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Pedone imprudente provoca incidente: torto o ragione?

30 Dicembre 2020 | Autore:
Pedone imprudente provoca incidente: torto o ragione?

Le regole di cautela riguardano sia i conducenti dei veicoli sia le persone a piedi; perciò non sempre automobilisti e motociclisti sono responsabili del sinistro.

C’è un tipo di incidente stradale che è divenuto quasi un classico per la frequenza con cui si verifica: un pedone sbuca all’improvviso attraversando la strada, fuori dalle strisce pedonali, mentre sta passando un veicolo che lo investe. La visibilità è spesso ostacolata dalla presenza di un autobus o un camion, che impedisce fino all’ultimo momento al conducente che sopraggiunge di avvistare il pedone.

A volte, quando lo scontro avviene tra una moto e un pedone, è il centauro ad avere la peggio, se per evitare l’impatto cade e riporta lesioni. In questi casi, di chi è la responsabilità del sinistro? Per rispondere bisogna conoscere i criteri necessari a stabilire se e quando il pedone imprudente che provoca un incidente ha torto oppure ha ragione.

La giurisprudenza si è occupata spesso di questi casi e ha stabilito alcuni fondamentali principi. La colpa non è sempre del conducente del veicolo e il pedone non ha sempre ragione: anche lui deve rispettare alcune regole di prudenza quando “circola” sulle strade, specialmente negli attraversamenti. Ma chi guida deve prevedere, nei limiti del possibile, i movimenti inconsulti dei pedoni.

I doveri dell’automobilista

Il conducente di qualsiasi veicolo ha l’obbligo, imposto dal Codice della Strada [1], di regolare la velocità in modo che sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone. Al di là dei limiti, la velocità deve essere commisurata alle concrete condizioni della strada percorsa e del traffico. Inoltre, il conducente deve essere in grado di arrestare tempestivamente il veicolo «entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile».

Il conducente, come ha affermato la Corte di Cassazione [2], ha un preciso «dovere  di attenzione teso all’avvistamento del pedone», che comporta l’obbligo di tenere d’occhio la strada che sta percorrendo e di «prevedere tutte quelle situazioni che la comune esperienza comprende, in modo da non costituire intralcio o pericolo per gli altri utenti della strada»: in particolare proprio quei comportamenti irregolari che i pedoni potrebbero compiere (per approfondire leggi come comportarsi con i pedoni che attraversano la strada).

In caso di incidente con danni a persone, il conducente che non ha rispettato queste regole sarà contravvenzionato per eccesso di velocità e questo comporterà l’attribuzione della sua responsabilità esclusiva o comunque di un concorso di colpa a suo carico, perché con la sua condotta ha provocato, o contribuito a causare, il sinistro lesivo.

I doveri del pedone

Anche il pedone non è completamente libero nei suoi movimenti, ma è tenuto a rispettare alcune regole fondamentali stabilite dal Codice della strada [3]: in particolare deve camminare sui marciapiedi, se ci sono, oppure sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli, in modo da non intralciare la circolazione.

Negli attraversamenti i pedoni devono servirsi delle apposite strisce pedonali; quando mancano o distano oltre 100 metri possono attraversare la carreggiata, ma «con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per gli altri».

Quando il pedone è imprudente

Perciò il pedone imprudente che, ad esempio, attraversa nonostante il semaforo rosso, non solo può essere multato ma, soprattutto, diviene responsabile del sinistro provocato dalla sua condotta violativa delle regole.

In un recente caso la Cassazione [4] ha condannato per il reato lesioni personali colpose il pedone che attraversando in maniera irregolare e imprudente si era scontrato con un motociclista, caduto rovinosamente a terra in conseguenza dell’impatto.

In un altro caso deciso dalla Suprema Corte [5], è stato, invece, condannato l’automobilista per l’investimento di un pedone che aveva cambiato improvvisamente direzione: nonostante il suo concorso di colpa, questo movimento rientrava nella «ragionevole prevedibilità della condotta della vittima». Quindi l’utente della strada diventa «responsabile anche del comportamento imprudente altrui purché questo rientri nel limite della prevedibilità».

La responsabilità del pedone imprudente

I giudici, nel decidere i casi controversi, si basano su alcuni elementi di fatto per stabilire quando il pedone ha torto o comunque è in concorso di colpa con il conducente del veicolo. I principali criteri riguardano la distanza dalle strisce pedonali rispetto al punto di attraversamento (se è breve, il comportamento è prevedibile), la velocità del pedone (quanto più è rapido, tanto meno l’automobilista che sopraggiunge è in grado di porre in essere manovre di emergenza) e la visibilità della strada (quando è scarsa, come di notte o in presenza di nebbia, la responsabilità dell’automobilista è attenuata).

In una nuovissima sentenza la Cassazione [6] ha affermato la responsabilità penale per lesioni colpose, aggravate dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale, di un pedone che aveva attraversato all’improvviso facendo sbandare e cadere un motociclista che, vedendoselo sbucare all’improvviso, dallo spazio fra due autobus in sosta alla fermata, non aveva altro modo di evitare l’impatto se non quello di sterzare bruscamente.

La moto procedeva a velocità adeguata e il comportamento imprevedibile del pedone – che aveva attraversato al di fuori dalle strisce, senza guardare se stessero sopraggiungendo mezzi, ed in un contesto in cui la visibilità del centauro era ridotta e la carreggiata a sua disposizione era ristretta – ha determinato l’attribuzione della responsabilità esclusiva del sinistro accaduto, con il conseguente risarcimento disposto in favore dell’infortunato.

In questo caso il conducente della moto non avrebbe potuto avvistare il pedone, perché la condotta di quest’ultimo era stata atipica ed imprevedibile, con un attraversamento rapido compiuto in un punto in cui il motociclista non poteva compiere in sicurezza nessuna manovra d’emergenza utile.


note

[1] Art. 141 Codice della strada.

[2] Cass. sent. 4 luglio 2019, n. 29277.

[3] Art. 190 Codice della strada.

[4] Cass. sent. n. 140/20 del 7 gennaio 2020.

[5] Cass. sent. n. 34406/19 del 29 luglio 2019.

[6] Cass. Sez. IV penale, sent. n. 29833/20 del 28 ottobre 2020.


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