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Quali sono i debiti che passano in caso di successione?

28 Ottobre 2020
Quali sono i debiti che passano in caso di successione?

Debiti intrasmissibili e divisione delle obbligazioni del defunto: le regole sull’eredità con o senza testamento. 

Che fine fanno i debiti di una persona alla sua morte? Si trasferiscono agli eredi insieme al patrimonio attivo. Ciascun erede risponde delle obbligazioni non adempiute dal defunto in proporzione alla propria quota di eredità. Solo per alcune imposte è prevista la responsabilità solidale (ciascun erede risponde cioè per l’intero debito). 

In questo breve articolo indicheremo quali sono i debiti che passano in caso di successione. 

In verità, nell’elencare quali debiti si trasmettono agli eredi, faremmo prima a spiegare quali invece non passano in successione, ossia in quali casi gli eredi non devono pagare i debiti lasciati dal parente defunto. Quest’ultima è infatti l’eccezione: si tratta di pochi casi facilmente identificabili. In tutti gli altri casi, invece, permane una responsabilità personale “pro quota” di ciascun erede. Ma procediamo con ordine.

Quando si risponde dei debiti del defunto?

Tutti i debiti di una persona lasciati alla sua morte si trasferiscono ai suoi eredi. Non è un trasferimento automatico. Affinché ciò avvenga è necessario un atto di accettazione dell’eredità. 

Prima dell’accettazione dell’eredità, i parenti non sono considerati “eredi” ma semplici “chiamati all’eredità” e, pertanto, non devono adempiere alle obbligazioni del defunto. 

L’eventuale richiesta di pagamento, giunta con raccomandata a.r. da un creditore, può pertanto essere ignorata se ancora non è stata accettata l’eredità. Né il creditore potrà avviare azioni esecutive contro chi non ha accettato l’eredità.

Chiaramente, se si dovesse decidere di rinunciare all’eredità, non ci sarebbe alcuna responsabilità per le obbligazioni del defunto.

Ci sono dieci anni per accettare o rinunciare all’eredità. Il termine si riduce per chi ha il possesso dei beni del defunto (si pensi a un convivente): questi deve fare un inventario entro 40 giorni e, nei successivi 3 mesi , deve comunicare se intende accettare o meno l’eredità.

L’accettazione dell’eredità può avvenire anche senza una dichiarazione formale ed espressa ma con un “comportamento concludente”: è il caso di chi compie un comportamento incompatibile con la volontà di rinunciare all’eredità. Si pensi a chi vende i beni del defunto o preleva dal suo conto corrente una somma, sia pure per pagare i debiti (escluse le spese funerarie).

Quali debiti entrano nell’eredità

Nell’eredità entrano tutti i debiti lasciati dal defunto, salvo le sanzioni non pagate. Le sanzioni, siano esse amministrative o penali, sono “personali”: ricadono cioè sulla persona del trasgressore e non si trasferiscono ad altre persone. Questo vale quindi anche per le multe stradali.

Le tasse non pagate ricadono sugli eredi e, con esse, anche le cartelle esattoriali. Ma attenzione: dall’importo dovuto vanno sottratte le sanzioni per l’omesso versamento o per il versamento in ritardo, visto che, come detto, queste non rientrano mai nella successione.

Se gli eredi dovessero ricevere una richiesta di pagamento per sanzioni fiscali, sanzioni amministrative, multe stradali o condanne penali possono chiedere lo sgravio.

Leggi anche Debiti intrasmissibili agli eredi.

Anche i debiti di lavoro si trasferiscono agli eredi. In particolare, se il defunto era un imprenditore e ha esercitato un’attività sotto forma di società di persone (Snc, Sas, Società semplice), i debiti contratti con terzi o con l’erario si trasferiscono agli eredi. 

Invece per quanto riguarda le società di capitali (Spa, Srl, Sapa), i debiti non si trasferiscono sulla persona. Se però la società è stata chiusa quando ancora c’erano debiti, tali debiti si trasferiscono sui soci, secondo le rispettive quote, ma pur sempre limitatamente a quanto da questi percepito con l’ultimo bilancio di liquidazione. Pertanto, se non è stato diviso alcun utile al momento dello scioglimento della società, il socio non assume su di sé i debiti della stessa e, insieme a lui, neanche i suoi eredi.

Leggi anche Quali debiti si trasmettono agli eredi.

Come si ripartiscono i debiti del defunto tra gli eredi?

Ciascun erede risponde dei debiti del defunto solo in base alla propria quota di eredità. Questo significa, ad esempio, che se una persona è erede al 33%, dovrà pagare, di ogni debito, solo un terzo. Né il creditore potrà fargli niente se gli altri eredi non pagano.

Esiste un’eccezione per quanto riguarda l’Irpef, l’Irap, le altre imposte sui redditi, l’imposta di successione e l’imposta di registro: di questi debiti rispondono tutti gli eredi per l’intero importo. Si ha cioè una responsabilità non “per quote” ma solidale. Quindi, il Fisco può chiedere l’integrale pagamento a ciascun erede, salvo poi il diritto di questi, se dovesse adempiere, di farsi rimborsare dai coeredi per le rispettive quote. 

Chi non paga i debiti dell’eredità rischia un pignoramento. Il pignoramento si può estendere tanto ai beni ricevuti in eredità quanto a quelli personali di cui l’erede era prima proprietario. Chi però accetta l’eredità con beneficio di inventario esclude che il pignoramento si possa estendere ai beni personali: pertanto, risponderà dei debiti del defunto solo con il patrimonio ricevuto in successione. 



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