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Fare un incidente e andare via è reato?

30 Ottobre 2020
Fare un incidente e andare via è reato?

Reato di fuga e di omissione di soccorso: cosa deve fare un automobilista dopo un sinistro stradale. 

Cosa succede a chi fa un incidente stradale e, subito dopo, si allontana senza fornire le proprie generalità? Questo comportamento può configurare un reato? Non sempre. La legge distingue infatti tra sinistri stradali con feriti e senza. Se, in entrambi i casi, resta l’obbligo per i soggetti coinvolti di fermarsi e fornire gli estremi della propria assicurazione, il trattamento sanzionatorio, in caso di violazione, è differente. 

A fare il punto della situazione è una recente sentenza della Cassazione penale [1]. La vicenda è quella di un uomo che urtava, con la propria macchina, un bambino in bicicletta. Questi cadeva a terra riportando, al labbro, una ferita di lieve conto. L’automobilista, accertatosi delle buone condizioni del bimbo, riprendeva la marcia serenamente. Veniva però denunciato per il reato di fuga. La questione è così finita sul banco della Suprema Corte a cui è stato chiesto: «Fare un incidente e andare via è reato?». Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Comportamento in caso di incidente stradale

Ogni soggetto coinvolto in un incidente stradale, con o senza feriti, deve fermarsi e fornire all’altro conducente le proprie generalità (nome, cognome, residenza), nonché gli estremi della propria assicurazione. Quest’obbligo sussiste a prescindere dalle presunte responsabilità per lo scontro. 

Saranno poi le assicurazioni, dopo la denuncia degli assicurati, a valutare le colpe e a liquidare l’indennizzo alla vittima. 

Naturalmente, in presenza di un Cid firmato dalle parti, la liquidazione avviene in via preferenziale: entro 60 giorni dalla denuncia del sinistro in caso di danni solo alle auto ed entro 90 giorni in caso di danni alle persone. In ogni caso, è bene sottolineare che il Cid non vincola le compagnie assicuratrici che ben potrebbero disconoscere la dinamica dell’incidente per come rappresentata dalle parti su tale documento (se così non fosse sarebbe fin troppo agevole frodare le assicurazioni).

Cosa si rischia se si scappa dopo un incidente?

L’automobilista che non si ferma dopo un incidente stradale commette una violazione amministrativa se dall’incidente non sono derivati feriti e un reato, quello di fuga, invece in presenza di feriti.

La sanzione amministrativa per chi si allontana senza fornire gli estremi della propria assicurazione, in assenza di danni a persone, va da un minimo di 296 euro a un massimo di 1.184 euro. Si tratta di una banale multa stradale che non ha ripercussioni sulla fedina penale. 

Se però il danno procurato all’altra auto è grave, può scattare anche l’obbligo di sottoporre a revisione l’auto e la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

Viceversa, se dall’incidente sono derivati feriti (conducente o passeggeri), il comportamento di chi scappa è classificabile come reato di fuga. La sanzione è la reclusione da 6 mesi a 3 anni, nonché la sospensione della patente di guida da 1 a 3 anni.

Cosa si intende con “feriti”?

Il concetto di «feriti» non deve essere necessariamente legato a gravi lesioni, al sangue o a un arto rotto. Basterebbe anche un semplice contraccolpo con la nuca (tale da determinare il ricorrente «colpo di frusta»), tipico dei tamponamenti lievi o una contusione a un braccio, il dolore a un arto e così via. 

Questo significa che non ci si può fidare di ciò che viene percepito dagli occhi, essendo la sintomatologia spesso collegata a condizioni soggettive, non visibili a occhio nudo. Ragion per cui, anche se in apparenza non sembrano sussistere feriti, bisognerà sempre fermarsi per evitare il reato: basta infatti che la controparte si rechi al pronto soccorso, denunciando qualsiasi dolore, per far scattare il reato di fuga.

Che succede a chi si ferma e poi se ne va via?

Né basta, ad escludere l’illecito penale, il fatto che l’automobilista si sia fermato per pochi minuti, al fine di accertarsi delle condizioni del danneggiato e, in quella sede, abbia verificato che questi sta bene. La legge infatti non gli impone solo di prestare soccorso alla controparte, ma di attendere anche l’arrivo della polizia per poter essere identificato. In buona sostanza, chi fa un incidete stradale con feriti deve accostare l’auto e aspettare che arrivino le forze dell’ordine per la compilazione del verbale e l’accertamento delle relative responsabilità (a riguardo, leggi l’approfondimento Non fermarsi dopo incidente senza o con feriti).

Come chiarito dalla Cassazione, «in tema di circolazione stradale, risponde del cosiddetto reato di fuga il soggetto che, coinvolto in un sinistro con danni alle persone, effettui soltanto una sosta momentanea, senza fornire le proprie generalità, essendo strumentale l’obbligo di fermata all’identificazione dei soggetti coinvolti ed alla ricostruzione dei fatti, ed essendo irrilevante, ai fini della configurazione del reato, che ciò sia reso, comunque, possibile da circostanze accidentali, come la presenza di testimoni o di telecamere o i luoghi in cui si sono svolti i fatti».

Il reato di omissione di soccorso

Oltre al reato di fuga, si può ascrivere al responsabile che scappa dopo un incidente anche quello di omissione di soccorso. Tale illecito penale scatta tutte le volte in cui le condizioni in cui versa il danneggiato sono serie e richiedono l’intervento dei sanitari. Sicché, il responsabile è tenuto, non solo ad aspettare la polizia, ma ad attivarsi per chiamare i soccorsi. Non gli è però richiesto di improvvisarsi medico e fare manovre di emergenza come la respirazione bocca a bocca o l’immobilizzazione di un arto. Anzi, ci si deve guardare bene dal compiere azioni di questo tipo che potrebbero aggravare i feriti. Piuttosto, la legge impone di chiamare l’ambulanza, il 118, la polizia, i carabinieri, ecc. 

Che succede se non si può identificare il colpevole?

Che succede se il colpevole dovesse riuscire a farla franca e non dovesse essere identificato? Il danneggiato può chiedere il risarcimento al Fondo di Garanzia Vittime della Strada. A tal fine, non è necessario che sporga denuncia contro ignoti ma deve apparire verosimile il fatto che questi non abbia potuto annotare gli estremi della targa del responsabile (ad esempio, a causa della conformazione della strada o dello shock successivo al trauma).


Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 21 – 28 ottobre 2020, n. 29837

Presidente Piccialli – Relatore Picardi

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado che ha condannato Fe. Ci. alla pena di 9 mesi di reclusione, con i benefici della sospensione condizionale e della non menzione, ed alla sospensione della patente per anni 1 e mesi 6, per il reato di cui all’art. 189 cod.strada, perché, alla guida del suo veicolo, dopo aver colpito un ciclista (il minore Ma. Pi.), che cadeva e riportava lesioni (trauma facciale), giudicate guaribili in 5 giorni, non ottemperava all’obbligo di fermarsi e di prestare assistenza alla persona ferita e si dava alla fuga (21 ottobre 2014).

2. Avverso tale sentenza ha tempestivamente proposto ricorso per cassazione, a mezzo del proprio difensore, l’imputato che ha dedotto: 1) l’erronea interpretazione ed applicazione dell’art. 189 cod.strada, in quanto, da un lato, il sinistro è stato causato dal ciclista (che è sbattuto contro il veicolo, senza cadere), e, dall’altro lato, Fe. Ci. si è fermato, ma, rassicurato il minore, spaventato per la possibile reazione dei propri genitori in considerazione del danno provocato all’automobile, si è allontanato, sicché il reato non è configurabile, stante l’assenza sia dell’elemento oggettivo (in considerazione dell’arresto e della discesa dalla vettura, che ha sicuramente reso identificabile il ricorrente, visto da altre persone e noto in paese), sia dell’elemento soggettivo (in considerazione delle buone condizioni del minore, confermate dalla circostanza che, tornato a casa, è stato portato al Pronto Soccorso solo su impulso della Polizia locale, allertata dai familiari, e non dei genitori); 2) il vizio di motivazione, non rispondendo affatto la sentenza impugnata alle puntuali censure formulate in appello e richiamate nel presente ricorso (addirittura travisate) e tralasciando completamente una parte del materiale istruttorio (come l’articolo de “Il cittadino” del 27 ottobre 2014 e la corrispondenza coi quotidiani); 3)il travisamento delle prove, posto che Fe. Ci. non è stato identificato grazie alle telecamere e non si è recato presso le forze dell’ordine dopo gli articoli di giornale, ma è stato subito contattato dal capo dei vigili urbani ed ha scritto ai quotidiani chiedendo di rendere noto il suo nome e la sua versione dei fatti, ed ha consegnato il fazzoletto al minore non perché consapevole della ferita, ma per asciugare le lacrime del bambino; 4) l’omesso esame di prove decisive ai fini della decisione (ad esempio, la dichiarazione del teste Gr., che ha appreso dai ragazzi che stavano bene e che non era successo nulla; le contraddizioni delle deposizioni dei minori); 5) e 6) l’erronea applicazione degli artt. 133 e 81 cod.pen. e la carente e contraddittoria motivazione in ordine alle censure relative al trattamento sanzionatorio, in quanto si sarebbe dovuta applicare la massima riduzione per le generiche ed il minimo aumento per la continuazione.

Considerato in diritto

1. Il ricorso non può essere accolto.

2. Le prime quattro censure, che concernono tutte l’accertamento dei fatti e la configurabilità del reato, possono essere esaminate congiuntamente.

Come confermato dallo stesso ricorrente, è pacifico che egli, pur essendosi fermato nell’immediatezza dei fatti ed avendo parlato con il minore coinvolto nel sinistro, non gli ha fornito le proprie generalità né lo ha accompagnato a casa o al Pronto Soccorso, ma è stato identificato solo successivamente all’esito delle verifiche svolte dalle forze dell’ordine. A ciò si aggiunga che la Corte di Appello ha precisato che, a seguito del sinistro, “il minore…riportava una tumefazione alla bocca e la frattura di un dente” e che “certamente …Ci. vide che il piccolo Ma., di nove anni, aveva riportato una ferita al labbro, che sanguinava”.

Alla luce di tale ricostruzione dei fatti, la decisione risulta congruamente motivata e conforme agli orientamenti della giurisprudenza di legittimità, posto che sono stati accertati sia l’elemento oggettivo del reato, consistente, da un lato, nella sosta inidonea a consentire l’identificazione del soggetto coinvolto nel sinistro e, dall’altro, nel mancato soccorso del minore ferito, sia pure non gravemente, sia l’elemento soggettivo, consistente nella consapevolezza di un possibile danno al minore (sanguinante) e nella decisione, nonostante ciò, di non fornire le proprie generalità e di non accompagnare il minore né al Pronto soccorso né a casa.

In proposito va ricordato, in tema di circolazione stradale, risponde del reato previsto dall’art. 189, comma 6, cod. strada, (cd. reato di fuga), il soggetto che, coinvolto in un sinistro con danni alle persone, effettui soltanto una sosta momentanea, senza fornire le proprie generalità essendo strumentale l’obbligo di fermata all’identificazione dei soggetti coinvolti ed alla ricostruzione dei fatti ed essendo irrilevante, ai fini della configurazione del reato, che ciò sia reso, comunque, possibile da circostanze accidentali, come la presenza di testimoni o di telecamere o i luoghi in cui si sono svolti i fatti (v., tra le tante, Sez. 4, n. 42308 del 07/06/2017 ud. – dep. 15/09/2017, Rv. 270885 – 01, che ha ritenuto esente da vizi la sentenza che aveva affermato la responsabilità del conducente che, avendo investito due pedoni minorenni, era sceso dall’auto solo dopo che una persona che aveva assistito all’impatto si era posta davanti al mezzo indicando le vittime, e si era poi allontanato senza fornire le proprie generalità, stanti le rassicurazioni fornite dalle persone offese circa il proprio stato di salute, nonostante la violenza dell’urto idonea ad arrecare danno alle persone; v. anche la più recente Sez. 4, n. 9212 del 11/02/2020 ud. – dep. 09/03/2020, Rv. 278606 – 01, secondo cui, in tema di reato di fuga dopo un incidente stradale con danno alle persone, affinché il precetto dell’obbligo di fermarsi sia rispettato, occorre che l’agente effettui una fermata che, per le concrete modalità, gli consenta di rendersi conto dell’accaduto ed eventualmente mettersi in condizione di prestare assistenza ai feriti, e, comunque, di essere identificato ai fini della compiuta ricostruzione dell’accaduto e di eventuali azioni risarcitone).

A ciò si aggiunga che l’elemento soggettivo del reato di mancata prestazione dell’assistenza occorrente in caso di incidente (art. 189, comma 7, cod. strada) può essere integrato anche dal dolo eventuale, ravvisabile in capo all’agente che, in caso di sinistro comunque ricollegabile al suo comportamento ed avente connotazioni tali da evidenziare, in termini di immediatezza, la probabilità, o anche solo la possibilità, che dall’incidente sia derivato danno alle persone e che queste necessitino di soccorso, non ottemperi all’obbligo di prestare assistenza ai feriti (v., da ultimo, Sez. 4 n. 33772 del 15/06/2017 ud. – dep. 11/07/2017, Rv. 271046 – 01, che ha osservato che il dolo eventuale, pur configurandosi normalmente in relazione all’elemento volitivo, può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso il rischio).

Invero, il presente ricorso, pur denunciano l’erronea applicazione della legge ed il vizio di motivazione, si limita a riproporre la diversa ricostruzione dei fatti proposta dalla difesa, che non è stata condivisa dai giudici di merito, insistendo, peraltro, su alcune circostanze, comunque, inidonee ad escludere il reato (quali le asserite ragioni per le quali l’imputato non avrebbe accompagnato il minore a casa o al Pronto Soccorso). Difatti, nessuna delle circostanze evidenziate dalla difesa del ricorrente ed asseritamente non adeguatamente valutate dalla Corte di Appello è idonea ad intaccare la correttezza della sentenza impugnata.

Per mera completezza va ribadito che, in tema di circolazione stradale, il reato di cui all’art. 189, commi 6 e 7, cod. strada è configurabile nei confronti dell’utente della strada coinvolto nel sinistro, pur se non responsabile dello stesso, in quanto T’incidente”, che è comunque ricollegabile al suo comportamento, assume il valore di antefatto non punibile idoneo ad identificare il titolare di una posizione di garanzia al fine di proteggere gli altri utenti coinvolti dal pericolo derivante da un ritardato soccorso (Sez. 4, n. 52539 del 09/11/2017 ud.-dep. 17/11/2017 Rv. 271260 – 01).

3. Parimenti le ultime due doglianze, concernenti il trattamento sanzionatorio, sono infondate, considerato che non denunciano né un’erronea applicazione di legge né una lacuna, contraddizione o illogicità della motivazione, ma si limitano a richiedere la determinazione della pena, quantificata già nel minimo edittale, in misura ancora più mite.

4. In conclusione, il ricorso va rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma dell’art. 52 D.Lgs. n. 196/2003, in quanto imposto dalla legge.

 

note

[1] Cass. sent. n. 29837/20 del 28.10.2020.


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