Diritto e Fisco | Articoli

Cos’è la buonuscita?

27 Dicembre 2020
Cos’è la buonuscita?

I criteri di assegnazione e le modalità di erogazione della gratifica economica per i dipendenti pubblici. 

La parola buonuscita evoca immediatamente alla mente un bonus che si ottiene, con tutta evidenza, nel momento in cui si lascia una certa condizione. Quando si tratta di lavoro, questa prestazione economica è come avvolta in un alone di mistero. Complici di questo occultamento sono la poca chiarezza ed enunciati matematici difficili da seguire, a meno di non rivolgersi a un esperto contabile o un avvocato del lavoro.

Per rimediare all’abbondanza di paroloni tecnici e calcoli ostici da interpretare, abbiamo confezionato un articolo semplice. L’obiettivo è di fornire al lettore gli strumenti principali per capire cos’è la buonuscita, quando viene corrisposta e, ciò che più conta, come si calcola. In questo modo, potrai tenere in considerazione questa pagina per capire se e quando ti spetta il trattamento di fine servizio e se rientri nella categoria che può beneficiarne.

Cos’è la buonuscita?

La buonuscita è quella somma di denaro che spetta al dipendente pubblico al termine del suo percorso lavorativo per l’ente presso il quale ha prestato servizio.

Più nello specifico, l’Indennità di buonuscita (Ibu) rientra nella ristretta famiglia del Trattamento di fine servizio (Tfs) e spetta agli impiegati statali. Quindi, hanno diritto alla buonuscita, tutti coloro che lavorano:

  • nelle articolazioni ministeriali;
  • nelle agenzie fiscali del demanio (Agenzia delle entrate, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Agenzia del Demanio e Agenzia delle entrate-riscossione);
  • nella scuola;
  • nel comparto universitario e dell’alta formazione artistica e musicale (Afam).

Nello stesso gruppo di Tfs, oltre all’Indennità di Buonuscita, rientrano anche l’Indennità di premio servizi, che spetta ai dipendenti di tutti gli enti locali e del servizio sanitario nazionale, e l’Indennità di anzianità, che invece spetta al personale impiegato nelle Camere di Commercio e negli Enti pubblici non economici (Inps, Inail, Aci, Accademia dei Lincei etc.).

A prescindere dalla tipologia di trattamento di fine servizio che spetta a un lavoratore, i Tfs interessano tutti i dipendenti pubblici che hanno ottenuto un contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre del 2000.

L’unica eccezione a questa regola generale è prevista nel caso in cui l’impiegato abbia optato per fondi complementari pensionistici:

  • il Fondo Espero per i dipendenti scolastici;
  • il Fondo Perseo per quelli delle autonomie locali e del servizio sanitario;
  • il Fondo Sirio per impiegati pubblici ministeriali e parastatali (rientra nel parastato quell’ente che adempie a un servizio pubblico. Si pensi, per esempio, all’Istituto nazionale di previdenza sociale che gestisce, per conto dello Stato, il sistema pensionistico italiano).

Se un prefetto sottoscrive un fondo complementare Sirio, al termine del suo mandato non otterrà la buonuscita.

Come si calcola la buonuscita? 

Il calcolo fiscale per stabilire la buonuscita di un dipendente pubblico ha un po’ il sapore di una filastrocca. Quindi, dopo averla enunciata, avremo la premura di spiegarla con più calma. Per calcolare l’Ibu basta moltiplicare il numero di anni di lavoro per un dodicesimo dell’80% della retribuzione annua lorda, comprensiva di tredicesima, percepita alla cessazione del servizio.

I dati che occorrono per calcolare la buonuscita sono:

  1. la RAL comprensiva di tredicesima che il dipendente ha percepito nell’ultimo anno di lavoro;
  2. calcolare l’80% del valore espresso al punto 1;
  3. considerare solo 1/12 del risultato di cui al punto 2;
  4. moltiplicare il risultato ottenuto al punto 3 per il numero di anni prestati al servizio dell’ente pubblico.

Ad ogni modo, la retribuzione prevista dalla buonuscita non può superare un tetto massimo di 240.000 euro lordi.

Riportiamo un esempio pratico che guidi il lettore nel calcolo della buonuscita.

Tizio ha insegnato nel liceo della sua città per 32 anni e ha deciso di non sottoscrivere il Fondo Espero. Nel 2019 ha raggiunto l’età pensionistica e, quindi, ha diritto alla sua buonuscita. La sua RAL annuale è di 28.600 euro.

Ecco i calcoli da fare:

  • 80% di 28.600 = 22.880 euro;
  • 1/12 di 22.280 = 1.906,67 euro;
  • 1.906,67 x 32 = 61.013,33 euro.

Dunque, nel 2019, Tizio riceverà una buonuscita di 61.013,33 euro.

Quando viene corrisposta la buonuscita?

Come abbiamo avuto modo di vedere, l’Indennità di buonuscita viene rilasciata quando un dipendente pubblico cessa di lavorare per un ente pubblico.

Tuttavia, la sua erogazione dipende dall’ammontare complessivo della buonuscita stessa ed è corrisposta secondo le seguenti modalità:

  • una soluzione unica: se la buonuscita è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • in due rate annuali: se l’Ibu è maggiore di 50.000 euro, ma inferiore a 100.000 euro. In questo caso, la prima rata è di 50.000 euro mentre la seconda rata salda il resto dell’indennità;
  • in tre rate annuali: se la gratifica economica è maggiore di 100.000 euro. In tal caso, le prime due rate sono di 50.000 euro e con la terza si salda la buonuscita.

Nel caso che abbiamo riportato sopra, Tizio riceverà la sua buonuscita nel 2019 con due rate annuali: la prima, di 50.000 euro, e la seconda di 11.013, 33 euro.



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