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Come funziona il saldo e stralcio?

29 Ottobre 2020
Come funziona il saldo e stralcio?

Come cancellare i debiti con la transazione del saldo e stralcio: le modalità e la forma dell’accordo tra creditore e debitore. 

Chi è sopraffatto dai debiti avrà già sentito parlare di saldo e stralcio. Non avrà però trovato alcuna definizione legale di tale termine, questo perché non esiste alcuna norma che lo regolamenta. Si tratta infatti di una procedura rimessa all’autonomia delle parti, in questo caso il creditore e il debitore. Sono questi ultimi a decidere se, come e quando attuare il saldo e stralcio. 

Ma cos’è e come funziona il saldo e stralcio? Cerchiamo di fare il punto della situazione qui di seguito. Affronteremo il tema sotto ogni angolazione, sia per quanto riguarda i debiti con i privati che con il Fisco. Ma procediamo con ordine. 

Cos’è il saldo e stralcio?

Quando si parla di saldo e stralcio si intende un accordo tra creditore e debitore volto a garantire a quest’ultimo una riduzione del complessivo debito a fronte però di un pagamento immediato in via bonaria. 

Il saldo e stralcio è così un contratto – tecnicamente chiamato “transazione” – volto a prevenire o a porre fine a una lite tra le parti avente ad oggetto un’obbligazione pecuniaria non adempiuta. 

Detto in parole ancora più semplici, tutte le volte in cui il creditore e il debitore riescono a trovare un’intesa sul pagamento, in modo che a quest’ultimo sia accordato uno “sconto” sull’importo da versare, si realizza un saldo e stralcio.

La parola «saldo e stralcio» sintetizza proprio l’intera operazione: da un lato c’è il «saldo», ossia il pagamento del debito, e dall’altro lato lo «stralcio», ossia la cancellazione di una parte del debito.

Come funziona il saldo e stralcio? 

Il saldo e stralcio non è un diritto del debitore ma il risultato di un accordo tra quest’ultimo e il suo creditore. Accordo che deve essere scritto laddove l’obbligazione principale (quella non adempiuta) è nata per iscritto. 

È quindi facoltà del debitore chiedere al creditore un saldo e stralcio, ma non è dovere del creditore concederlo.

Il saldo e stralcio presuppone quindi due elementi:

  • un’obbligazione preesistente non adempiuta;
  • un accordo tra creditore e debitore.

Il più delle volte, il saldo e stralcio si pone come alternativa al rientro dilazionato: al debitore cioè viene posta la possibilità di scegliere tra pagare tutto l’importo dovuto a rate o solo una parte ma in un’unica soluzione.  

Nulla però esclude che le parti possano trovare un’intesa intermedia, con un saldo e stralcio misto a una dilazione.

Come si fa un saldo e stralcio?

Per fare un saldo e stralcio è necessario che il creditore e il debitore trovino l’accordo sull’importo da stralciare e sulle modalità di pagamento del residuo. Come anticipato, l’accordo dovrà preferibilmente essere posto per iscritto.

Questo scritto rappresenterà un vero e proprio contratto che sostituisce il precedente non adempiuto o si affianca ad esso.

Il creditore può inserire, nella transazione, la clausola in forza della quale, in caso di mancato adempimento anche del saldo e stralcio, torna in vita l’obbligazione principale e, quindi, l’obbligo di versare l’iniziale importo.

Trattandosi di un contratto, il saldo e stralcio non è un titolo esecutivo come potrebbe essere una sentenza o un verbale di mediazione. Il che significa che, se non riceve la prestazione, il creditore dovrà rivolgersi al giudice e chiedere un decreto ingiuntivo.

Viceversa, se l’accordo di saldo e stralcio viene raggiunto nell’ambito di una procedura di conciliazione, dinanzi a un mediatore, il relativo verbale costituisce titolo esecutivo, consentendo al creditore, in caso di inadempimento, di agire direttamente con un pignoramento nei confronti del debitore.

Si può fare un saldo e stralcio con il Fisco?

Il saldo e stralcio è una procedura ammessa solo tra privati e non con la Pubblica Amministrazione o il Fisco. Difatti, in forza del principio di pari trattamento, gli enti pubblici non possono concludere accordi personalizzati con i cittadini; ne risulterebbe peraltro esteso il loro margine di discrezionalità, consentendo così di agevolare alcuni piuttosto che altri. 

Quindi, chi non ha pagato l’Agenzia delle Entrate o l’Agenzia Entrate Riscossione può, tutt’al più, chiedere una rateazione del debito, ma non anche una transazione. 

Quando il saldo e stralcio è obbligatorio

La cosiddetta legge sul sovraindebitamento (o «legge salva-suicidi») ha previsto delle forme di saldo e stralcio che possono diventare obbligatorie.

La prima forma è quella del cosiddetto piano del consumatore. Quando i debiti non sono inerenti ad attività lavorativa, il debitore può rivolgersi al giudice (con l’ausilio di un Organismo di composizione della crisi) affinché, valutate le sue condizioni economiche e l’impossibilità di adempiere con le proprie risorse, “tagli” una parte consistente del debito in modo da consentirgli di pagare il residuo. I creditori dovranno adattarsi alla decisione del giudice senza possibilità di opporsi. 

Questo tipo di procedura può essere attuata anche solo nei confronti dell’agente della riscossione per cartelle esattoriali non pagate.

La seconda forma è quella del cosiddetto accordo del debitore. Esso opera solo per i debiti inerenti all’attività lavorativa. Qui, il debitore deve presentare (sempre con l’ausilio di un Organismo di composizione della crisi) un programma di liquidazione dei creditori. Se ottiene il consenso del 60% dei crediti, il programma viene approvato e, anche in questo caso, questi si libera pagando i creditori solo in parte. 

Leggi: Come liberarsi dai debiti con banche o Equitalia in una sola mossa.

Il saldo e stralcio delle cartelle esattoriali

La legge di Bilancio 2019 ha previsto una forma straordinaria di cancellazione dei debiti con il Fisco chiamata «saldo e stralcio». Si tratta di una misura transitoria limitata ai termini indicati nella legge stessa: il termine per presentare le domande è scaduto il 30 aprile 2019.

La misura consentiva ai contribuenti con un’oggettiva situazione di difficoltà economica di ripartire da zero, pagando o il 16% o il 20% o il 35% del debito (a seconda delle condizioni reddituali) chiudendo così la partita con Agenzia Entrate Riscossione. 

Il beneficio è stato concesso solo ai contribuenti con cartelle di Equitalia o di Agenzia Entrate Riscossione il cui indicatore Isee non supera i 20mila euro. 

La quota di debito che si doveva pagare per mettersi in regola col Fisco cambia a seconda dell’importo del reddito dichiarato. Nel dettaglio, si tratta di un’aliquota “secca” pari al:

  • 16%, se il debitore ha un Isee del nucleo sino a 8.500 euro;
  • 20%, se il debitore ha un Isee del nucleo da 8.500,01 euro sino a 12.500 euro;
  • 35%, se l’Isee del nucleo del debitore va dai 12.500,01 euro ai 20mila euro.

Approfondimenti 

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