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Covid: a casa 5.000 detenuti

29 Ottobre 2020 | Autore:
Covid: a casa 5.000 detenuti

Aumentano i contagi: benefici per chi ha una pena da scontare inferiore a 18 mesi e per chi è in semilibertà. Esclusi i condannati per i reati più gravi.

Il Covid non risparmia le carceri: 350 persone, tra detenuti e operatori di Polizia penitenziaria, sono già risultati positivi al coronavirus. E si teme che la cifra sia destinata ad aumentare. Per questo motivo, il Consiglio dei ministri ha deciso di alleggerire le presenze nelle celle: circa 2.000 detenuti che oggi si trovano in semilibertà potranno evitare di rientrare la sera, mentre altri 3.000 che hanno alle spalle una pena non superiore ai 18 mesi resteranno ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Si riduce, in questo modo, la popolazione carceraria di circa il 10% per diminuire le possibilità di contagio.

Non sarà una fuoriuscita indiscriminata: il beneficio, secondo quanto riferisce il ministro della Giustizia, Alfonso Buonafede, non verrà applicato ai condannati per mafia, terrorismo, voto di scambio, corruzione, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia o stalking. Resterà in cella anche chi ha partecipato a disordini o rivolte in carcere e chi ha subìto nell’ultimo anno un procedimento disciplinare. Escluso, infine, chi non ha un domicilio effettivo in cui trascorrere il periodo di detenzione residuo, anche se ci sarebbe la possibilità di passarlo in un «luogo pubblico o privato di cura assistenza e accoglienza».

I condannati in semilibertà (che potrebbero portare il virus nel penitenziario ogni giorno dall’esterno o viceversa) potranno ottenere dal magistrato di sorveglianza fino al 31 dicembre una licenza superiore al periodo massimo previsto.



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