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Cosa rischia chi esce senza documenti?

29 Dicembre 2020
Cosa rischia chi esce senza documenti?

Quali rischi si corrono quando si esce di casa senza i documenti di riconoscimento? Il problema dell’identificazione e chi può chiedere la carta d’identità.

Stai tranquillamente passeggiando in città, oppure stai correndo al lavoro, quando improvvisamente ti rendi conto di aver lasciato a casa il portafoglio con all’interno la carta d’identità. Ti assalgono, quindi, mille dubbi: cosa succede se mi ferma la polizia e non ho i documenti? Possono farmi una multa? Devo tornare indietro a prendere la carta d’identità? In questo articolo scoprirai proprio cosa rischia chi esce senza documenti e cosa puoi fare quando capita questa evenienza.

Inoltre, abbiamo dedicato un paragrafo a quelle figure attive nell’ordine pubblico legittimate a chiederti di fornire i documenti. Quindi, niente panico e prendi qualche minuto del tuo tempo per leggere l’articolo e approfondire i rischi connessi alla tua dimenticanza.

Uscire di casa senza documenti: cosa rischio?

Sebbene abbiano finalità differenti, carta d’identità, passaporto e patente sono documenti che hanno in comune elementi utili al riconoscimento del possessore. In Italia, però, non esiste una legge che obblighi il cittadino ad uscire di casa con i documenti addosso. Questa frase assumerebbe i connotati di un assioma incontrovertibile, se non fosse per una piccola eccezione, che forse il lettore avrà già colto.

La riserva di cui stiamo parlando è rappresentata dalla patente, che devi portare con te ogni volta che ti metti al volante. È il Codice della strada a porti questo obbligo: infatti, se un agente della polizia stradale dovesse fermarti a un posto di blocco e chiederti i documenti di guida, tu sei tenuto a esibirli [1]. In caso contrario, ti verrà fatto un verbale e comminata una sanzione amministrativa.

Quindi, patente a parte, se sbadatamente dovessi uscire di casa e avessi dimenticato di portare con te la carta d’identità o qualunque altro documento personale equipollente, non preoccuparti, non corri alcun rischio.

Ma la materia relativa al riconoscimento si esaurisce in questo “scampato pericolo”, o c’è dell’altro che sarebbe opportuno considerare? In effetti sì, ma prima di procedere oltre dobbiamo necessariamente ricordare che un conto è esibire i propri documenti, un altro è quello di fornire dati utili alla propria identificazione.

Alla prima, la sfumatura potrà sembrarti irrisoria, ma è bene apprendere sin da subito la differenza tra queste due fasi.

Differenza tra documentazione e identificazione

Come abbiamo chiarito, la mancata esibizione di un documento d’identità al pubblico ufficiale richiedente non comporta alcun reato.

Lo stesso discorso, però, non vale per l’identificazione. Infatti, se un soggetto che svolge una funzione pubblica (agente delle forze dell’ordine, militare o il controllore dell’autobus) intendesse accertare l’identità di qualcuno, quest’ultimo non potrebbe sottrarsi dall’obbligo di fornire le proprie generalità. Oltre a queste, il privato è tenuto a fornire tutte le informazioni ritenute utili dal pubblico ufficiale al fine di procedere con il riconoscimento, compresa la residenza [2].

Il rifiuto da parte del cittadino di dare indicazioni sulla propria identità è punito con l’arresto fino a un mese e una multa fino a 206 euro.

Facciamo qualche esempio per capire meglio l’importanza dell’identificazione.

Luigi Bianchi sta prendendo parte a una manifestazione di protesta quando, all’improvviso, scoppiano dei tafferugli. Pur essendo innocente, Luigi viene fermato dagli agenti di polizia preposti alla pubblica sicurezza, che gli chiedono di esibire i documenti di riconoscimento. Luigi si accorge di non averli con sé, ma collabora con i poliziotti fornendo loro tutte le informazioni per procedere all’identificazione: nome, cognome, età anagrafica, residenza, professione e, molto utile, anche la targa dell’auto di sua proprietà.

Poniamo ora il caso che Luigi non sia così tanto collaborativo e, anzi, decida di non fornire agli agenti di polizia alcun dato utile per il riconoscimento. In tal caso, il manifestante indisponente sarà condotto presso il comando di polizia locale per i necessari accertamenti.

Chi può chiedere i documenti?

Poche righe più sopra, abbiamo scritto che i pubblici ufficiali hanno la facoltà di chiedere i documenti.

A tal proposito, è doveroso fare un po’ di chiarezza. Quando è un agente in divisa – quindi nell’esercizio delle sue funzioni – a richiedere di fornire i documenti, non ci sono dubbi di sorta: occorre rispondere all’invito esibendo la carta d’identità o aiutarlo a identificarci.

Se, invece, lo stesso agente fosse in borghese, è comunque legittimato a chiedere i documenti, ma dovrà preventivamente identificarsi, mostrando il tesserino di riconoscimento con matricola, nome, cognome e corpo di appartenenza. In assenza di questa ottemperanza, il cittadino non è tenuto né a fornire le proprie generalità, né a esibire alcun documento d’identità.

Probabilmente, la maggior parte dei dubbi relativi a chi può chiedere i documenti sono legati alla figura del controllore di mezzi pubblici. Diciamo sin da subito che il controllore non è un agente di polizia giudiziaria, anche se alcune regioni, dal 2015, hanno attribuito a questa figura la qualifica di agente di polizia amministrativa. Nonostante ciò, non ha la facoltà di chiedere al passeggero di esibire i propri documenti. La questione si complica, però, quando il viaggiatore viene colto a fruire del servizio pubblico senza essere in possesso di adeguato titolo di viaggio.

A quel punto, l’incaricato di pubblico servizio potrà elevare sanzione ai danni del passeggero: solo e soltanto in questo caso il controllore ha la facoltà di chiedere i documenti. E cosa accade se il soggetto sanzionato non ha con sé la carta d’identità o qualunque altro documento di riconoscimento? In questo caso, il controllore può fermare l’individuo e chiamare la polizia, che procederà all’identificazione.


note

[1] Art. 192, co. 2 cod. strada.

[2] Art. 651 del cod. pen.


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