Così un medico italiano promette di lavorare da morto

28 Ottobre 2020 | Autore:
Così un medico italiano promette di lavorare da morto

Un diabetologo laureato a Milano ed oggi all’Università di Miami presenta un progetto in grado di rivoluzionare la medicina moderna.

Sarà contento il suo ente di previdenza: chi promette di lavorare addirittura dopo la morte non chiederà, probabilmente, la pensione. Poco importa ad un medico italiano, in forza all’Università di Miami, negli Stati Uniti: ha promesso che non si fermerà mai. Che continuerà ad assistere non solo i suoi pazienti ma milioni di altre persone con problemi di salute anche da morto. Sarà mai possibile? Secondo una sua intuizione, pare proprio di sì.

Si chiama Camillo Ricordi ed è uno dei diabetologi italiani più famosi all’estero. È direttore del Diabetes Research Institute e Cell Transplant Center dell’Università di Miami e componente del Consiglio superiore di Sanità. Insieme ad un gruppo di ricercatori, sta per realizzare un progetto mai visto: dare vita nel 2021 ad un avatar digitale in grado di aiutare gli altri medici a seguire milioni di pazienti in tutto il mondo. Un «altro lui», quando il «vero lui» non ci sarà più, che continuerà a immagazzinare ogni tipo di informazione negli anni e, perché no, nei secoli a venire. Una vera rivoluzione per la medicina moderna che fa convivere l’intelligenza artificiale e le neuroscienze. Un’idea strampalata? Nemmeno per sogno.

«Il mio avatar – spiega Ricordi all’agenzia Adnkronos – potrà lavorare insieme a me, interagire con i pazienti e costruire la loro cartella clinica. Non di 10 o di 100, ma di milioni di pazienti. E questa “mente sintetica” non si ferma mai, perché continua a imparare in base agli input e anche dopo la mia morte sarà autosufficiente e continuerà a lavorare. Ci vorranno 3-6 mesi per creare l’avatar e un anno per svilupparne le capacità di apprendimento, che comunque è più veloce di un essere umano».

Per lo scopo verrà utilizzato il software Hio (Hyper Io), un sistema avanzato di intelligenza artificiale in grado di simulare la personalità apparente degli utenti analizzando il loro comportamento nel mondo digitale, come racconta Marco Menichelli, ingegnere, inventore della psiche sintetica e dell’intuito artificiale e componente del Comitato scientifico di SynthLife Corp, la società coinvolta nel progetto. L’obiettivo sarà quello di «emulare ciò che le altre persone percepiscono del professor Ricordi ed avrà il suo compimento nel momento in cui, agli occhi di un osservatore esterno, non esisterà differenza tra Ricordi ed il suo avatar», conclude Menichelli, che sorridendo aggiunge: «Ma il professore non sarà una cavia».

Le stime dicono che sono 415 milioni i diabetici nel mondo e questo numero è destinato ad aumentare a 642 milioni nel 2040. «Se il progetto avatar funziona – ipotizza Ricordi – potremmo seguirli tutti sfruttando il passo in avanti della nuova telemedicina e dell’intelligenza artificiale. Oggi abbiamo la possibilità di poter elaborare in pochi secondi come modificare, ad esempio, la terapia insulinica ad un paziente. Cosa che richiede l’analisi di tantissimi fattori, ma un computer può dare una risposta immediata».



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