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Scandali in Vaticano: ecco la verità del Papa

30 Ottobre 2020 | Autore:
Scandali in Vaticano: ecco la verità del Papa

Corruzione nella Chiesa: in un’intervista esclusiva all’Adnkronos Francesco spiega cosa intende fare. E parla della sua solitudine e dei rapporti con Benedetto XVI.

Un’intervista esclusiva di Papa Francesco all’agenzia di stampa Adnkronos: proprio nel momento in cui la Chiesa cattolica appare più debole e spaccata da corruzioni e dissidi interni, il pontefice decide di raccontare la sua verità in un colloquio con il giornalista Gian Marco Chiocci.

Molti e impegnativi i temi affrontati: i rapporti con il papa emerito Benedetto XVI, i recenti scandali finanziari del Vaticano, le divisioni che attraversano il mondo cattolico. Il Papa non si sottrae alle domande dell’intervistatore: spiega, racconta ed entra nei particolari, alcuni del tutto inediti. E non sono poche le rivelazioni di Francesco stamattina, durante l’incontro riservato che avviene a tu per tu con il giornalista in una «stanza spoglia (due sedie, un tavolo e un crocifisso)» nei palazzi vaticani.

La corruzione nella Chiesa

Il primo argomento affrontato è il più attuale e il più spinoso, perché riguarda gli episodi di corruzione nella Chiesa venuti alla luce in queste settimane e che hanno portato alle dimissioni forzate del potente Cardinale Becciu e all’arresto della sua consulente, Cecilia Marogna. Speculazioni all’estero, investimenti immobiliari, conti correnti blindati, bonifici opachi, che ben poco si addicono allo spirito evangelico ed ai messaggi di povertà che Francesco aveva lanciato sin dall’inizio del suo pontificato.

A quanto emerge sinora dalle indagini, addirittura l’obolo di San Pietro, che raccoglie le offerte dei fedeli al Papa per sostenere le missioni di carità, è stato sottratto ed impiegato in affari per nulla trasparenti.

Francesco non si tira indietro, non minimizza il fenomeno e ammette: «Purtroppo la corruzione è una storia ciclica, si ripete. È un male antico, che si tramanda e si trasforma nei secoli. Poi arriva qualcuno che pulisce e rassetta, ma poi si ricomincia in attesa che arrivi qualcun altro a metter fine a questa degenerazione».

Il Papa sembra intenzionato a fare piazza pulita dei corrotti, a partire dagli ecclesiastici della Curia vaticana: «il Vicario di Cristo fa quel che nessuno ha mai avuto la forza di fare per una Chiesa che sia davvero una casa di vetro, trasparente, com’era quella delle origini, votata agli ultimi, al popolo. In una Chiesa per i poveri, più missionaria però, non c’è spazio per chi si arricchisce o fa arricchire il suo cerchio magico indossando indegnamente l’abito talare».

La soluzione di Francesco è drastica, ma si richiama direttamente al Vangelo: «Il Signore chiede di scegliere: o segui Dio o segui il denaro. Lo ha detto Gesù, non è possibile andare dietro a entrambi». Promette vita dura, quindi, a quei «personaggi di vario tipo e spessore, ecclesiastici e tanti finti amici laici della Chiesa, hanno contribuito a dissipare il patrimonio mobile e immobile non del Vaticano ma dei fedeli».

Nonostante questi fenomeni di corruzione «innegabile», Francesco ricorda che «la Chiesa è stata sempre una casta meretrix, una peccatrice. Diciamo meglio: una parte di essa, perché la stragrande maggioranza va in senso contrario, persegue la giusta via». Così «la Chiesa è e resta forte ma il tema della corruzione è un problema profondo». Francesco sembra seriamente intenzionato a risolverlo.

Sul come farlo, cioè su come «estirpare la malapianta della corruzione» Bergoglio afferma che «non ci sono strategie particolari, lo schema è banale, semplice, andare avanti e non fermarsi, bisogna fare passi piccoli ma concreti. Per arrivare ai risultati di oggi siamo partiti da una riunione di cinque anni fa su come aggiornare il sistema giudiziario, poi con le prime indagini ho dovuto rimuovere posizioni e resistenze, si è andati a scavare nelle finanze, abbiamo nuovi vertici allo Ior, insomma ho dovuto cambiare tante cose e tante molto presto cambieranno», promette.

I rapporti con Benedetto XVI

Un altro problema di Francesco riguarda i rapporti con il suo predecessore, Benedetto XVI. Le “malelingue” parlano di contrasti tra il papa regnante ed il papa emerito, ed in effetti talvolta emerge una profonda differenza di vedute tra i due pontefici, com’è emerso di recente con le aperture di Francesco alle unioni civili, sulle quali Ratzinger aveva sempre avuto una posizione rigida: Francesco dice sì alle coppie gay, rompendo una tradizione secolare di chiusura e rifiuto della Chiesa a questo tipo di rapporti tra persone dello stesso sesso.

Nell’intervista di oggi, Francesco rivela la parte intima dei rapporti con Benedetto: «io non ho fatto altro che raccogliere il testimone di Papa Benedetto, ho continuato la sua opera». E accenna anche alla famosa scatola di documenti che Ratzinger gli consegnò nel 2013 al momento dell’avvicendamento: «Qui dentro c’è tutto – disse -, ci sono gli atti con le situazioni più difficili, io sono arrivato fino a qua, sono intervenuto in questa situazione, ho allontanato queste persone e adesso…tocca a te».

Oggi, Francesco sottolinea questa linea di continuità, e non di contrapposizione, con Benedetto: quando il giornalista gli chiede dei dissapori e diversità di vedute e gli chiede: c’è del vero? «Il Santo Padre si prende qualche secondo e poi sorride: Benedetto per me è un padre e un fratello, per lettera gli scrivo filialmente e fraternamente».

I rapporti sono costanti: «Lo vado a trovare spesso – dice Papa Francesco – e se recentemente lo vedo un po’ meno è solo perché non voglio affaticarlo. Il rapporto è davvero buono, molto buono, concordiamo sulle cose da fare. Benedetto è un uomo buono, è la santità fatta persona. Non ci sono problemi fra noi, poi ognuno può dire e pensare ciò che vuole. Pensi che sono riusciti perfino a raccontare che avevamo litigato, io e Benedetto, su quale tomba spettava a me e quale a lui».

Il Papa è solo?

Quella di oggi è una Chiesa difficile da governare, attraversata da lotte intestine e malversazioni. Un ambiente forse ostile ad un Papa che promette di fare «una lotta pubblica e senza sconti al malaffare vaticano». Francesco è sostenuto dalla folla dei fedeli, ma all’interno dei palazzi apostolici sembra «osteggiato da un nemico invisibile».

Il Papa è solo? Gli chiede senza mezzi termini l’Adnkronos. La reazione raccontata da Gian Marco Chiocci è eloquente: «Francesco inarca le sopracciglia, allarga lentamente le braccia cercando al contempo lo sguardo del suo ospite. Sono secondi interminabili».

E poi risponde: «Sarà quel che il Signore vuole che sia. Se sono solo? Ci ho pensato. E sono arrivato alla conclusione che esistono due livelli di solitudine: uno può dire, mi sento solo perché chi dovrebbe collaborare non collabora, perché chi si dovrebbe sporcare le mani per il prossimo non lo fa, perché non seguono la mia linea o cose così, e questa è una solitudine diciamo… funzionale. Poi c’è una solitudine sostanziale, che non provo, perché ho trovato tantissima gente che rischia per me, mette la sua vita in gioco, che si batte con convinzione perché sa che siamo nel giusto e che la strada intrapresa, pur fra mille ostacoli e naturali resistenze, è quella giusta».

Le paure del Papa

Il giornalista non si accontenta e insiste ancora, chiedendogli: «Ma il Papa ha paura? La replica stavolta è più ponderata. Il silenzio sembra non finire mai, sembra in attesa di trovare le parole giuste». Poi, raccolti i pensieri, arriva la risposta: «E perché dovrei averne? Non temo conseguenze contro di me, non temo nulla, agisco in nome e per conto di nostro Signore. Sono un incosciente? Difetto di un po’ di prudenza? Non saprei cosa dire, mi guida l’istinto e lo Spirito Santo, mi guida l’amore del mio meraviglioso popolo che segue Gesù Cristo. E poi prego, prego tanto, tutti noi in questo momento difficile dobbiamo pregare tanto per quanto sta accadendo nel mondo».

Il rinnovamento della Chiesa

Francesco sottolinea ancora che «ci sono stati esempi di malaffare, di tradimenti, che feriscono chi crede nella Chiesa». E ammette di non sapere se vincerà o no questa battaglia di pulizia e rinnovamento della Chiesa, ma prosegue su questa strada: «So che devo farla, sono stato chiamato a farla, poi sarà il Signore a dire se ho fatto bene o se ho fatto male». Quanto agli esiti, dice con un sorriso: «Sinceramente non sono molto ottimista però confido in Dio e negli uomini fedeli a Dio».

Le critiche a Papa Francesco

Intanto, però, bisogna fare i conti con le continue critiche al suo operato, che spesso giungono anche da cardinali e arcivescovi. Qui, Papa Bergoglio appare sereno e dice: «Criticare il Papa non significa essergli contro»; anche se – prosegue – le critiche non ti lasciano bene. A nessuno piacciono, specie quando sono schiaffi in faccia, quando fanno male se dette in malafede e con malignità».

Però «Le critiche possono essere costruttive, e allora io me le prendo tutte perché la critica porta a esaminarmi, a fare un esame di coscienza, a chiedermi se ho sbagliato, dove e perché ho sbagliato, se ho fatto bene, se ho fatto male, se potevo fare meglio. Il Papa le critiche le ascolta tutte dopodiché esercita il discernimento, capire cosa è a fin di bene e cosa no. Nella critica devo trovare ispirazione a fare meglio».

Il prossimo Papa

Chi verrà dopo Francesco? Molti sperano in un pontefice restauratore della tradizione, che archivi presto questa “parentesi scomoda” aperta da Bergoglio con le sue discusse aperture di rinnovamento. Ma sul “toto-papa” Francesco si mostra ironico e rivela: «Anche io ci penso a quel che sarà dopo di me, ne parlo io per primo».

Intanto, riguarda la sua salute e fa capire che intende sedere sul trono di Pietro ancora a lungo: «Recentemente mi sono sottoposto a degli esami medici di routine, i medici mi hanno detto che uno di questi si poteva fare ogni cinque anni oppure ogni anno, loro propendevano per il quinquennio io ho detto facciamolo anno per anno, non si sa mai».

L’incontro termina, e la chiosa dell’intervistatore riassume così il contenuto dell’intero colloquio: «Diceva San Francesco che un solo raggio di sole è sufficiente a cancellare milioni di ombre. Nella stanza improvvisamente vuota la luce di speranza dell’unico papa che ha preso il nome dal fraticello d’Assisi resta incredibilmente accesa. E per un istante con l’oscurità del virus si spegne anche il buio del peccato dei consacrati del Signore».



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