Covid: scoperta una proteina che lo indebolisce

29 Ottobre 2020
Covid: scoperta una proteina che lo indebolisce

Può essere una buona alleata contro la pandemia: si chiama lattoferrina e mangia la stessa sostanza che alimenta il virus, lasciandolo senza nutrimento.

Ci vorrà il vaccino per sconfiggere definitivamente il Coronavirus. Per il momento, però, alcune sostanze sembrano dare una buona risposta in chi ha contratto l’infezione. Una di queste è la lattoferrina, proteina che si trova soprattutto nel latte, ma è prodotta anche dall’organismo stesso: è contenuta anche nelle lacrime e nella saliva.

Se n’è accorta Elena Campione, professoressa di Dermatologia all’Università Tor Vergata di Roma. L’ha intervistata Repubblica, per capire come questa proteina si sta dimostrando importante nella lotta al Covid. Sulla lattoferrina, Campione e colleghi hanno già pubblicato una ricerca sull’International Journal of Molecular Sciences che dà conto dei buoni effetti di questa proteina sui contagiati, a partire da uno studio su cento positivi curati solo con somministrazione di lattoferrina a domicilio.

La professoressa spiega che ha iniziato a occuparsene durante la Fase 1, quando l’Italia era in lockdown e non si riusciva a capire come mai il virus sembrava colpire più ferocemente gli anziani e meno i bambini. Un motivo, afferma la studiosa, può essere che «tutti noi veniamo al mondo con una immunità innata. E prima di compiere il terzo mese, i bambini non ricevono altra protezione che il latte della mamma. E proprio la lattoferrina è una proteina contenuta anche all’interno del latte materno».

Agisce sottraendo nutrimento al virus. Se, infatti, il Sars-CoV-2 mangia il ferro che è contenuto nel corpo umano, la lattoferrina si alimenta della stessa sostanza. Nutrendosi del ferro «rubato» al Covid, potenzia le difese immunitarie dell’organismo e mette il virus in una posizione di svantaggio. Ma attenzione, puntualizza la professoressa: non è la cura miracolosa. «Usciremo da questo incubo solo con il vaccino».

Qualcosa di concreto, comunque, la lattoferrina può farlo. Ha una doppia utilità, dice Campione a Repubblica: «In chiave di prevenzione, rendendoci molto più forti e quindi meno vulnerabili al contagio» e «in chiave di cura, perché abbiamo dimostrato che rispetto ai tempi medi di guarigione che arrivano anche a 30, 32 giorni, i pazienti ai quali viene somministrata anche la lattoferrina si negativizzano dopo 12 giorni».



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