Covid: lo strano caso dei «guariti positivi»

28 Ottobre 2020
Covid: lo strano caso dei «guariti positivi»

Il Policlinico Gemelli di Roma ha scoperto che una buona percentuale di chi ha contratto l’infezione e si è negativizzata può avere ancora tracce di virus.

«Positivo non vuol dire malato», obiettano molti esperti e può essere vero per chi, asintomatico, a malapena si accorge di essersi contagiato. C’è poi chi, invece, ha chiare avvisaglie simil-influenzali, va a fare il tampone e si scopre positivo. A quel punto, contatta il medico di base per la cura. Ma può succedere che, passati i sintomi, il Coronavirus resti, nonostante i primi due tamponi negativi: ne viene fatto un terzo ed è positivo. Sconforto totale.

Non è poi così raro, secondo uno studio del Policlinico Gemelli di Roma e dell’Università Cattolica. La ricerca, pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine, dice che il 16,7% dei guariti dai sintomi del Covid si mantiene positiva per alcune settimane. Si tratta di un «guarito» su cinque. Oppure accade che il tampone è negativo, ma i sintomi rimangono.

A condurre lo studio, Francesco Landi, del Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche del Gemelli. I pazienti esaminati sono stati 131: 22 i «guariti positivi», che sembravano avere tutte le carte in regola per chiudere il periodo di quarantena e tornare a una vita normale.

Non avevano più febbre e, sottoposti a due tamponi consecutivi, erano risultati negativi. Ebbene: a un nuovo tampone sono risultati positivi. Accade soprattutto nei sintomatici, per esempio in chi ha raffreddore, mal di gola e rinite, considerati sintomi respiratori riconducibili al Covid.

In alcuni dei pazienti analizzati, inoltre, quelle che sono in genere «spie» del virus e che magari avevano essi stessi sperimentato, sono diventate strascichi della malattia: fatica nel 51% dei casi, difficoltà a respirare per il 44% dei pazienti, tosse per il 17%, indipendentemente dall’esito positivo o negativo dell’ultimo tampone.

«Questo è il primo studio a fornire un dato certo sui pazienti (16,7%) ancora positivi al tampone dopo la guarigione – spiega Landi – questi risultati suggeriscono che una significativa quota di guariti potrebbe essere ancora potenziale portatrice del virus. In particolare, i guariti in cui persistono mal di gola e rinite dovrebbero evitare contatti ravvicinati, indossare la mascherina e possibilmente ripetere un ulteriore tampone».

Quello che resta da capire è se il tampone positivo sia ancora indicativo di presenza del virus e, quindi, se la persona sia anche in grado di contagiare gli altri.



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