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Indennità sostitutiva del preavviso: cos’è?

1 Gennaio 2021
Indennità sostitutiva del preavviso: cos’è?

Il recesso dal rapporto di lavoro deve essere esercitato nel rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo di settore.

Il mercato del lavoro è una realtà dinamica, in continua evoluzione. Ogni giorno, migliaia di persone vengono assunte e iniziano una nuova avventura professionale e altrettante decidono di lasciare il proprio posto di lavoro oppure vengono licenziate.

La società si sta evolvendo rapidamente verso schemi nuovi, in cui il vecchio concetto del posto fisso per tutta la vita è sempre meno attrattivo e i lavoratori cercano costantemente una maggiore soddisfazione sia sul piano professionale che su quello economico.

Dal punto di vista tecnico, per poter recedere dal rapporto di lavoro occorre rassegnare le dimissioni. Tuttavia, non si può decidere di mollare il proprio posto di lavoro dall’oggi al domani poiché occorre rispettare il periodo di preavviso. In caso contrario, il datore di lavoro può trattenere l’indennità sostitutiva del preavviso. Cos’è questo emolumento? Si tratta di una somma di denaro che corrisponde alla retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore nel periodo di preavviso che non è stato rispettato.

Preavviso contrattuale: cosa si intende?

La legge [1] permette alle parti del contratto di lavoro di recedere dallo stesso nel rispetto del periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo applicabile. Ciò significa che se il lavoratore decide di dimettersi per cogliere una nuova opportunità professionale non può lasciare il suo attuale posto di lavoro in tronco, con effetto immediato, ma deve comunicare la fine del rapporto con un certo anticipo.

Stessa regola si applica in caso di licenziamento.

Il recesso di una parte dal contratto di lavoro, infatti, mette l’altra parte in una condizione di difficoltà. Il preavviso serve proprio a dare all’altra parte il tempo di riorganizzarsi alla luce della imminente uscita della controparte dalla relazione contrattuale.

Preavviso contrattuale: i casi di esclusione

In alcuni casi, tuttavia, le parti possono recedere dal contratto di lavoro senza rispettare il preavviso contrattuale. Ciò avviene, in particolare, in caso di [2]:

  • licenziamento per giusta causa: il datore di lavoro decide di licenziare il dipendente a causa di un suo grave inadempimento che non consente la prosecuzione, nemmeno momentanea, del rapporto di lavoro. Basti pensare al lavoratore colto a rubare merce aziendale o a danneggiare gli apparecchi della società;
  • dimissioni per giusta causa: in questo caso, il lavoratore decide di dimettersi non per una propria scelta volontaria ma a causa di un grave inadempimento del datore di lavoro. Basti pensare all’azienda che non paga gli stipendi o ai casi di demansionamento o molestie sessuali sul lavoro.

Inoltre, il preavviso non deve essere rispettato in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In tale fattispecie, infatti, non c’è un recesso unilaterale da parte di uno dei contraenti ma una decisione corale di porre fine al rapporto contrattuale.

Quanto dura il preavviso?

Per quanto concerne la durata del preavviso, non esistendo una misura fissa applicabile a tutti i rapporti di lavoro, occorre verificare cosa prevede in merito il Ccnl di riferimento, con specifico riguardo alla singola posizione da considerare.

Usualmente, i Ccnl prevedono delle tabelle in cui indicano la durata del preavviso sulla base di una serie di fattori, come:

  • anzianità di servizio del lavoratore;
  • livello di inquadramento.

Inoltre, molti Ccnl prevedono che i termini di preavviso non decorrono dalla data della comunicazione di recesso ma dal giorno 1 o 16 del mese.

Indennità sostitutiva del preavviso: cos’è?

Il rispetto del periodo di preavviso è necessario se si vuole evitare di subire una penalizzazione economica. La legge prevede, infatti, che la parte recedente che non rispetta il preavviso contrattuale debba erogare all’altro contraente un’indennità di mancato preavviso pari alla retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore durante il preavviso (non rispettato). Tale somma è, dunque, dovuta sia dal datore di lavoro che licenzia il dipendente in spregio al periodo di preavviso sia dal lavoratore che si dimette senza rispettare il preavviso.

L’indennità sostitutiva del preavviso deve essere calcolata [3] assumendo, come base di computo:

  • la retribuzione fissa erogata al lavoratore;
  • ogni somma corrisposta a titolo non occasionale;
  • la media dei bonus e dei premi produzione erogati negli ultimi 36 mesi.

Dal calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso sono, invece, sempre escluse le somme erogate a titolo di mero rimborso spese.


note

[1] Art. 2118 cod. civ.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Art. 2121 cod. civ.


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