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Quanti giorni si danno di preavviso per le dimissioni?

29 Dicembre 2020
Quanti giorni si danno di preavviso per le dimissioni?

Prima di rassegnare le dimissioni, il lavoratore deve verificare qual è la durata del preavviso che deve rispettare.

Sei un lavoratore subordinato ed hai un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Hai ricevuto una nuova proposta di lavoro e vuoi rassegnare le dimissioni dal tuo attuale impiego. Ti chiedi con quale preavviso devi comunicare il recesso.

Il mercato del lavoro è in continuo movimento. Ogni giorno decine e decine di lavoratori lasciano un posto di lavoro per entrare a far parte di un’altra realtà lavorativa.

Le dimissioni dal rapporto di lavoro, tuttavia, sono un passaggio delicato, che deve essere affrontato con prudenza e lucidità. Il lavoratore deve, infatti, rispettare una serie di regole che disciplinano il recesso. La principale regola da rispettare è il preavviso di dimissioni.

Ma quanti giorni si danno di preavviso per le dimissioni? Come vedremo, non esiste una risposta univoca a questa domanda in quanto la durata del preavviso dipende da numerosi fattori. In ogni caso, per conoscere la disciplina del preavviso nel proprio rapporto di lavoro, occorre consultare la relativa sezione nel contratto collettivo di settore.

Dimissioni del lavoratore: cosa si intende?

Il contratto di lavoro, al pari di ogni rapporto contrattuale, può cessare per effetto del recesso esercitato da una delle parti. Il lavoratore, in particolare, può recedere dal contratto di lavoro in ogni momento, senza la necessità di indicare alcuna motivazione. Questa regola vale, tuttavia, solo se il contratto è a tempo indeterminato.

Nel caso di un contratto a termine, invece, il lavoratore non è libero di dimettersi in ogni momento in quanto il recesso esercitato prima dello spirare del termine è illegittimo ed esporrebbe il dipendente al rischio di una richiesta di risarcimento del danno da parte del datore di lavoro.

Nel linguaggio lavoristico, il recesso esercitato dal lavoratore viene detto dimissioni. Con questo termine si indica, dunque, l’atto unilaterale con cui il dipendente informa il datore di lavoro della sua intenzione di porre fine al rapporto di lavoro a partire da una determinata data.

Dimissioni: con quali modalità devono essere rassegnate

Fino al 2016, la legge non prescriveva la modalità con cui il lavoratore doveva rassegnare le proprie dimissioni. Nella prassi, quindi, il lavoratore si limitava ad inviare al datore di lavoro una lettera scritta con cui lo informava della sua volontà di cessare il rapporto di lavoro.

Per evitare l’odioso fenomeno delle dimissioni in bianco, il Jobs Act [1] ha previsto la necessità di seguire un’apposita procedura di dimissioni telematiche, sia in caso di dimissioni che in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Utilizzando il proprio Pin dispositivo Inps oppure lo Spid, il lavoratore può accedere all’apposito portale sul sito cliclavoro.gov.it e, dopo aver compilato una serie di dati relativi al rapporto di lavoro, potrà inviare telematicamente le dimissioni al proprio datore di lavoro. In questo modo, la comunicazione di recesso arriverà direttamente alla Pec del datore di lavoro.

Cos’è il preavviso di dimissioni?

La decisione del lavoratore di lasciare il posto di lavoro può creare, senza dubbio, dei problemi organizzativi per il datore di lavoro che dovrà riorganizzare la propria struttura per sopperire all’assenza del dipendente. Proprio per questo, la legge [2] prevede che il lavoratore debba, nel dimettersi dal rapporto di lavoro, rispettare il periodo di preavviso di dimissioni previsto dal contratto collettivo di settore.

Il preavviso serve proprio a consentire al datore di lavoro di riorganizzarsi in vista della futura cessazione del rapporto di lavoro. La durata del preavviso di dimissioni non è fissa ma dipende dalle previsioni del contratto collettivo. Nella gran parte dei casi, infatti, i Ccnl prevedono una diversa durata del preavviso a seconda di una serie di fattori come, tra gli altri, anzianità di servizio, inquadramento del lavoratore e categoria legale.

Quanti giorni si danno di preavviso per le dimissioni?

Come abbiamo detto, la durata del preavviso non è uguale per tutti i dipendenti ma deve essere verificata con riferimento alla specifica posizione del lavoratore che intende recedere dal rapporto. Tale verifica può essere effettuata consultando l’apposita sezione presente nel Ccnl di settore.

Tanto per fare un esempio, il Ccnl Commercio prevede che il lavoratore dimissionario debba rispettare i seguenti termini di preavviso, che decorrono dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese.

Lavoratori fino a 5 anni di servizio compiuti:

  • quadri e I livello: 45 giorni di calendario;
  • II e III livello: 20 giorni di calendario;
  • IV e V livello: 15 giorni di calendario;
  • VI e VII livello: 10 giorni di calendario.

Lavoratori con più di 5 anni e fino a 10 anni di servizio compiuti:

  • quadri e I livello: 60 giorni di calendario:
  • II e III livello: 30 giorni di calendario;
  • IV e V livello: 20 giorni di calendario;
  • VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

Lavoratori con più di 10 anni di servizio compiuti:

  • quadri e I livello: 90 giorni di calendario;
  • II e III livello: 45 giorni di calendario;
  • IV e V livello: 30 giorni di calendario;
  • VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

Se il lavoratore non rispetta il periodo di preavviso di dimissioni, il datore di lavoro ha la facoltà di trattenergli dalle competenze finali una somma pari all’importo della retribuzione corrispondente al periodo di preavviso che non è stato rispettato dal lavoratore (indennità sostitutiva del preavviso).



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