

[15] Art. 5-sexies co. 4 lett. b) nella parte in cui esclude l’art. 5-quinquies co. 3 DDL – AC 2247

Autore immagine: 123rf com


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