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Contributi gestione commercianti: quando non sono dovuti

29 Dicembre 2020 | Autore: Vincenzo Delli Priscoli
Contributi gestione commercianti: quando non sono dovuti

Dove deve iscriversi chi esercita un’attività commerciale? In quali casi l’iscrizione non è obbligatoria?

Un imprenditore non è soggetto soltanto ad una rilevante imposizione tributaria, dovendo pagare, nell’esercizio della propria attività economica, imposte (Irpef, addizionale regionale, addizionale comunale e Irap) e tasse (Imu e Tari), ma è tenuto anche a versare all’Inps i contributi previdenziali, ossia ciò che andrà a formare il proprio trattamento pensionistico. Eppure quante volte l’imprenditore si sarà  chiesto con riferimento ai contributi gestione commercianti: quando non sono dovuti?

L’iscrizione alla gestione commercianti, infatti, non sempre è obbligatoria, e quindi i relativi contributi non sempre sono dovuti. Vediamo, dunque, quali sono i soggetti obbligati all’iscrizione alla gestione commercianti dell’Inps, quali sono le modalità di iscrizione e di calcolo del contributo da versare e quando, invece, un imprenditore non ha l’obbligo di iscrizione alla sezione gestione commercianti, pur magari essendo socio accomandatario di una società in accomandita semplice.

Chi è obbligato all’iscrizione alla gestione commercianti?

L’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali sussiste per i soggetti che siano in possesso di tutti i seguenti requisiti soggettivi [1] e cioè:

  • siano titolari o gestori in proprio di imprese organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia;
  • abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumono tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione;
  • partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza;
  • siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o sono iscritti in albi, registri o ruoli.

Iscrizione alla gestione commercianti come coadiutori

I familiari coadiutori che, quindi, partecipano e collaborano al lavoro dell’impresa devono essere, comunque, iscritti alla gestione commercianti, anche se il titolare dell’impresa non sia in possesso dei requisiti previsti per l’iscrizione (ad esempio perché svolge un’altra attività con carattere di abitualità e prevalenza). In questi casi, infatti, l’Inps iscriverà l’imprenditore come titolare non attivo, ai soli fini dell’imposizione dei contributi dovuti per i coadiutori familiari.

Modalità di iscrizione alla gestione commercianti

Per iscriversi alla gestione Inps commercianti si deve utilizzare il canale telematico ComUnica, una modalità che si può utilizzare per depositare l’iscrizione di una nuova impresa o le variazioni di imprese già esistenti. Attraverso questa procedura telematica sarà possibile comunicare, con un invio semplificato, l’inizio di un’attività economica e tutti i vari adempimenti nei confronti dell’Inps, dell’Inail e dell’Agenzia delle Entrate.

Contributo gestione commercianti: come si calcola?

Per i commercianti la legge definisce un reddito minimo (minimale di reddito), comunque dovuto anche se quello effettivo accertato ai fini fiscali risulta inferiore alla soglia prevista. Tale reddito viene utilizzato come base di riferimento per il pagamento dei contributi previdenziali, il cosiddetto contributo minimo obbligatorio. Se il reddito d’impresa supera il reddito minimale devono essere versati anche i contributi eccedenti il minimale.

Per l’anno 2020, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo Ivs dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a 15.953,00 euro.

È prevista l’applicazione dell’aliquota del 24,09% per i titolari di qualunque età e i coadiutori di età superiore ai 21 anni, mentre si applica l’aliquota del 21,99% per i coadiutori di età non superiore ai 21 anni.

Contributi 2020: termini e modalità di versamento

I contributi sul reddito minimale devono essere versati, mediante modello F24 calcolato direttamente dall’Inps, in quattro rate di importo fisso da pagare con scadenze prestabilite: entro il 18 maggio 2020 la prima rata, entro il 20 agosto 2020 la seconda rata, entro il 16 novembre 2020 la terza rata, entro il 16 febbraio 2021 la quarta e ultima rata.

I contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale, a titolo di saldo 2019 e di primo e secondo acconto 2020 devono essere invece effettuati entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi.

Tuttavia, con l’emergenza Covid-19, i contribuenti hanno tempo fino al 30 ottobre 2020 per presentare all’Inps domanda di dilazione dei contributi sospesi. In questa istanza di dilazione, che deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica, direttamente dal titolare, dal legale rappresentante o dagli intermediari abilitati, occorre compilare i campi relativi ai codici di sospensione di appartenenza, il numero delle rate che il contribuente intende versare, il periodo o i periodi interessati ed il totale da rateizzare.

Al termine del periodo di sospensione, il contribuente potrà versare i contributi previdenziali all’Inps senza l’applicazione di sanzioni e interessi, pagando in un’unica soluzione o mediante rateizzazione.

Esiste la possibilità di effettuare i versamenti con diverse tipologie di rateazione: il 50% della somma dovuta in quattro rate mensili di pari importo e il restante 50% diviso in altre 24 rate mensili; oppure 4 rate mensili di pari importo.

Società inattiva: l’imprenditore deve iscriversi alla gestione commercianti?

L’imprenditore la cui impresa sia rimasta inattiva non può essere assoggettata all’obbligo contributivo, difettando i requisiti dell’abitualità e della prevalenza richiesti dalla legge. D’altronde, la sussistenza o meno dell’obbligo di iscrizione di un soggetto alla gestione esercenti attività commerciali non può prescindere dall’effettivo svolgimento di un’attività commerciale.

Per esercizio di imprese commerciali [2] si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle seguenti attività:

  • attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
  • attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
  • attività bancaria o assicurativa
  • altre attività ausiliari delle precedenti.

Riscossione dei canoni di locazione: l’imprenditore deve iscriversi alla gestione commercianti?

La Corte di Cassazione ha in più occasioni evidenziato che il presupposto imprescindibile per l’iscrizione alla sezione della gestione commercianti dell’Inps è rappresentato dall’esercizio di un’attività commerciale. Se l’attività della società si limita alla mera riscossione dei canoni di locazione di un immobile, non può rientrare nel settore terziario [3].

Rientrano nel settore terziario [4] ai fini della classificazione dei datori di lavoro per ragioni previdenziali e assicurative:

  • le attività commerciali, ivi comprese quelle turistiche;
  • le attività di produzione, intermediazione e prestazione di servizi anche finanziari;
  • le attività professionali ed artistiche nonché le attività ausiliarie.

Da quanto finora esposto emerge che l’attività di locazione di immobili non può considerarsi di natura commerciale, non rientrando nel settore terziario per la mancanza di un’attività di scambio e/o prestazione di servizi.

Non è, dunque, ravvisabile un’attività economica organizzata qualificabile come imprenditoriale [5] ed avente ad oggetto la prestazione di servizi nemmeno nel caso in cui l’attività locativa venga esercitata da una società diversa dalla società semplice che, per definizione normativa, non può avere ad oggetto l’esercizio di attività commerciali.

Socio accomandatario di una sas: deve iscriversi alla gestione commercianti?

La sussistenza o meno dell’obbligo di iscrizione di un soggetto alla gestione esercenti attività commerciali non può prescindere dalla verifica della effettiva partecipazione personale all’attività aziendale con carattere di abitualità e prevalenza. In tal senso, risulta pacifico che l’iscrizione alla gestione commercianti sia direttamente e strettamente correlata alla effettiva partecipazione personale all’attività aziendale attraverso un’opera lavorativa che abbia anche carattere di abitualità e prevalenza.

La società in accomandita semplice (sas) è caratterizzata dalla esistenza di due categorie di soci: i soci accomandatari, i quali sono responsabili illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali e hanno correlativamente il potere di amministrare la società; e i soci accomandanti, i quali sono responsabili nei limiti della quota conferita e sono correlativamente esclusi dall’amministrazione della società, pur avendo poteri di controllo sulla gestione.

Ebbene, ai fini dell’iscrizione alla gestione commercianti dei soci accomandatari non è sufficiente il requisito della responsabilità illimitata per gli oneri ed i rischi della gestione, ma è comunque richiesta anche l’ulteriore condizione di partecipazione diretta al lavoro aziendale e che tale partecipazione sia abituale e prevalente.

Non si può sostenere che il requisito della partecipazione diretta al lavoro aziendale in maniera abituale e prevalente debba necessariamente discendere dalla qualità di accomandatario, poiché vanno tenuti distinti i due piani del funzionamento della società, ossia da un lato il potere di amministrazione e dall’altro lato l’esecuzione dell’attività commerciale che ben può essere affidata a terzi estranei alla compagine sociale o ad altri soci che non siano anche amministratori della società [6].

Dunque, l’essere socio accomandatario di una società in accomandita semplice, e in quanto tale avere la qualifica di amministratore, non implica automaticamente l’iscrizione obbligatoria alla gestione esercenti attività commerciali, a meno che non si svolga un’attività diretta, prevalente ed abituale nella società. E comunque è sempre onere dell’Inps, in un contenzioso giudiziale a seguito di impugnazione da parte del socio accomandatario dell’avviso di addebito che gli è stato notificato dall’ente di previdenza sociale, dimostrare i fatti costitutivi dell’eventuale obbligo contributivo.



Di Vincenzo Delli Priscoli

note

[1] Art. 1 co. 203 L. n. 662/1996.

[2] Art. 55 co. 1 D.P.R. n. 917/1986 (TUIR).

[3] Cass. ord. nn. 3145/2013 dell’11.02.2013.

[4] Art. 49 co. 1 lett. d) L. n. 88/1989.

[5] Art. 2082 cod. civ.


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