Cronaca | News

Covid: novità sui tamponi rapidi dal dottore

28 Ottobre 2020
Covid: novità sui tamponi rapidi dal dottore

Siglato l’accordo che dà il via ai test antigenici negli studi dei medici di famiglia: se ne eseguiranno 50mila al giorno. Investimenti per 265 milioni.

Il tampone, adesso, si può fare anche dal medico di famiglia. Non quello molecolare, ma il test rapido salivare. Sono chiamanti anche test antigenici, perché si basano sulla ricerca degli antigeni, proteine di superficie del virus. La loro presenza indica che l’infezione è in corso.

Tra ieri sera e stamattina, la firma di un’intesa tra i sindacati dei medici di famiglia e la parte pubblica (rappresentata dalla Sisac) che permetterà di svolgere negli studi medici, compresi quelli dei pediatri di libera scelta, sia i tamponi rapidi, sia le ecografie.

Quattro le sigle sindacali coinvolte; hanno aderito in due, rappresentative di un buon 70% di professionisti. L’accordo vale comunque anche per chi non ha aderito. Può accadere, però, che un medico di base deleghi l’esecuzione dei test a un’altra struttura o a un collega.

Cuore dell’intesa, la possibilità di svolgere i test negli studi medici, distribuendo meglio il flusso di richieste dei pazienti e accelerando i risultati. Solo laddove il test rapido è positivo si viene sottoposti anche a tampone molecolare. Si calcola che, dopo questo accordo, saranno svolti almeno cinquantamila test antigenici al giorno in più.

Una mossa che va nella direzione di un tracciamento più veloce, considerando i ritmi di diffusione del Coronavirus in questa seconda ondata. L’investimento è pari a 265 milioni idi euro, di cui 235 già stanziati e 30 che arriveranno con un prossimo decreto, che potrebbe già essere il decreto Ristori.

L’ok ai tamponi rapidi dai medici di base, dunque, c’è. Manca solo qualche limatura: il testo dell’accordo dovrà essere esaminato dal Comitato di settore delle Regioni, della Corte dei conti e dalla conferenza Stato-Regioni per il via libera ufficiale.

Una decisione che spacca i camici bianchi, tant’è che non tutte le sigle sindacali hanno aderito. L’Ordine dei Medici di Milano, per esempio, teme affollamenti poco gestibili negli studi e nei condomini dove si trovano, con elevato pericolo di contagio.

«Ritengo una follia l’accordo che prevede la possibilità che i medici di famiglia facciano i tamponi rapidi nei loro studi – ha dichiarato all’Adnkronos il presidente dell’Ordine meneghino Roberto Carlo Rossi – è pazzesco e rischioso per salute. Un medico può anche mettersi a disposizione, ma si pone un altro problema, e cioè che i camici bianchi che fanno questo devono essere protetti in maniera completa con tutti i dispositivi necessari. Non solo mascherine, ma camici, sovrascarpe, occhiali e quant’altro. Altri medici mandati a morire non ne voglio più vedere».



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