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Obbligo mantenimento figlio maggiorenne

30 Dicembre 2020
Obbligo mantenimento figlio maggiorenne

I genitori sono tenuti a corrispondere un aiuto economico al figlio che ha raggiunto la maggiore età?  

Hai un figlio di 29 anni nato da un matrimonio fatto di alti e bassi. Hai sempre avuto grandi aspettative su di lui. Per questa ragione, tu e tua moglie lo avete mandato nelle migliori scuole. Dopo il diploma, il ragazzo, con tua grande sorpresa, si è iscritto alla facoltà di filosofia. Ora, però, è disoccupato e del pezzo di carta non sa che farne. Il mercato del lavoro è in crisi e chissà quando troverà un’occupazione con uno stipendio dignitoso.

In questo articolo parleremo di un argomento sempre più attuale e controverso, ossia dell’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne. La crisi economica ha preso di mira la società, al punto che un’intera generazione di ragazzi, definiti da qualcuno “bamboccioni”, non riesce a trovare un lavoro, nonostante una laurea e anni di specializzazione alle spalle. Come devono comportarsi i genitori? Di certo, non possono abbandonare i propri figli nel momento del bisogno, ma devono spronarli nella ricerca di un impiego ed aiutarli dal punto di vista economico fin quando non si rendono indipendenti. Va detto, comunque, che la situazione è preoccupante e riguarda ogni paese.

A differenza del passato, in cui i giovani lasciavano la casa di mamma e papà per diventare autonomi già a 18 anni, oggi le cose sono cambiate e la percentuale di ragazzi che non lavora e non studia è molto alta.

Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne

Tutti i genitori (sposati, conviventi, separati o divorziati) hanno l’obbligo di mantenere i figli dal momento della loro nascita fino a quando non raggiungono un’indipendenza economica, cioè la capacità di mantenersi da soli grazie ad un lavoro stabile. Questo vuol dire, in altre parole, che il figlio maggiorenne va mantenuto anche se frequenta l’università, un dottorato, un corso di specializzazione oppure ha un contratto di lavoro precario o di apprendistato. Inoltre, l’obbligo di mantenimento riguarda tutti i figli, sia quelli nati durante il matrimonio sia quelli nati al di fuori di esso.

Ma non è tutto. La legge prevede che, in alcuni casi, il genitore debba corrispondere direttamente al proprio figlio un assegno di mantenimento periodico. Spetterà al giudice effettuare una valutazione delle circostanze caso per caso, in base al percorso formativo, alla situazione del mercato del lavoro e all’età del beneficiario.

Fino a quando bisogna mantenere il figlio maggiorenne?

Fin qui abbiamo detto che i genitori devono provvedere ai propri figli fino a quando gli stessi non si rendano indipendenti economicamente. Questo, però, non vuol dire che il ragazzo maggiorenne deve restare a carico di mamma e papà ad oltranza. Secondo la giurisprudenza, infatti, l’obbligo di mantenimento non può essere protratto oltre ragionevoli limiti. In passato, si riteneva che il genitore dovesse occuparsi del figlio fino a quando quest’ultimo non avesse trovato un’occupazione rispondente alle competenze professionali acquisite. La crisi attuale, tuttavia, ha imposto un cambio di rotta. Pertanto, il ragazzo maggiorenne deve attivarsi, in forza del principio di autoresponsabilità, per ricercare un impiego qualsiasi che gli consenta di essere autosufficiente dal punto di vista economico.

L’orientamento giurisprudenziale più recente, perciò, ritiene che il diritto al mantenimento viene meno una volta superata la soglia dei 30-35 anni, oltre la quale il figliolo deve provare che l’assenza di un lavoro sia dovuta a cause a lui non imputabili, ossia che non dipenda dalla sua volontà. Ti faccio un esempio pratico.

Marco ha 26 anni, non studia e vive ancora a casa dei genitori. Invece di trovarsi un lavoro che gli consenta di provvedere a sé stesso, Marco passa tutto il tempo in strada oppure al pub del paese a giocare a biliardino con gli amici.

Ebbene, come puoi notare nell’esempio che ti ho riportato, la mancata autosufficienza economica di Marco è dovuta unicamente al suo atteggiamento di totale inerzia. In pratica, spreca il suo tempo nei pub invece di impegnarsi per trovare un’occupazione stabile. Di conseguenza, non può pretendere nulla da mamma e papà, neppure un centesimo. Viceversa, se Marco avesse un lavoro precario, ciò non farebbe venir meno il mantenimento in quanto l’assenza di autonomia dipende esclusivamente dalle condizioni attuali del marcato.

Mantenimento: è dovuto se il figlio maggiorenne lascia il lavoro?

Analizziamo adesso un altro caso partendo da un esempio.

Gianluca ha 26 anni e lavora come meccanico presso un’autofficina. La paga è buona ed aggiustare le macchine gli piace. Dopo qualche anno, però, comincia ad annoiarsi e decide di abbandonare il lavoro per trovarne uno più stimolante. Tuttavia, il mercato non offre molte alternative e Gianluca non è neppure diplomato. Pertanto, si ritrova senza un soldo nel giro di poco tempo. Decide quindi di chiedere un aiuto economico a mamma e papà.

In situazioni del genere, cioè quando si abbandona un lavoro stabile senza una ragione valida, non si ha diritto al mantenimento da parte dei genitori. L’unica cosa che il figlio può chiedere ed ottenere sono gli alimenti, ossia vitto e alloggio, a condizione che venga a trovarsi in stato di bisogno, ossia in difficoltà tale da non riuscire a procurarsi i mezzi di sostentamento.

In sintesi, se la precarietà è determinata dalla volontà del figlio e non dalle condizioni attuali del mercato del lavoro, allora non è possibile ottenere un mantenimento, bensì un sostegno economico dai propri genitori nella misura degli alimenti.



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