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Caf e patronato: quali differenze

1 Gennaio 2021 | Autore:
Caf e patronato: quali differenze

A chi bisogna rivolgersi per una pratica fiscale o previdenziale? L’assistenza è sempre a pagamento o ci sono delle procedure gratuite?

Avrai avuto bisogno qualche volta di un aiuto per espletare una pratica burocratica: il 730 da compilare, la dichiarazione Isee da richiedere, il calcolo dei contributi che hai versato per sapere a che punto sei con la pensione, un bonus che ti spetta ma che non sai come ottenere. Avrai anche sentito che in casi come questi puoi appoggiarti ad un patronato o al Caf. E ti sarai chiesto se uno vale l’altro, cioè se sono la stessa cosa chiamata con nomi diversi. Non è proprio così: tra Caf e patronato, quali differenze ci sono allora?

In effetti, spesso – e impropriamente – vengono scambiati l’uno con l’altro. Eppure, hanno una natura diversa. In linea di massima (poi entreremo nel dettaglio), il Caf è un centro di assistenza fiscale: da qui deriva il suo nome. Il patronato, invece, si occupa prevalentemente di pratiche legate alla previdenza o alle indennità erogate dallo Stato (disoccupazione, bonus, pratiche di infortunio, ecc.), anche se può espletare delle pratiche fiscali.

Vale la pena, dunque, di vedere meglio che cosa sono, quali servizi offrono e quali differenze esistono tra Caf e patronato.

Caf: cos’è e a che serve?

Come accennato, il Caf è un centro di assistenza fiscale. Quindi, come indica il suo nome, ha lo scopo di assistere i contribuenti negli adempimenti fiscali, come ad esempio la dichiarazione dei redditi o il modello Isee.

Il Caf può essere a sé stante o far parte di un patronato o di un sindacato. Infatti, l’assistenza fiscale può essere svolta da:

  • un’organizzazione sindacale con almeno 50mila iscritti;
  • un sostituto d’imposta con almeno 50mila dipendenti;
  • un’associazione costituita in patronato con almeno 50mila iscritti.

Caf: quando bisogna pagare?

Alcuni servizi offerti dal centro di assistenza fiscale sono gratuiti, altri a pagamento. Viene fatta a titolo gratuito la trasmissione di modelli precompilati, poiché ci pensa lo Stato a corrispondere al Caf una determinata cifra.

Vengono invece svolti a pagamento alcuni servizi come:

  • la compilazione della dichiarazione dei redditi;
  • il calcolo e la dichiarazione Imu e Tasi;
  • la dichiarazione Isee;
  • le visure catastali e ipocatastali;
  • la registrazione di un contratto di locazione;
  • la gestione del rapporto con i lavoratori domestici (colf o badanti);
  • le pratiche di successione;
  • le volture;
  • la richiesta della firma digitale o dello Spid;
  • la richiesta dell’indennità di maternità.

Il costo varia se il richiedente è iscritto o meno al Caf.

Patronato: cos’è e a che serve?

A differenza del Caf, il patronato è un ente riconosciuto dal ministero del Lavoro per offrire ai cittadini dei servizi gratuiti per quanto riguarda soprattutto le pratiche previdenziali e di pensione. Il patronato può avere al suo interno un Caf, cioè un centro di assistenza fiscale alle condizioni di cui abbiamo parlato prima.

Patronato: quando bisogna pagare?

Tuttavia, dal 2018, il patronato svolge alcuni servizi a pagamento. Perché? Per rispondere a questa domanda, occorre fare un passo indietro.

Come si diceva, il patronato è stato creato come ente di supporto gratuito al cittadino. Era finanziato con i soldi dello Stato, quindi chi aveva bisogno di una determinata pratica non doveva pagare nulla. Poi, però, come spesso succede, le casse pubbliche hanno iniziato ad erogare meno soldi e, di conseguenza, i patronati si sono visti costretti a svolgere certe pratiche in cambio di un compenso.

Ad ogni modo, ci sono ancora tante procedure che il patronato svolge a titolo gratuito, ovvero l’assistenza per:

  • la pensione di invalidità;
  • l’assegno di inabilità o il suo rinnovo;
  • la pensione anticipata (quota 100), di vecchiaia o di anzianità;
  • la pensione complementare;
  • la pensione ai superstiti;
  • le ricostituzioni di pensioni per supplemento o per contributi pregressi;
  • la pensione privilegiata;
  • la pensioni per ciechi e sordomuti;
  • la pensione di guerra;
  • la malattia professionale o la sua revisione;
  • il danno biologico o la sua revisione;
  • l’infortunio non denunciato;
  • il diritto alla rendita;
  • la rendita a superstiti di titolari o non titolari di rendita;
  • il primo pagamento o il prolungamento dell’indennità temporanea;
  • la causa di servizio;
  • l’equo indennizzo e la sua revisione;
  • le affezioni da emoderivati;
  • la pensione o l’assegno di invalidità civile;
  • le indennità di comunicazione e di frequenza;
  • l’assegno e la pensione sociale;
  • l’indennità di accompagnamento;
  • il permesso di soggiorno ed il suo rinnovo;
  • il ricongiungimento familiare.

Sono, invece, a pagamento quelle pratiche che non vengono rimborsate dallo Stato, ovvero:

  • la domanda e l’autorizzazione per l’assegno al nucleo familiare;
  • le dimissioni per chi deve andare in pensione;
  • la procedura online per il rilascio della Certificazione unica;
  • l’invio online delle richieste di bonus bebè, bonus mamma e bonus asili;
  • l’invio all’Inps della richiesta di congedi o permessi;
  • la richiesta all’Inps o all’Inail di cure termali;
  • l’autorizzazione per versamenti volontari di contributi;
  • il riconoscimento dell’handicap grave ai sensi della Legge 104/92;
  • il rimborso di spese di viaggio o di farmaci;
  • la richiesta dei ratei della tredicesima di un lavoratore defunto;
  • la richiesta dell’estratto contributivo;
  • la richiesta dell’indennità di disoccupazione Naspi.


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